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REFERENDUM 23 Maggio Mag 2015 1157 23 maggio 2015

Nozze gay, in Irlanda vincono i sì con il 62,1%

Matrimoni omo, è pioggia di consensi al referendum: 62,1%. Il ministro per le Pari opportunità: «Fiero del risultato». Boldrini: «Ora da noi le unioni civili»

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Sì, lo voglio. Le coppie gay irlandesi potranno presto dirlo davanti all'altare. Per ora sono stati gli elettori a scriverlo dentro le urne. È infatti un sì quello che l'Irlanda ha dato al referendum sull'introduzione dei matrimoni omosessuali. A favore ha votato il 62,1%, mentre i no si sono fermati al 37,9%. L'affluenza a livello nazionale è stata del 60,5%.
OLTRE IL 60% DI CONSENSI. Secondo i dati pubblicati dal quotidiano Irish Times i favorevoli alle nozze gay a Dublino e nelle altre città hano toccato punte di oltre il 70%.
«Ho assistito allo spoglio in zone dove si pensava avrebbero vinto i no, e persino lì i sì erano in maggioranza», ha detto il primo il ministro per le Pari opportunità Aodhan O'Riordain, uno dei primi a confermare il risultato positivo. «Penso che i sì vinceranno», ha detto alla Reuters dopo la chiusura delle urne.

L'Irlanda diventa così il primo Paese al mondo a legalizzare i matrimoni omosessuali tramite un referendum. A renderlo possibile sono stati i cittadini irlandesi confluiti in massa a votare. Giovani, anziani, di destra e di sinistra. Tutti i partiti dello schieramento politico irlandese hanno superato la questione ideologica e hanno messo sì sulla scheda. Importanti sono stati anche i contributi alla causa di testimonial d'eccezione come quello del primo ministro Enda Kenny e della star irlandese Paul David Hewson, ovvero Bono degli U2.
ININFLUENTE IL NO DELLA CHIESA. L'unica a opporsi è stata la Chiesa irlandese, che però si è limitata a predicare il proprio dissenso solo tra i fedeli durante le omelie. Il clero non ha organizzato nessuna campagna antireferendum come è successo in altri Paesi, consapevole forse della sensibilità verso questa tematica manifestata da tutti gli irlandesi.
Ora grazie al voto di 3,2 milioni di aventi diritto al voto, compresi migliaia di irlandesi che si sono registrati all'ultimo minuto o sono ritornati dall'estero per votare, l'Irlanda si aggiunge agli altri 21 Paesi che in tutto il mondo hanno aperto ai matrimoni tra omosessuali.
DETERMINANTE IL VOTO DEI GIOVANI. E rimane comunque il primo ad averlo fatto con una consultazione popolare, che ha permesso anche ai più giovani di partecipare a un evento storico. Sono stati infatti circa 66 mila i giovani che hanno aggiunto i loro nomi nei registri elettorali nelle ultime settimane, portando il numero dei votanti della fascia 18-25 anni a circa 400 mila, ritenuta decisiva per la vittoria dai sostenitori del matrimonio gay.

A farne una questione nazionale fondamentale sono stati soprattutto gli espatriati, che sono tornati in massa per votare sì e hanno avviato una campagna di sensibilizzazione attraverso i social network. Su YouTube (vedi video) sono centinaia i video di testimonianza postati da cittadini irlandesi che vivono all'estero e che hanno deciso di mettersi in viaggio per tornare a casa e votare sì ai matrimoni omosessuali.
Intorno all'hashtag #HomeToVote si è formato un consenso trasversale: «It's not a referendum. It's a social revolution», (non è un referendum, è una rivoluzione sociale), hanno twittato i cittadini, che sino a 20 anni fa vivevano in un Paese dove l'omosessualità era un reato.
E ora anche chi non ci vive più ha mostrato il proprio orgoglio per la vittoria dei sì. «This is why I love the Irish and the Irish Diaspora in the U.S», (questo è il motivo per cui amo gli irlandesi e la diaspora irlandese negli Stati Uniti), ha scritto Claire Lee mostrando una foto di connazionali che dal Golden Gate bridge di San Francisco, la città simbolo della lotta per i diritti degli omosessuali, hanno mostrato un cartello con la scritta: 'Noi non possiamo farlo, siate voi il nostro sì'.

E ora l'esempio irlandese potrebbe essere uno stimolo per quei Paesi dove ancora il matrimonio gay non è previsto. O quelli come l'Italia dove non c'è neppure una regolamentazione delle unioni civili. Nella serata del 23 maggio, la presidente della Camera Laura Boldrini, ha commentato i risultati del referendum: «Dall'Irlanda una spinta in più. È tempo che anche l'Italia abbia una legge sulle unioni civili. Essere europei significa riconoscere i diritti».

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