Alessandro Criscuolo Consulta 150312150858
SCONTRO 23 Maggio Mag 2015 0930 23 maggio 2015

Pensioni, Consulta si difende: «Ineccepibili sulla sentenza»

La replica a Padoan: «Regole rispettate. Il ministero avrebbe dovuto darci i dati».

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Alessandro Criscuolo, presidente della Consulta.

Lite tra governo e Corte costituzionale sulle pensioni. Dopo i rilievi del ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan («avrebbe dovuto valutare i costi e interagire di più con l'esecutivo») la Consulta difende la bontà del suo operato.
«Eravamo e siamo sereni. La Corte, come sempre, ha giudicato secondo coscienza e secondo le regole», ha affermato in una intervista a Repubblica, il presidente Alessandro Criscuolo, che aggiunge: «Non ho nessuna ragione di coltivare una polemica con il ministro Padoan. Ma dare per scontato che la Corte dovesse acquisire i dati prima di decidere sulle pensioni mi sembra che non risponda all'attuale disciplina che regola il funzionamento della Consulta».
«OPERIAMO COME GIUDICI». «D'altra parte», prosegue Criscuolo, «acquisire questi dati a cosa doveva condurre? Forse all'accertamento del numero delle pensioni coinvolte? O sarebbero dovuti servire per formare il nostro convincimento? Ma tutto questo non corrisponde alla natura della Corte costituzionale, che opera come un giudice, e quindi non ha la possibilità di aspettare dati che, a tuttora, mi sembrano incerti, perché non si sa qualche sia l'entità del cosiddetto buco determinato dalla sentenza».
«IL GOVERNO POTEVA TRASMETTERE I DATI ALLA CORTE». «Se il ministero dell'Economia aveva a cuore i dati sulle pensioni», aggiunge Criscuolo, «poteva trasmetterli alla Corte». «Il principio della sentenza - fa anche sapere - dovrebbe valere per tutte le pensioni, ma specialmente per quelle più basse».
Sul perché abbia fatto pendere l'ago della bilancia dalla parte della bocciatura della legge Monti, Criscuolo spiega: «Mi è sembrato che ci fosse una violazione degli articoli 36 e 38 della Costituzione, nei quali si garantisce al lavoratore, fra l'altro, il diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro». L'articolo 81 che garantisce il principio dell'equilibrio di bilancio? «Questo principio», replica, «effettivamente è stato costituzionalizzato, ma non spetta alla Corte garantirlo, bensì ad altri organi dello Stato».

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