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OUTSIDER 24 Maggio Mag 2015 1030 24 maggio 2015

Ciudadanos, l'ascesa politica dei renziani spagnoli

Via il Senato. Tutele crescenti. Primarie. Il liberale Rivera è il Matteo di Spagna. Ma sulla corruzione è inflessibile. Alle elezioni di dicembre può prendere il 20%.

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Albert Rivera.

La ragazza di Madrid che sorseggia il cocktail sui Navigli dice: «Sono tutti corrotti, ma non si può neanche dare credito al populismo di Podemos».
È a lei che si rivolge Albert Rivera, il presidente di Ciudadanos e nuovo astro nascente della politica spagnola.
Veste Hugo Boss, piace agli imprenditori e con la sua faccia pulita - niente barba alla moda - è già stato definito «il genero che tutte le mamme vorrebbero».
ADDIO BIPOLARISMO. A 35 anni è pronto a correre come leader dei liberali alle elezioni politiche di dicembre 2015, già destinate a segnare una cesura storica nella politica spagnola: la fine del tradizionale bipartitismo tra socialisti e popolari e l''affermazione dei due partiti nati dalle ferite della crisi finanziaria.
«VOTATE CON LA TESTA». Rivera la chiama una «Spagna diversa» quella che ha smesso di dare un assegno in bianco ai 'partiti della corruzione'.
E che dopo essersi indignata, potrebbe ora scegliere «di votare con la testa».
Laureato in diritto costituzionale, entrato in politica a 27 anni come candidato anti-indipendentista alla presidenza dell'autonomia di Catalogna, a dicembre 2014 il giovane rampante ha lanciato Ciudadanos a livello nazionale.
È TRA IL 15 E IL 20%. Le ricerche di opinione lo danno tra il 15-20% delle preferenze a livello nazionale.
Una cifra che lo eleva a possibile alleato di governo per qualsiasi partito che dovesse uscire vincente dalle urne a fine anno.
«Molti mostrano la loro rabbia dicendo che voteranno per Podemos, ma non sono completamente convinti», hanno osservato i sondaggisti di Metroscopia.
UN'AGENDA RENZIANA. Le elezioni del 24 maggio, nelle quali gli spagnoli sono chiamati a rinnovare 13 amministrazioni regionali su 17 e 8mila comuni, sono il primo vero test dei rapporti di forza tra Psoe, Pp e la sinistra di Podemos. Ma diranno anche se la Spagna si è lasciata affascinare dalla agenda apparentemente renziana di Rivera, fatta di primarie, riforma o abolizione del Senato, eliminazione dei contratti a tempo determinato e introduzione del contratto a tutele crescenti.

La sua prima apparizione? Nudo sui manifesti elettorali

I manifesti elettorali con Rivera nudo.

La prima apparizione di Rivera sulla scena politica è difficile da dimenticare: campeggiava nudo sui manifesti elettorali.
«Era la nostra prima campagna», ha spiegato al Guardian, «e per un nuovo partito è molto difficile farsi notare».
L'escamotage funzionò e il partito ottene tre seggi nel parlamento catalano, triplicati a nove nel 2012.
E oggi non ha nessun bisogno di strategie mediatiche per guadagnare i riflettori: i media iberici lo descrivono come l'ago della bilancia degli equilibri politici nazionali.
DIALOGO CON SANCHEZ. Il leader dei Cittadini si definisce di centrosinistra, dice di ispirarsi a John Fitzgerald Kennedy e di essere pronto a dialogare con i socialisti di Pedro Sanchez.
Il programma ufficiale del partito si rifà alla tradizione del progressismo liberale e della socialdemocrazia, cita la tradizione dei lumi, il predominio della ragione sui sentimenti.
IN DIFESA DELLA CLASSE MEDIA. Mette al primo posto le libertà individuali e le coniuga con il rafforzamento dei diritti sociali.
Il suo obiettivo dichiarato è conquistare, difendere e far crescere la classe media spagnola.
«Il problema della Spagna non è il suo prodotto interno lordo, ma lo stato della sua classe media, anche in Arabia Saudita cresce il Pil», ha dichiarato Rivera al Financial Times.

La proposta: reddito minimo, ma Iva più alta sui consumi di base

Il pullman di Ciudadanos in campagna elettorale.

A stendere il programma economico del movimento Rivera ha chiamato Luis Garcano, stimato professore della London School of Economics e fondatore del blog di economia più seguito della penisola iberica, un Tito Boeri spagnolo.
Le proposte che si leggono sul sito del partito vanno dall'introduzione del reddito minimo per lottare contro i nuovi working poors (i lavoratori che non raggiungono un livello sufficiente di entrate mensili), a misure per attirare o riportare in Spagna le imprese innovative.
Ma non mancano ricette scomode, come la riforma del sistema pensionistico in senso contributivo e la rimodulazione dell'Iva, cioè l'aumento dell'imposta sul consumo dei beni primari e il taglio su quelli culturali.
TOH, LE TUTELE CRESCENTI. Spiccano idee che sembrano copiate dall'agenda (teorica) di Renzi: «Eliminazione dei contratti a tempo determinato» e l'introduzione di un «contratto a tutele crescenti», con un vasto programma di decontribuzioni fiscali per le aziende che assumono a tempo indeterminato.
MIGRANTI, NO AL POPULISMO. Nessun cedimento al populismo sull'immigrazione: distribuzione dei flussi a livello europeo, facilitazione per i ricongiungimenti famigliari, accordi con i Paesi di origine in cambio dell'impegno a togliere dazi commerciali sull'export spagnolo.
EDUCAZIONE SESSUALE A SCUOLA. E appaiono coerentemente liberali anche le ricette proposte in campo etico ed educativo.
Nella Spagna del centrodestra cattolicissimo, Ciudadanos prevede l'introduzione dell'insegnamento della storia delle religioni e dell'educazione sessuale nelle scuole e la depenalizzazione dell'aborto durante le prime 12 settimane.
STATO-REGIONI DA RIVEDERE. L'identità culturale, è il principio ribadito nel programma, non può diventare ideologia politica.
Un messaggio controcorrente rispetto alla tradizione delle autonomie spagnole che Ciudadanos promette di difendere ma contemporaneamente di riformare, riorganizzando il sistema di competenze e cooperazione tra Stato e Regioni.
ABOLIZIONE DEL SENATO. Tra i cambiamenti istituzionali, il movimento di Rivera propone un'altra misura renzianissima: «La riforma del Senato, e nel caso non si potesse riformare verrà abolito».
E nel capitolo della rigenerazione democratica spunta l'introduzione delle primarie come strumento di selezione dell'intera classe politica.

La differenza col centrosinistra italiano: rifiuto del garantismo

Il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy e Pedro Sanchez.

La differenza più marcata tra Ciudadanos e la tradizione del centrosinistra italiano sta però nel rifiuto del garantismo.
I liberali iberici propongono un decalogo radicale: fuori dalla politica tutti gli indagati per reati di corruzione e frode alla Pubblica amministrazione, responsabilità sussidiaria dei partiti nei casi di reati compiuti dai loro membri.
NIENTE SOLDI DALLE IMPRESE. E ancora: divieto di finanziamento dei partiti da parte delle imprese, stretta sui prestiti bancari ai partiti, divieto di donazioni a tutti i dirigenti di enti pubblici, espulsione di funzionari e politici che abbiano mentito sui loro curricula, introduzione di organi di controllo sui candidati e i membri per tutti i partiti e trasparenza sui bilanci.
E infine pene triplicate per i reati di corruzione.
La cronaca, però, si allontana dai principi.
CACCIATI 600 IMPRESENTABILI. Con il successo di consensi, Ciudadanos si è ritrovato a dover 'ripulire' le liste per le Regionali da candidati impresentabili: falangisti di estrema destra e condannati hanno provato a infiltrarsi nel partito della capitale.
«Ne abbiamo espulsi circa 600», hanno dichiarato i dirigenti.
Ma il nuovo movimento è destinato a gestire altre contraddizioni.
Le ricerche di opinione indicano che strapperebbe voti soprattutto ai delusi del centrodestra di Mariano Rajoy.
E allora Ciudadanos dovrà scegliere se farsi condizionare dai suoi elettori o rispettare un'agenda liberale e progressista insieme.

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