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INTERVISTA 24 Maggio Mag 2015 1800 24 maggio 2015

Don Luca Favarin: «Sull'immigrazione l'Ue è criminale»

Accoglienza insufficiente. Eurodeputati strapagati. Emergenza strumenalizzata. Don Luca, prete di Padova: «A Bruxelles polemiche dannose. E la compassione?».

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Più che a un prete, Don Luca Favarin di Padova sembra un figlio dei fiori.
Quando l’hanno presentato al pubblico Diego (Zoro) Bianchi di Gazebo e Sandro Ruotolo di Servizio Pubblico ci hanno scherzato sopra.
No, l’abito non fa il monaco.
Ma a parte il look (religiosamente nessuna tonaca, ma spesso e volentieri una sciarpina arcobaleno) decisamente giovanile per un uomo di 43 anni, Don Luca è senz’altro un prete sui generis.
IL DON GALLO VENETO. Solare e scanzonato (anche nel linguaggio), questa specie di Don Gallo veneto non la manda a dire, soprattutto ai politici che mettono i bastoni tra le ruote dell’accoglienza ai profughi.
Dopo aver lavorato nelle carceri e per varie Onlus, soprattutto in Sudan e nel Corno d’Africa, Don Luca ha creato la Onlus Percorso Vita.
QUATTRO SEDI SUI COLLI. Originariamente specializzata nel combattere la tratta delle donne africane, questa organizzazione con sede a Padova si sta occupando a pieno ritmo di ospitalità per i rifugiati e ha ora quattro sedi sparse sui Colli Euganei e un centro in città.
Spesso obiettivo di pesanti attacchi verbali quando gira per Padova, Don Luca ha accettato di buon grado l’ordinanza del sindaco leghista Massimo Bitonci sui controlli nelle case private che ospitano profughi.
Provvedimento nato dopo che la signora Patrizia Ferro ha fatto ‘scandalo’ accogliendo a casa sua sei profughi.

Don Luca Favarin ospite di Servizio Pubblico.


DOMANDA. Come giudica l’ordinanza Bitonci?
RISPOSTA. In realtà non dice nulla: è normale prassi controllare chi vive stabilmente in una casa in qualsiasi parte d’Italia.
D. Allora cosa non va?
R. È tutto il can can strumentale e mediatico che c’è dietro che mi fa arrabbiare. Un modo come tanti altri per mettere in cattiva luce i profughi e quindi l’idea di accoglienza.
D. Sta dicendo che il sindaco di Padova poteva farsi i fatti suoi?
R. Dico che questa ordinanza non aggiunge o toglie assolutamente nulla.
D. Quale dovrebbe essere la funzione dei politici sull’emergenza profughi?
R. Ben diversa da quella di un questore o di un prefetto che si occupano dei normali problemi di ordine pubblico e che lo fanno pure bene. I politici devono aiutare a risolvere il problema.
D. Sì, ma come?
R. Alcuni vengono pagati 18 mila euro al mese come eurodeputati a Bruxelles per occuparsi anche di questo, non per inutili se non dannose strumentalizzazioni politiche o, peggio, elettorali. Questa è la vera criminalità.
D. È un problema solo di leghisti? Cosa propone la candidata dem in Veneto Alessandra Moretti?
R. Non molto, a essere onesti.
D. Salvini parla di grossi problemi di criminalità legata ai profughi che circolano Padova. È la verità?
R. Tutte balle. Padova la sera è una città deserta, sembra quasi morta. Al massimo puoi vedere degli assembramenti di stranieri alla stazione. Ma questo avviene in tutte le città italiane.
D. Insiste spesso sulla storia individuale, spesso drammatica, dei profughi.
R. Sì, questo è molto importante. A volte si tende a considerarli con freddezza, come fossero dei semplici numeri.
D. Quindi lei esige rispetto per gli immigrati?
R. Esatto: è proprio questo che manca. E dal rispetto nasce la compassione.
D. Che differenza c'è tra i suoi centri di accoglienza e quelli di detenzione dove vengono ammassati i profughi?
R. Noi lavoriamo molto sul dare a loro non solo da mangiare e da dormire. Li portiamo in questura per il rinnovo regolare del permesso di soggiorno, ma li portiamo anche in gita.
D. Lei ripete spesso che si sentono molto soli, isolati.
R. Sì. Uno dei modi migliori per permettere loro di superare i traumi che hanno subito è offrire amicizia.
D. Alle origini dell’ostilità nei loro confronti c'è la crisi economica del Paese?
R. Sì, questo è un classico. Il disagio economico porta molte persone a rifarsi sui più deboli.
D. Ci sono forze che si muovono in direzione contraria a xenofobia e razzismo?
R. Certo, la prova più recente è quel che è avvenuto a Padova venerdì 15 maggio. La fiaccolata promossa dal sindaco è risultata un buco nell’acqua.
D. Cos'è successo?
R. Molti movimenti, compresi preti e suore, hanno promesso una grossa dimostrazione pacifica anti-fiaccolata. Il sindaco deve aver capito che la sua era una posizione di minoranza.
D. Il sindaco era davvero spaventato dalla possibile presenza dei black bloc?
R. È stato un falso allarme con risvolti comici. Tra i partecipanti al corteo pacifico c’erano ragazzi incappucciati, subito additati come dei black bloc. In realtà si stavano solo proteggendo dalla pioggia.
D. Come giudica la politica dell’Unione europea sugli sbarchi?
R. Ci sono dei grossi problemi, a cominciare dai numeri. Il limite di 20 mila persone l’anno da accogliere non rispetta la realtà del flusso di migranti.
D. Cosa suggerirebbe, concretamente?
R. Va potenziata la cooperazione internazionale nei Paesi di origine e va risolta la questione Libia. Altrimenti è tutto tempo perso.
D. A monte del problema pensa che si possa fare qualcos’altro?
R. Cambiare i rapporti di forza economici nei Paesi in via di sviluppo in modo che molti non saranno più costretti a lasciare la propria casa per sopravvivere.
D. Anche dove c'è la guerra?
R. L’Occidente dovrebbe lavorare per correggere gli errori che hanno dato origine a quei conflitti: dalla Somalia alla Siria e alla Libia.
D. Come viene visto lei dall’establishment cattolico?
R. Con una tolleranza democristiana.
D. Quindi spesso si trova più vicino ai movimenti?
R. Sì. E ironicamente a molte persone dichiaratamente laiche, se non addirittura atee.
D. Cosa vi unisce?
R. Quello che noto in molta di questa gente è gioia, in contrapposizione alla rabbia triste di molti che si oppongono ai profughi.
D. Ha mai pensato di abbandonare i voti?
R. Assolutamente no.
D. Perché?
R. Semplice: ciò che sto facendo segue quello che predica da sempre il Vangelo.

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