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BALLOTTAGGIO 24 Maggio Mag 2015 0900 24 maggio 2015

Polonia, le carte dell'outsider Duda per vincere ancora

Questione ucraina. Paura della Russia. Pensioni e temi sociali. Così il candidato di destra attacca Komorowski al secondo turno. Con demagogia e moderazione.

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da Cracovia

Andrzej Duda stringe le mani ai suoi sostenitori.

Poche cifre possono spiegare una paura che in altre nazioni europee è difficile da comprendere: 3,7 milioni di euro è il costo delle sei torri di osservazione alte 50 metri che la Polonia vuol costruire lungo i 200 chilometri di confine Nord-orientale con l'enclave russa di Kaliningrad.
Sono 38 mila i cittadini che il ministero della Difesa conta di richiamare entro il 2016 per esercitazioni militari in vista della modernizzazione del corpo dei riservisti; del 13% è stata la crescita delle spese militari polacche nel 2014 e +20% è quella prevista per il 2015, secondo uno studio dell'istituto Sipri.
FANTASMI DAL PASSATO. Il pericolo viene da oriente. E la Polonia rivede i fantasmi del passato.
Da quando Mosca si è annessa la Crimea, le rassicurazioni degli alleati non bastano più.
Varsavia mette mano alla cassa e porta al 2% del Prodotto interno lordo (Pil) gli esborsi per il settore militare.
Nella lista della spesa: 32 elicotteri da battaglia e 70 da trasporto, 97 droni, 20 unità di contraerea, un centinaio di carri armati e mezzi corazzati, qualche nave per la marina e missili da crociera.
In 10 anni gli investimenti previsti per il solo riammodernamento dell'apparato militare ammonteranno a 32 miliardi di euro.
LA RUSSIA FA PAURA. Bastano questi numeri a comprendere come il dibattito politico polacco sia stato negli ultimi mesi quasi completamente assorbito da una sola questione: la paura della Russia.
Ed è su questo tema, prima di ogni altra considerazione, che si è consumata la sorpresa elettorale del 10 maggio, giorno del primo turno delle Presidenziali, quando dal lotto degli 11 candidati sono emersi i due che devono partecipare al ballottaggio di fine mese, Bronislaw Komorowski e Andrzej Duda.
Il secondo è lo sfidante e parte in vantaggio. Il presidente uscente, che appena qualche mese fa era convinto di ottenere la riconferma in carrozza, deve inseguire.
CORDE NAZIONALISTE. E il timore di Mosca è un argomento sul quale Duda e il partito Diritto e giustizia sanno trovare le corde giuste: corde nazionaliste, ma efficaci.
Tanto più che il governo deve scontare il ridimensionamento del suo ruolo nella partita diplomatica ucraina, da quando i due alleati della prima fase - Francia e Germania - hanno chiesto gentilmente all'ex ministro degli Esteri della Polonia Radoslaw Sikorski di farsi da parte, perché Putin non gradiva.
FALLIMENTO DIPLOMATICO. Varsavia non ha più voce in capitolo nei negoziati e Duda ha oggi gioco facile a rinfacciare il fallimento della diplomazia polacca, così come a rinvangare la vicenda del disastro aereo di Smolensk (nella quale morì l'ex presidente Lech Kaczynski) che il suo partito non ha mai smesso di considerare un attentato ordito dal Cremlino.

La rimonta di Komorowski? Complessa

Il candidato presidente della Polonia Bronislaw Komorowski in campagna elettorale.

Ma quello russo non è il solo aspetto ad aver determinato il cambio di posizioni all'interno del derby fra le destre polacche, quella più liberale ed europeista di Piattaforma civica (Po) e quella più conservatrice ed euroscettica di Diritto e giustizia (Pis).
Anzi, i motivi sono tanti. E questo rende più complessa la rimonta di Komorowski.
RICAMBIO SCARSO. C'è sicuramente una certa stanchezza nella compagine che è al governo da quasi 8 anni e il ricambio politico, dopo il trasferimento di Donald Tusk a Bruxelles, non è stato un successo.
Il partito è diviso in correnti, il nuovo premier Ewa Kopacz fatica a imporsi, gli scontenti sono troppi e non fanno squadra.
In più Komorowski ha condotto una campagna elettorale spenta, convinto di poter riconquistare il mandato senza grandi sforzi.
IL CONSENSO ERA AL 60%. All'inizio sembrava proprio così: il consenso sul suo operato superava il 60%, tanto che gli esponenti di spicco di Diritto e giustizia si erano tenuti in disparte, lanciando nella mischia Duda, classe 1972, una breve esperienza come sottosegretario alla Giustizia nel governo di Jaroslaw Kaczynski e un presente confinato al parlamento europeo.
PENSIONI PUNTO DEBOLE. Ma il giovane avvocato si è giocato con grinta il ruolo di outsider, incalzando il presidente sui temi sociali e aggredendo una delle riforme più importanti dell'era Tusk, quella dell'età pensionistica, portata da 65 a 67 anni.
In verità di riforme ce ne vorrebbero altre, per evitare che l'indubbio miracolo economico polacco si riduca a una breve stagione di successo.
TROPPO LEGATI ALLA GERMANIA. La produzione industriale dipende troppo dall'export tedesco e frena quando in Germania le commesse dalla Cina rallentano.
I salari stanno crescendo e, se da un lato ne approfitta il mercato interno, dall'altro ne risente il binomio finora vincente 'forza produttiva qualificata-basso costo del lavoro'.

La Polonia ora deve reinventare la struttura economica

Donald Tusk, ex premier polacco.

Un'altra dipendenza eccessiva è quella dai finanziamenti europei (70 miliardi di euro dal 2007 al 2013) che hanno rappresentato il 50% della crescita degli ultimi anni e sono serviti a costruire autostrade, porti e depuratori.
Quelli prossimo devono aiutare a modernizzare il sistema ferroviario, però per la Polonia è arrivato il momento di reinventare la propria struttura economica e tentare il definitivo salto di qualità.
La ricetta degli esperti è privatizzare, ma le politiche liberiste si scontrano oggi con la stanchezza crescente dei cittadini.
ABBASSAMENTO DEI TONI. Anche su questo terreno Duda sembra avere le carte più utili, almeno in campagna elettorale.
Le sta usando con demagogia, anche se sta cercando di abbassare i toni e presentarsi come un candidato più moderato.
La partita del ballottaggio si gioca tradizionalmente al centro e, in fondo, il distacco tra i due contendenti è in un pugno di voti.
IL 20% DI KUKIZ CHI VOTA? La gara è aperta, nessuno azzarda previsioni. Ci sono in ballo gli elettori che hanno votato l'ex cantante rock Pawel Kukiz (20%, un'altra sorpresa di queste elezioni) attirati dalla sua campagna anti-establishment: non si sa chi preferiranno e neppure se andranno a votare.
Komorowski deve recuperare i tanti astenuti al primo turno, gran parte iscritti nelle liste delle regioni occidentali, roccaforti del suo partito. E deve farsi venire in mente qualcosa di meglio che accusare il proprio avversario di radicalismo.
RISCHIO INSTABILITÀ POLITICA. Comunque vada, è iniziato il dopo-Tusk. La coabitazione che si inaugurerebbe con la vittoria di Duda potrebbe gettare il Paese in una fase di instabilità politica.
E con le elezioni politiche fissate in autunno, il clima fra i partiti non è destinato a rasserenarsi. L'onda lunga della crisi ucraina non cessa di destabilizzare il fianco orientale dell'Unione europea.

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