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GUIDA 25 Maggio Mag 2015 1642 25 maggio 2015

Elezioni regionali, gli scenari politici del 31 maggio

Sfida campana Caldoro-De Luca. Veneto feudo leghista. Mina Civati in Liguria. Toscana, Puglia, Marche e Umbria prede renziane. Cosa può succedere al voto.

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Al voto, al voto!
Nell'ultima settimana di campagna elettorale la sfida entra nel vivo.
I big hanno dismesso la tuta e sono entrati in campo.
Domenica 31 maggio 2015 un pezzo (consistente) d'Italia torna alle urne per le elezioni amministrative e regionali.
LEADER ALLA PROVA DI FUOCO. E l'appuntamento si è già trasformato in un enorme banco di prova per i leader nazionali.
Matteo Renzi, Silvio Berlusconi, Matteo Salvini, Raffaele Fitto, Pippo Civati, Beppe Grillo, Nichi Vendola: sono questi i nomi che occupano le prime pagine dei giornali o i salotti dei talk show televisivi.
Programmi, promesse e intenzioni dei candidati governatori, invece, sono un pezzetto più indietro ai commander-in-chief dei rispettivi partiti o movimenti.
Lettera43.it ha provato a mettere un po' d'ordine. Per i lettori, ma soprattutto per gli elettori.

Regionali: cappotto renziano o ribaltone?

Il piatto più ricco è ovviamente quello delle elezioni regionali.
In campo per il rinnovo delle amministrazioni ci sono territori “pesanti” come Campania, Liguria, Toscana, Veneto, Puglia, Umbria e Marche.
Fino a poche settimane fa si parlava di cappotto del Partito democratico, ovvero di un possibile 7-0 per la squadra di Matteo Renzi, o di 6-1. Oggi, invece, tutto sembra tornato in bilico.
Gli scenari plausibili sono tre.
NETTO SUCCESSO RENZIANO. Centrosinistra-centrodestra 5-2: il Pd riconferma tutte le Regioni in cui già governa (Liguria, Toscana, Marche, Puglia e Umbria) e perde soltanto nel proibitivo Veneto e in Campania.
SCIVOLONE RENZIANO. Centrosinistra-centrodestra 4-3: il Pd vince comunque in più Regioni rispetto a Forza Italia-Lega, ma il solo fatto di perdere la Liguria rappresenterebbe la sconfitta del premier.
NETTO SUCCESSO A DESTRA. Centrosinistra-Centrodestra 3-4: se oltre a farsi sfuggire la Liguria i democratici dovessero soccombere anche nelle Marche, tenendosi stretto solo Umbria-Toscana-Puglia, si potrebbe parlare quasi di trionfo della destra (che si aggiudicherebbe così Veneto, Liguria, Campania e Marche).

1. Campania: De Luca contro Caldoro con l'ombra degli «impresentabili»

Il viaggio nello stivale del voto parte dalla piazza forse più calda di tutte, la Campania.
A contendersi la carica di presidente della Regione sono l'uscente Stefano Caldoro (sostenuto da Forza Italia, Nuovo centrodestra-Campania popolare, Fratelli d'Italia, la lista civica Caldoro presidente, Noi Sud, Popolari per l'Italia-Pri, Mai più la Terra dei Fuochi, Vittime della Giustizia e del Fisco e Lega Sud Ausonia), lo sfidante Vincenzo De Luca (Partito democratico, Davvero Verdi, Partito socialista italiano, Italia dei valori, Unione di centro, Centro democratico/Scelta civica, Campania libera, De Luca presidente, Campania in Rete e Il Sud), Valeria Ciarambino del Movimento 5 stelle, Salvatore Vozza di Sinistra ecologia e libertà, Marco Esposito della lista Mo' e Michele Giliberti di Forza nuova.
RENZI COL NASO TURATO. Il testa a testa è ovviamente Caldoro-De Luca: l'ex sindaco di Salerno è decaduto per l'incompatibilità con il ruolo di vice ministro dei Trasporti ricoperto durante il governo Letta.
Lo “sceriffo” lucano, sostenitore di Renzi dal 2013, ha vinto le primarie contro il bassoliniano Andrea Cozzolino, ma non è mai stato il “preferito” del premier. Anzi.
E anche la presenza di alcuni “impresentabili” nelle liste di appoggio alla sua candidatura hanno fatto storcere il naso al segretario del Pd, che comunque continua a sostenerlo.


SILVIO NON AMA CALDORO. Pure Silvio Berlusconi non stravede per Caldoro, che in cinque anni di governo della Regione non ha lasciato il segno. Ma comunque non lo ha abbandonato nella sua corsa.
Chi spera invece di approfittare degli scivoloni dei due “big” è la grillina Ciarambino, anche se le chance di vittoria sembrano davvero poche.
UN DERBY NAZIONALE. Proprio per le polemiche di questa tornata, in Campania più che in altre zone in cui si vota il derby è diventato nazionale: chiunque la spunterà consegnerà la vittoria al leader che avrà saputo “sgrassare” meglio l'immagine del proprio candidato.

2. Liguria: Toti spera nello sgambetto di Civati ai renziani

Nella sfida ligure c'è tutto il senso di quello che potrebbe essere la politica nazionale da qui ai prossimi mesi, se non addirittura ai prossimi anni.
SINISTRA SPACCATA. Forza Italia ha schierato il braccio destro del Cavaliere, Giovanni Toti, mentre la sinistra si presenta totalmente spaccata: da un lato la candidata renziana Raffaella Paita, che alle primarie ha sbaragliato il concorrente Sergio Cofferati anche grazie all'appoggio di personaggi che fino a qualche mese fa erano organici al centrodestra, e dall'altro il sindaco di Bogliasco, deputato ex dem di rito civatiano, Luca Pastorino, che ha convogliato su di sé le attenzioni e le benevolenze di tutta la sinistra che ruotava attorno al Pd, ma che con Renzi non vuole avere più niente a che fare.


TRE POSSIBILI SCENARI. Questa divisione potrebbe tradursi in un pericoloso rosicchiamento di voti per la fedelissima dell'uscente Claudio Burlando, aprendo tre scenari: la vittoria di Toti, la vittoria monca della Paita, che pur essendo arrivata prima avrebbe pochi numeri per governare il Consiglio regionale, una vittoria convincente.
Nei primi due casi civatiani e pezzi di ex Pci avrebbero i numeri (e le ragioni politiche) di dare vita a una creatura anti-renziana.
PIPPO RISCHIATUTTO. Se si verificasse la terza ipotesi, invece, Berlusconi sarebbe costretto dai suoi a rivedere le scelte sui vertici del partito, mentre l'ex socio di rottamazione, Pippo Civati, nel frattempo uscito dal Pd, si avvierebbe su un prematuro viale del tramonto politico a soli 40 anni, mentre la vecchia guardia sarebbe costretta ad alzare bandiera bianca contro Renzi.

3. Veneto: l'ariete Moretti per sfondare il muro imperforabile della Lega

Non ha voluto sentir ragioni: si è candidata alle primarie, le ha vinte, ha lasciato lo scranno a Strasburgo (conquistato meno di un anno fa dopo aver lasciato quello di Montecitorio) e sta provando con tutte le forze a giocare una partita, che se dovesse vincere, sarebbe a dir poco epica.
Si tratta di Alessandra Moretti, bersaniana purosangue folgorata però sulla via del renzismo, che ha lanciato il guanto di sfida al fortissimo governatore uscente, il leghista salviniano Luca Zaia.
SCISSIONE NEL CARROCCIO. La Lega è alle prese con la scissione interna del dissidente Flavio Tosi, che potrebbe fungere da ago della bilancia se la candidata del Pd riuscisse a recuperare un po' di quella polvere che stando agli ultimi sondaggi pubblicabili Zaia le sta facendo mangiare.


ZAIA KO? SALVINI A CASA. Renzi si è speso anche in prima persona per la Moretti, mentre Salvini ha addirittura cacciato il sindaco di Verona Tosi per non disturbare il suo governatore: se il Pd dovesse dunque spuntarla per il segretario del Carroccio sarebbe un inaspettato, quanto clamoroso, avviso di sfratto da via Bellerio.
E a recapitarglielo di sicuro sarebbe Umberto Bossi o qualcuno della vecchia guardia che non ha gradito i cambiamenti apportati dalla nuova gestione.

4. Puglia: il treno Emiliano e la spallata fittiana al Cav

Un'altra sfida che ha un sapore piuttosto diverso dalla “semplice” competizione per il governo regionale è quella della Puglia.
Il democratico Michele Emiliano dovrebbe spuntarla senza patemi d'animo. Tanto è vero che Renzi dalle parti di Bari non si è fatto vedere.


NAZARENO DELLA DISCORDIA. Mentre è nel centrodestra che si è aperta una ferita lacerante: Raffaele Fitto ha mollato Silvio Berlusconi e Forza Italia dopo mesi di contestazioni, prima per il Patto del Nazareno e ora per la scelta del Cavaliere di passare dal sostegno a Raffaele Schittulli a quello per Adriana Poli Bortone.
L'europarlamentare (più il Ncd locale e Fratelli d'Italia) è rimasto sul primo candidato, mentre Fi ha virato sulla ex ministra e sindaco di Lecce.
QUALE FUTURO PER LA DESTRA? Chi prenderà più voti in Puglia poi li farà pesare un domani non troppo distante. Quando si dovrà parlare di riunificazione del centrodestra.

5. Toscana: Bulgaria renziana nonostante il 'non fedelissimo' Rossi

Nessun problema dovrebbe avere, invece, l'uscente governatore della Toscana, Enrico Rossi, che pur non essendo renziano è stato comunque riconfermato dal segretario nazionale del Pd, che spera così di riportarlo in un alveo più dialogante.
I numeri in Regione ci sono, anche perché ormai si parla della Toscana come una nuova «Bulgaria renziana».


FORZA ITALIA, POCHE CHANCE. Poche chance ma tanto impegno per il candidato di Forza Italia, Stefano Mugnai.
Praticamente nulle, infine, le possibilità di incidere per gli altri contendenti.

6. Marche: la “giravolta” di Spacca, da sinistra a destra

Ha destato estremo scalpore la scelta del candidato uscente, Gian Mario Spacca, di candidarsi ancora per la Regione Marche.
Non perché fosse uno scandalo, ma perché lo ha fatto con Forza Italia e il centrodestra, dopo aver governato per anni con la casacca del centrosinistra.


IL PD SCHIERA CERISCIOLI. Il motivo? Non era d'accordo con la gestione del partito da parte di Renzi. Per lavare l'onta il Pd ha schierato in campo Luca Ceriscioli, che potrebbe anche scalzare l'esperto competitor da Palazzo Li Madou.

7. Umbria: la missione dem è dimenticare Perugia

Dopo la débâcle del 2014 a Perugia, il centrosinistra ha l'obbligo morale di vincere e riconfermarsi alle Regionali in Umbria, dove i candidati in totale sono otto.


RICCI PER FI-LEGA. Il Pd punta tutto sul governatore uscente Catiuscia Marini, mentre Forza Italia e il centrodestra si affidano a Claudio Ricci, sindaco di Assisi, appoggiato anche dalla Lega Nord.
In corsa, anche se con un distacco notevole, pure il pentastellato Andrea Liberati.

Nelle Comunali tanti duelli 'nazionali': occhi su Venezia

In tutto sono 1.060 i Comuni i cui Consigli vanno rinnovati domenica 31 maggio: 512 di questi fanno parte di regioni ordinarie e 548 di Regioni a Statuto speciale.
I Comuni capoluogo di provincia chiamati alle urne sono 20, e tra questi le partite più avvincenti sono quelli di Venezia e Aosta.


LA SFIDA DI CASSON IN LAGUNA. Soprattutto in Laguna è interessante capire cosa riuscirà a fare il senatore civatiano Felice Casson (rimasto però nel Pd) contro Luigi Brugnaro del centrodestra e il candidato leghista, Gian Angelo Bellati.
L'ex magistrato è chiamato a far dimenticare lo scandalo dell'arresto del suo predecessore, Giorgio Orsoni, finito in manette nell'ambito dell'inchiesta sulla corruzione per il Mose.

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