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INTERVISTA 25 Maggio Mag 2015 0800 25 maggio 2015

Luigi Crespi: «L'anti-Renzi? C'è già e vi dico chi è»

Del Nord. Estraneo ai partiti. Comunicatore. Il sondaggista Crespi fa l'identikit: «Lo sfidante esiste, ma non sa di esserlo. Matteo però ce lo terremo 20 anni».

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Ha mischiato il faccione di Silvio Berlusconi con le barzellette sul 'Pupone' Francesco Totti.
Ha trasformato i sondaggi (con le mitiche bandierine di Emilio Fede) in un’arma per spaventare gli indecisi.
Ai suoi “candidati” di destra ha messo in bocca parole di sinistra.
Ma adesso Luigi Crespi - sondaggista e 'ricercatore di idee per la comunicazione' (come si definisce su Twitter), l’uomo che più di altri ha trasformato l’ex Cavaliere nel simbolo della politica spettacolo - è smarrito di fronte alla situazione attuale.
«RENZI? CE LO TERREMO A LUNGO». «Ormai con i miei clienti mi pongo l’unico dubbio se la mia intelligenza meriti davvero di essere utilizzata per le emergenze altrui... Nel caso contrario, lascio. E l’ho fatto».
Di più, vede barlumi di logica soltanto nel renzismo, perché «l’ex sindaco di Firenze ce lo terremo a lungo. Nel bene e nel male».
«TUTTO È LIQUIDO E NULLA SCORRE». Ma se gli si chiede di guardare a quello che c’è intorno al premier, ammaina bandiera bianca: «È difficile fare un’analisi in una fase storica come quella attuale dove tutto è liquido e nulla scorre. Soprattutto non possiamo osservare la realtà con le categorie sociologiche lineari usate finora. La cosa ci può portare a grandi errori, ad alterare quello che ci circonda».

Il sondaggista Luigi Crespi. © Imagoeconomica

DOMANDA. Chi vince alle prossime regionali?
RISPOSTA. Il voto non ha più una componente ideologica: non c’è più appartenenza e anche l’interesse singolo ha una valenza minore. È, come lo definiscono i sociologi, una materia di consumo, di acquisto, d’impulso.
D. Almeno il Pd regge?
R. Alle ultime elezioni europee ci siamo ritrovati con un Partito democratico al 40%. Con un corpo elettorale che ha una composizione sociologica e antropologica totalmente diversa da quello che aveva il Pc o i suoi eredi.
D. Cosa significa?
R. Che dietro questo successo c’è stata soprattutto la capacità di Renzi di capire che il voto, essendo la politica diventata mercato, è un prodotto molto spesso last minute, se non last second, determinata da impulsi e fattori prettamente economici.
D. Non le piace questa politica?
R. Viviamo un ciclo di stagnazione, che dura da moltissimo, ma dovrebbe finire presto. Almeno questo c’è da sperare, guardando ai flussi della storia.
D. Cos'è cambiato rispetto al passato?
R. Oggi il messaggio conta più dei contenuti. Le cose non valgono per quelle che dovrebbero valere. C’è molta approssimazione, molto dilettantismo. Non si sa fare più selezione.
D. Un quadro disfattista.
R. Abbiamo una politica dove anche la contrapposizione è meccanica, perché non legata su reali questioni. Prenda come si sceglie lo staff: non sulla base della qualità, ma sulla piena e cieca fiducia. Con l’appartenenza che viene prima della competenza.
D. Non è che le imprese siano meglio dei partiti...
R. Prendiamo un fenomeno come quello della moda: non c’è stato un ricambio industriale, come se quella eccezionale storia dovesse spegnersi con la fine dei grandi.
D. Il ragionamento vale anche per altri settori?
R. Lo stesso è avvenuto con la musica. Datemi un autore nato dopo i De Gregori, i Conte, i Guccini, i Jovanotti. Datemi un giovane che sappia ricreare certe emozioni. Chi è Fedez? Ma se oggi i ragazzi li racconta ancora meglio Vasco Rossi. E sono uno che sente l’hip hop!
D. E la comunicazione?
R. Resiste, ha ancora un cervello italiano. Però gli spot fanno cagare, imitano gli americani.
D. Allora mancano i maestri?
R. In politica, ma non solo, gli anziani sono il tappo. Berlusconi non si offenda, ma è un tappo, perché non ha creato le condizioni per un ricambio. La vecchia Dc, il Pci, il Psi erano una fucina di talenti.
D. L'Italia ne risente?
R. Abbiamo perso anche la capacità di navigare. Siamo un popolo attonito, deluso, rancoroso, che, come dice il Censis, è impegnato a vomitare livore dai social e per questo non ha tempo per costruire un’alternativa.
D. Davvero è una condizione temporanea?
R. È una legge fisica. Perché i cambiamenti tra le diverse ere sono, per loro natura, transitori. Ma sempre la fisica ci insegna e ci anticipa che ora dobbiamo riempire i vuoti.
D. Come?
R. Ora è chiaro per avere successo si deve lavorare, studiare sodo e non puntare al 6 politico. Devi ripetere alla noia le stesse cose perché soltanto questo dà esperienza.
D. Lei non fa un po’ di autocritica?
R. Tutto quello che mi sono inventato è superato. Ogni giorni mi fanno pelo e contropelo, subiscono umiliazioni in Rete, il vero luogo di confronto della società moderna. Soltanto l’umiltà mi mantiene competitivo.
D. Renzi è un parvenu?
R. No, non lo è affatto. È estremamente abile, cinico, conosce troppo bene gli strumenti della comunicazione e per questo ha una vis comunicativa molto spiccata.
D. Difetti?
R. Non ha saputo costruire una struttura capace di consolidare i passaggi che ha fatto. Rischia di spegnersi... Detto questo, Renzi sarà uno dei personaggi che scandiranno la politica italiani dei prossimi 20 anni. Nel bene e nel male.
D. L’Italia però vuole un anti-Rrenzi.
R. Il problema che non ci sarà l’anti-Renzi fino a quando Renzi stesso avrà deciso che questo ruolo deve essere interpretato da Berlusconi. Il quale, chiaramente, è l’ombra di se stesso.
D. Come sarà il suo sfidante?
R. L’esperienza ci insegna che la figura dell’anti-Renzi c’è già. Anche se nemmeno lui sa di esserlo.
D. Identikit?
R. Non può essere uno che viene dal Centro e dal Sud Italia. Deve essere una figura estranea alla politica dei partiti, un uomo pulito, di successo, dalla vita intensa e capace di usare i mezzi di comunicazione.
D. Un nuovo Berlusconi, un Monti, un Corrado Passera...
R. Ah Passera... ha fatto tutto bene tranne la comunicazione: se avesse forza Passera...
D. Non si vergogna?
R. Neanche un po’. Perché io nella mia vita ho fatto tutto quello che un uomo possa fare per vergognarsi. Ma l’ho fatto con stile, senza ipocrisie e non per i soldi. Infatti non ho una lira.

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