Andrzej Duda Nuovo 150525122009
PERSONAGGIO 25 Maggio Mag 2015 1218 25 maggio 2015

Polonia, l'outsider Duda ora fa paura all'Unione europea

Euroscettico. Nazionalista. Ostile alla Russia. Ma non se si tratta di fare affari. L'avvocato prende la presidenza polacca. E minaccia il governo. Europa in ansia.

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da Varsavia

A pochi minuti dalla mezzanotte del 24 maggio, le urla di gioia di alcuni sostenitori di Andrzej Duda si rincorrevano di fronte al palazzo presidenziale di Varsavia.
Nella strada semideserta, fra poliziotti assonnati e turisti di passaggio, le grida di giubilo si alternavano a brani dell'inno nazionale cantati a squarciagola e a strilli di «Komorowski è morto».
A un'ora e mezza dai primi exit poll, l'esito delle urne era già scontato: Duda, candidato della destra nazional-conservatrice di Diritto e giustizia (Pis), è il nuovo inquilino di Krakowskie Przedmieście 26/28 per i prossimi cinque anni.
DUDA BATTE KOMOROWSKI. Troppo ampio il divario di sei punti percentuali fra i due candidati alla carica di capo di Stato rilevato all'uscita dai seggi per essere colmato. Lo spoglio dei voti reali, che si conclude nella serata del 25 maggio, può solo ridurre la forbice fra i contendenti. Non l’esito della sfida.
L’impronosticabile è accaduto: il semisconosciuto avvocato 43enne Duda, scelto a sorpresa dal navigato Jarosław Kaczyński come candidato di Pis alle presidenziali, ha sconfitto il presidente uscente Bronisław Komorowski, esponente della destra moderata e liberale al governo di Piattaforma civica (Po).
SMENTITI I SONDAGGI. Eppure, non più tardi un mese fa i sondaggisti stimavano il consenso di Komorowski in calo ma ancora al 45% e quello di Duda in lieve crescita ma sotto al 30%. Di fatto, però, già dopo il primo turno le quotazioni dell'esponente di Pis erano in netta ascesa, grazie al 34,8% dei voti a fronte del 32,2% raccolto da Komorowski.
Decisiva per le sorti del duello è risultata la bassa affluenza alle urne (55,5%) e, soprattutto, la volontà di molti polacchi giovani e anziani di esprimere un voto di protesta. Non a caso, il 17 maggio scorso un candidato indipendente e apartitico come il cantante rock Paweł Kukiz aveva ottenuto il 20,8% dei consensi.
Voti in gran parte confluiti su Duda al secondo turno e aggiuntisi a quelli provenienti dagli elettori dei quattro candidati di estrema destra sconfitti.

Il curriculum: rapporto privilegiato con i gemelli Kaczyński

Andrzej Duda, nuovo presidente della Polonia.

Del neopresidente non si sa ancora molto. Nato a Cracovia nel '72, cattolico devoto, sposato con Agata e padre di Kinga, è avvocato e professore presso l'università Jagellonica della propria città natale.
Sino all'investitura ricevuta da Kaczyński nell'autunno scorso pochi in Polonia lo conoscevano, compresi gli elettori di Pis. Di certo l'esperienza politica di Duda è limitata.
Europarlamentare dal luglio 2014, deputato del Sejm polacco per tre anni e viceministro della Giustizia fra il 2005 e il 2008, è stato anche assistente dell'ex presidente della Repubblica Lech Kaczyński, scomparso nel 2010 nel disastro aereo di Smolensk.
LA STAMPELLA DEI FINANZIAMENTI UE. Ed è proprio ai gemelli Kaczyński, Lech prima e Jarosław poi, che Duda deve le proprie fortune politiche, tanto da essere stato a lungo additato dai suoi oppositori come un prestanome e un burattino. Critiche forse ingiuste ma che, all'indomani del trionfo del 24 maggio, Duda dovrà smentire coi fatti, dimostrando di sapere come affrontare in prima persona i problemi strutturali della nazione che hanno contribuito a sancire il crollo di Komorowski.
Le priorità non sono di poco conto. Prima fra tutte, il futuro di un'economia interna che ha saputo reggere agli anni di recessione assai meglio delle sue controparti europee, ma che si vedrà presto privare del prezioso contributo dei finanziamenti Ue.
UN PAESE A DUE VELOCITÀ. Un'iniezione di capitali pari a circa 70 miliardi di euro negli ultimi otto anni, capace di coprire metà degli investimenti in infrastrutture e opere pubbliche fra il 2007 e il 2014. Senza contare che il cosiddetto miracolo economico polacco non ha arrestato l'emigrazione all'estero dei giovani del Paese attratti da salari migliori e maggiori benefit sociali.
Di fatto, a dispetto di generosi fondi europei e degli investimenti esteri, oggi la Polonia resta un Paese a due velocità. Da una parte un ristretto numero di grandi centri urbani concentrati a Ovest della Vistola, dall'altra le regioni orientali più arretrate, prive di infrastutture adeguate e caratterizzate da una disoccupazione elevata. Ed è proprio in queste aree, tradizionalmente roccaforti di Diritto e giustizia che gli elettori hanno votato in stragrande maggioranza per Duda.

Le promesse: sgravi fiscali e abbassamento dell'età pensionistica

Il premier Ewa Kopacz e il presidente uscente Bronisław Komorowski.

Sinora il neopresidente ha promesso sgravi fiscali per le famiglie più numerose oltre a un abbassamento dell'età pensionistica, portata dal governo guidato da Piattaforma civica a 67 anni.
Un programma gradito a molti, ma che rischia di pesare e non poco sulle casse dello Stato. Per questo, Duda vorrebbe alzare le tasse per banche e multinazionali. Strategia che rischierebbe però di allontanare da Varsavia i copiosi investimenti esteri arrivati negli ultimi anni.
Legato a doppio filo al futuro dell'economia è inoltre il tema dell'adozione della moneta unica sul quale Varsavia ha sinora preferito glissare e che non sarà certo l'euroscettico Duda a incoraggiare.
ALLA SPESA MILITARE IL 2% DEL PIL. Non a caso il nuovo inquilino di Krakowskie Przedmieście 26/28 ha dichiarato che la Polonia non entrerà nell'euro «sino a quando il nostro standard di vita sarà inferiore a quello di tedeschi e olandesi».
Un altro punto centrale da considerare è il timore dell'espansionismo russo e, con esso, l'entità della spesa militare, oggi pari al 2% del Pil.
Il neopresidente è sì euroscettico, ma anche filoatlantico al punto da auspicare una presenza - stabile e massiccia - di truppe Nato e militari statunitensi sul suolo polacco per garantirne la sicurezza.
Non sorprende perciò che Duda e il suo partito siano antirussi, tanto da ritenere le cause del disastro aereo di Smolensk del 2010 coperte da una misteriosa cospirazione di Mosca.
LE CONTRADDIZIONI SU MOSCA. Tuttavia va anche detto che Duda ha dichiarato a più riprese di volere seguire il percorso intrapreso in ambito di riforme economiche da Viktor Orbán. E l'attuale premier ungherese è tutt'altro che un nemico di Mosca, come dimostrano i recenti accordi sulla fornitura di gas raggiunti con Putin nonché la sua presenza nella capitale russa in occasione del Giorno della Vittoria il 9 maggio scorso.
Sottigliezze, si dirà, ma anche un'evidente contraddizione nella linea politica del neopresidente. Il timore è che l'inesperienza di Duda ai tavoli del dialogo internazionale torni a isolare una Polonia che negli ultimi anni ha giocato un ruolo sempre più centrale a Bruxelles, come dimostra la nomina dell'ex premier Donald Tusk a presidente del Consiglio europeo.

Lo scenario: Piattaforma civica può perdere il governo

Ewa Kopacz ha preso il posto di Donald Tusk il 22 settembre 2014.

Nell'agenda presidenziale di Duda non troveranno invece posto alcuni temi che nella ancora prevalentemente cattolica Polonia restano tabù come la fecondazione in vitro, l'aborto e il riconoscimento di maggiori diritti civili a lesbiche e omosessuali.
Argomenti sui quali Komorowski e Po si sono mostrati assai meno oscurantisti rispetto a Duda e Pis ma che una vasta parte dell'opinione pubblica polacca si rifiuta persino di discutere.
Impensabile oggi ipotizzare in Polonia, non solo l'esito positivo, ma anche la stessa istituzione di un referendum sulle nozze fra persone dello stesso sesso come appena accaduto in Irlanda.
RISCHIO INSTABILITÀ. In ogni caso, quello che si è appena aperto, è per la Polonia un periodo di rinnovamento politico che rischia di fare rima con instabilità. Difficile se non impossibile trovare aperti sostenitori di Duda parlando con un qualsiasi cittadino della classe media di Varsavia, Cracovia, Poznan o Breslavia sino al 23 maggio.
Tuttavia non pochi fra i polacchi emigrati all'estero negli anni in cui Pis era al governo vedono nell'avvocato 43enne un neopresidente più credibile del suo predecessore Komorowski.
L'esito a sorpresa delle presidenziali promette di influenzare anche il voto delle elezioni parlamentari del prossimo ottobre. Un'occasione in cui i polacchi dovranno scegliere se rinnovare la fiducia accordata nel 2011 alla destra moderata e liberale di Piattaforma civica.
OCCHI PUNTATI SULLE PARLAMENTARI. C'è ora la concreta possibilità che l'ascesa della destra conservatrice, culminata nell'elezione di Duda, possa trovare conferma fra cinque mesi. Questo permetterebbe a Pis di scegliere anche il futuro premier, successore di quell'Ewa Kopacz - esponente di Po - che ora, con un capo dello Stato 'ostile', rischia di vedere la propria azione di governo fortemente limitata.
Per la Polonia sarebbe un ritorno al biennio 2006-2007 con un presidente della Repubblica e un primo ministro entrambi esponenti di Diritto e giustizia. Una svolta verso la destra nazionalista, che sarebbe un ritorno al passato e andrebbe di traverso all'Europa.

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