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MAMBO 25 Maggio Mag 2015 1614 25 maggio 2015

Sindacati e ribelli Pd, il vostro mito è Tafazzi

Una banda di masochisti senza idee per il presente e progetti per il futuro.

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Maurizio Landini e Susanna Camusso.

Non ci sono solo Berlusconi, Grillo e Salvini a tifare, legittimamente, per la sconfitta di Renzi e del Pd alle prossime regionali.
Un pezzo importante della sinistra, e dello stesso Partito democratico, si augura che il premier prenda una bella botta in testa. In prima fila in questa gara a chi la dice più grossa al presidente del Consiglio c’è, come ormai accade quasi sempre, il sindacato e la sua leader Camusso, sulla cui scia si è messa anche la leader della Cisl Furlan.
Lo schema proposto ai loro associati è che hanno di fronte un leader autoritario come dimostra persino il suo auspicio di sindacato unico. Che la formula usata da Renzi sia infelice, è cosa evidente. Che il senso del suo intervento andasse letto nella direzione dell’auspicio del sindacato unitario altrettanto.
DOPO LA RESISTENZA IL SINDACATO ERA UNICO. Ma noi, come ho già scritto, abbiamo a che fare con Confederazioni che hanno dimenticato se stesse, che sono guidate da poco talentuose commentatrici politiche (ridatemi Sofia Ventura!), invece che dalle eredi di Lama e Carniti.
Hanno persino dimenticato che il sindacato nasce, dopo la Resistenza, unitario, e all’epoca unico, e che l’unità fu l’obiettivo e il cruccio di generazioni di militanti e di dirigenti. Ma non ditelo alla Camusso che dirige la Cgil senza conoscerne il passato.
Sarebbe interessante discutere con questi nemici di Renzi, che sono fino a prova contraria nel suo stesso campo, e capire se hanno esaminato in concreto l’ipotesi di una sconfitta elettorale del premier alle prossime elezioni.
Berlusconi, come talvolta gli capita, l’ha detta giusta: dovrebbe fare come D’Alema che, dopo una sconfitta alle Regionali, lasciò il governo.
Procediamo lungo questa ipotesi. Renzi lascia il governo e Mattarella deve decidere se nominarne un altro o andare al voto. È difficile (e delittuoso) che questo presidente continui lungo la strada di governi non sostenuti dal voto elettorale. Inoltre parlare di governi tecnici, al tempo d’oggi, sarebbe una cosa che spingerebbe alla rivolta o alla risata. Si andrebbe così al voto dopo un drammatico confronto nel Pd sulle liste e quant’altro.
E SE RENZI PERDESSE LE ELEZIONI? Lo scontro elettorale credibilmente sarebbe fra Renzi e Grillo da un lato e Salvini dall’altro, a meno che a Berlusconi non riesca di rimettere insieme una “cosa” di destra, senza di lui, ma presentabile. La famosa sinistra Pd e sindacale avrebbe un partito che condurrebbe la sua campagna elettorale unilateralmente contro il Pd e Renzi, e contro quegli stessi esponenti dem, collocati all’ala sinistra, che aspirano a tornare in parlamento.
Se malgrado queste avverse condizioni, Renzi vincesse la partita, il suo ego trionferebbe ancora di più e davvero nessuno potrebbe più tenerlo a freno.
Se accadesse il contrario, e il fiorentino fosse sconfitto, a vantaggio di Grillo o di Salvini o del redivivo Berlusconi, dovremmo riflettere se quella sinistra tanto impegnata in questa opera possa essere ancora chiamata sinistra. Quando c'era quella vera, al di là dei suoi progetti, diversi e spesso cangianti, aveva chiaro in testa da dove veniva e dove voleva andare (formula antica).
Non si era mai vista una sinistra che non sapesse né l’una né l’altra cosa.
Cosa talmente strana che probabilmente i tour operator mondiali organizzerebbero viaggi in Italia, con più successo che per l’Expo di Milano.
Chi si perderebbe lo spettacolo di un mondo di masochisti che si danno selvaggiamente bottigliate sulla “gioielleria”?

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