Divorzio 150526172155
RIFORMA 26 Maggio Mag 2015 1706 26 maggio 2015

Divorzio breve, 7 cose da sapere

Tempi più stretti. Boom di richieste. Rischio caos nei tribunali. La nuova legge in pillole.

  • ...

Dal 26 maggio è più facile dirsi addio. Sono infatti entrate in vigore le nuove norme sul divorzio breve, dopo che la riforma è stata approvata dal parlamento lo scorso 22 aprile e poi pubblicata in Gazzetta ufficiale il 6 maggio.
PRIME RICHIESTE. L'esordio è stato timido, con le prime domande concentrate al Centro Nord, mentre al Sud i cittadini hanno chiesto soprattutto informazioni (con l'eccezione della Sicilia, 26 casi a Palermo).
MENO DIVORZI DAVANTI AI GIUDICI. I risultati di un monitoraggio del ministero della Giustizia mostrano che gli italiani sono meno propensi a ricorrere al giudice per decretare la fine del loro matrimonio, mentre crescono le coppie che preferiscono sia il Comune a sciogliere il loro vincolo.
Dai tempi più stretti al rischio caos per i tribunali, ecco sette cose da sapere sulla nuova legge.

1. Separazione consensuale in sei mesi

Non sono più necessari tre anni per divorziare, ma solo sei mesi se la separazione è consensuale. Serve un anno, invece, se si decide di ricorrere al giudice, indipendentemente dalla presenza o meno di figli. Le nuove procedure possono valere anche per chi ha una causa di divorzio già in corso.

2. Scioglimento della comunione legale

La comunione dei beni si scioglie quando il giudice autorizza i coniugi a vivere separati o al momento di sottoscrivere la separazione consensuale. Prima si realizzava solo con il passaggio in giudicato della sentenza di separazione.

3. Atteso un boom di richieste

Secondo alcune stime, sarebbero circa 200 mila i procedimenti pendenti che potrebbero approfittare delle regole più veloci. La legge, infatti, è retroattiva e riguarda almeno 300 mila coppie di separati.

4. Burocrazia lenta, inevitabile allungamento dei tempi

Secondo Gian Ettore Gassani, presidente nazionale dell'Associazione degli avvocati matrimonialisti italiani (Ami), nei casi di separazioni giudiziali «il termine di 12 mesi per proporre il divorzio è assolutamente ottimistico, conoscendo i tempi della giustizia italiana. Pertanto nelle procedure contenziose l'attesa resterà lunga, considerato che per chiedere il divorzio bisogna definire con sentenza la separazione».

5. Rischio di tribunali ingolfati

L'Ami prevede che nel 2015 ci sia «il doppio di richieste di divorzio: normalmente sono 50 mila procedimenti all’anno, ma dato che si sono create d’improvviso le condizioni per tanti che erano a metà percorso, ne arriveranno altrettante tra giugno e luglio».
I tribunali civili rischiano quindi di andare incontro a un ingolfamento con le nuove procedure che causerebbero diversi problemi alle cancellerie di tutta Italia.

6. Carenza di personale amministrativo

Gloria Servetti, presidente della sezione che si occupa di diritto di famiglia a Milano, ha lanciato l'allarme al Sole 24 Ore: «Questa riforma ci affosserà. Abbiamo calcolato che i 5 mila fascicoli, tra separazione consensuali e giudiziali, che trattiamo mediamente ogni anno potrebbero anche triplicarsi o quadruplicarsi. E margini per aumentare la produttività non ce ne sono: gli organici sono già al massimo dello sforzo», vista la carenza di personale soprattutto amministrativo.

7. Separazione obbligatoria e coppie di fatto: i punti contestati

La nuova legge ha già ricevuto alcune critiche dagli addetti ai lavori. Per l’avvocato matrimonialista Francesca Zanasi il limite è la persistenza della separazione obbligatoria per arrivare al divorzio: «Dovrebbe essere facoltativa o abolita, per approdare al divorzio diretto, come peraltro avviene già in molti Paesi europei».
Secondo Gian Ettore Gassani, presidente dell'Ami, adesso «urgono riforme non più a costo zero per il varo del tribunale della famiglia, che presuppone investimenti importanti». Inoltre «c’è ancora molto da fare per dare una dignità al nostro diritto di famiglia» e serve «una regolamentazione delle coppie di fatto etero ed omosessuali perché l'Italia resta l'unico Paese tra i grandi d'Europa a mantenere un diritto di famiglia assolutamente conservatore, molte volte in dispregio dei diritti fondamentali dell'uomo».

Articoli Correlati

Potresti esserti perso