Renzi Obama 150417105812
BASSA MAREA 26 Maggio Mag 2015 1851 26 maggio 2015

Europa, basta appoggiarsi alla stampella americana

In Medio Oriente e Russia non è più tempo di giocare di sponda. Gli Stati Uniti? Reticenti a fare da guida strategica in eterno.

  • ...

Barack Obama e Matteo Renzi.

L’Europa è sicura di poter contare all’infinito sulla guida strategica e militare americana? La reticenza del governo di Barack Obama ad assumersi nuovi oneri internazionali, militari e non, è solo uno dei segnali di una nuova era di cui molti europei stentano a rendersi conto perché, mediamente anziani, pensano più del dovuto in base agli schemi di ieri.
Il VII Cavalleggeri è diventato più prudente, più che la carica suona il Silenzio, Taps si chiamano le note militari in America, Last Post nella diversa versione britannica.
Il colonnello Obama e il suo Stato maggiore sembrano intenti ad attraversare un interminabile Grand Canyon e non sono ancora emersi, quadrupedi al passo, dalla lunga traversata.
L'EREDITÀ DELL'NSC-68. Non si sa quale documento preciso abbia sostituito, se è possibile, i “sacri testi” della Guerra Fredda e in particolare il famoso (o famigerato, secondo i gusti) Nsc-68 del 1950-51 rimasto la pietra d’angolo, per una generazione e oltre, dei rapporti internazionali dominati allora dalla sfida sovietica che andava, diceva il rapporto, «contenuta».
Il terrorismo islamico di oggi è molto più sfaccettato, più una guerriglia sanguinosa che una sfida strategica. Ma lo sta diventando, in Medio Oriente. Non si sa se esistono elaborazioni concettuali in materia che valgano quanto fatto risaltare e chiaramente interpretato, sulla Russia di Stalin, da George F. Kennan nel suo Long Telegram da Mosca del febbraio 1946 e nell’articolo a firma “X” su Foreign Affairs del luglio 1947.
OBAMA INCARNA LA PERPLESSITÀ AMERICANA. Obama, suo malgrado, è l’incarnazione di questa stagione della perplessità americana. Il fatto è che la minaccia delle armi nucleari sovietiche e le ambizioni diplomatiche di Mosca oscuravano molti altri problemi che, finita l’Urss (ma non la Russia), sono rimasti e sono giunti a maturazione.
In un’America diversa, anche come composizione etnica, stanca di guerre dopo i 7 mila caduti (finora) dell’Iraq e dell’Afghanistan, con una popolazione che ormai al 25% almeno non è più di origine europea (e la componente non europea è quella in più forte crescita), dove i legami e le visioni del Vecchio Continente tendono ad affievolirsi, nonostante tutto. Obama è, anche etnicamente in prima persona, il simbolo.
«MANTERREMO INTATTE TUTTE LE OPZIONI». «Non abbiamo ancora una strategia», diceva il presidente nell’agosto del 2014 parlando della Siria e quella frase sfortunata gli è stata rimproverata fin troppo. Oggi, come lo stesso Obama ha spiegato a inizio aprile in una lunga intervista al New York Times e in un secondo lungo colloquio pubblicato dall’ultimo numero dell’Atlantic, la strategia è espressa in modo un po’ troppo sottile.
«The doctrine is: we will engage, but we preserve all our capabilities». Ci impegniamo, ma mantenendo intatte tutte le nostre opzioni (o capacità, o possibilità, o prerogative).
Non è una strategia, ma solo una dichiarazione di principio da parte di un presidente che, è chiaro, avrebbe preferito occuparsi solo di politica interna e in particolare di politica sociale. Altro gli ha riservato il destino, all’interno e all’estero.

Medio Oriente e Russia: serve riflettere (e agire) di più

Xi Jinping e Vladimir Putin.

Come sempre, l’importante non è nell’affermazione iniziale ma in quanto segue l’avversativo but.
In effetti il presidente si è impegnato con l’Iran, con la promessa di poter controllare le mire nucleari di Teheran e limitare quelle politiche sul Golfo e su tutto il Medio Oriente. Si è impegnato con Cuba, questione tutto sommato meno pericolosa e assai meno controversa. Si è impegnato sul gigantesco dossier cinese, che nessuno riesce a definire in tutte le sue sfaccettature ma che è riassumibile in un’affermazione: come assicurare il graduale inserimento di Pechino in tutti i meccanismi del sistema internazionale, diplomatici, monetari, finanziari, strategici, senza danno grave per gli interessi americani, anzi con vantaggio.
PREDILEZIONE STORICA PER IL FRONTE ATLANTICO. L’America storicamente ha sempre privilegiato il fronte Atlantico, anche perché era quello dominante nel braccio di ferro con l’Urss. Ma da 10 e più anni la corrente storica che dalla Seconda Guerra mondiale e anche da prima sosteneva invece la centralità del Pacifico recupera terreno e oggi ha vinto. Nessuno può negare la centralità del dossier Cina, saldamente ancorato all’altro Oceano.
Il che lascia due punti sui quali l’Europa dovrebbe riflettere - e agire - molto di più: il Medio Oriente e la Russia. Obama, e non è il primo presidente americano a desiderarlo, amerebbe tanto sganciare gli Stati Uniti dalle complicazioni mediorientali.
L'IRAN NON È ANCORA AFFIDABILE. Ha giocato ingenuamente, in questo tentativo, la carta della mano tesa al mondo islamico senza rendersi conto che per ora le mani volenterose tese in risposta vengono mozzate dall’estremismo.
Da allora, dal discorso del Cairo del 2009 e successiva incauta defenestrazione di Hosni Mubarak, è stata una retromarcia. Il dialogo con l’Iran potrebbe essere una grande svolta, ma è ad alto rischio perché non si capisce come possa mutare le ambizioni storiche di Teheran, nel medio periodo.
Il risultato è che Washington ha messo in allarme tutti i suoi amici del Golfo, Israele e Arabia Saudita per primi, e non può affatto garantire per ora sulla affidabilità dell'Iran. Intanto, l’Isis avanza, mentre Washington riflette e fa volare i droni.
L'EUROPA PRENDA IN MANO LA SITUAZIONE. La Russia: le sedie vuote dei leader occidentali alle celebrazioni di Mosca per i 70 anni della vittoria sul nazifascismo sono state, probabilmente, un errore. In Ucraina Mosca si comporta male, ma le sue rivendicazioni sulla Crimea non sono incomprensibili.
In quello che Mosca dice e fa c’è molto da rifiutare e respingere, ma qualcosa da capire. Su Medio Oriente e Russia l’Europa non può più continuare, abitudine inveterata e simbolo del proprio declino diplomatico ormai semisecolare, a giocare di sponda.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso