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SPACCATURA 26 Maggio Mag 2015 1715 26 maggio 2015

Grecia, Syriza implode: altri guai per Tsipras

Non solo diktat Ue. Tsipras nel mirino del suo partito. Dove l'ala radicale spinge: «Niente compromessi con questi creditori». E così il governo di Atene vacilla.

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Una manifestazione anti-Troika in Grecia.

Avere un ministro delle Finanze che appena può si sostituisce al suo premier può creare confusione su chi comanda realmente ad Atene.
Il continuo stop and go tra allarmismi su un default prossimo e repentine smentite con messaggi rassicuranti non aumenta certamente il livello (già basso) di autorevolezza della Grecia.
VARIEGATA MAGGIORANZA. Ma quello che spaventa davvero i mercati, l’ex Troika e i partner europei è l’incapacità di Alexis Tsipras di tenere assieme la sua variegata maggioranza.
La paura è che imploda quel milieu complesso, multiforme, disomogeneo che è Syriza.
Cosa che stava per accadere domenica 24 maggio al parlamentino del partito.
Syriza è un movimento che è riuscito a mettere assieme ex comunisti di tutte le gradazioni, ambientalisti, riformisti socialisti, euroscettici ed euro-realisti, uniti soltanto dalla volontà di ridare dignità al loro Paese dopo gli anni dell’austerity.
SPACCATURA SUL DEFAULT. Ma che adesso si sta spaccando proprio sulle soluzioni per evitare il default.
Se a Bruxelles lo scaltro Tsipras ha già offerto la testa di Yanis Varoufakis - plenipotenziario al tavolo delle trattative è ormai il vice premier Yannis Dragasakis - in casa propria non manca giorno che faccia proclami per tranquillizzare il fronte interno.
Sono settimane che promette di non firmare un «compromesso umiliante» con l’ex Troika, che farà muro contro i «fanatici dell'austerità» e che - soprattutto - stringerà un’intesa soltanto dopo aver avuto il via libera dal suo esecutivo.
PIANO TSIPRAS APPROVATO. Tutti impegni che domenica il parlamentino di Syriza ha voluto testare.
Così è stata messa subito al voto tra i deputati una mozione di adesione al piano Tsipras: passata con 95 voti a favore e 40 contrari.

La minoranza radicale preoccupa il premier

Alexis Tsipras e Panayiotis Lafazanis.

Ma gli equilibri sono cambiati pericolosamente (per il premier) quando si è passati a votare la proposta della minoranza interna.
“Piattaforma di sinistra” ha infatti chiesto di sospendere il rimborso dei debiti, di bloccare i flussi di capitali, di nazionalizzare le banche e di tenere un referendum tra gli elettori sulle future intese tra Bruxelles e Atene.
Raccontano che Tsipras abbia sudato freddo, visto che la mozione dei radicali è stata respinta soltanto con 95 voti, ma ne ha raccolti 75 a favore.
LAFAZANIS MINISTRO SCOMODO. Per capire perché questi numeri sono allarmanti bisogna “pesare” Piattaforma di sinistra.
L’ala radicale controlla più di un terzo dei parlamentari, ha cinque membri nel comitato centrale del partito (uno in meno della corrente di Tsipras), ha ottenuto per il suo leader naturale - Panagiotis Lafazanis - la poltrona di potente ministro per la Ricostruzione e per l’energia.
TRATTATIVE CON LA RUSSIA. E infatti Lafazanis se ne è stato ben zitto durante la campagna elettorale, ma una volta arrivato al governo ha prima congelato la privatizzazione del monopolista elettrico (rallentando anche le altre dismissioni) e ha intessuto una trattativa parallela con Mosca per fare della Grecia l’hub europeo del Turkish stream, la pipeline nata sulle ceneri di South Stream per portare nel Vecchio Continente il gas russo.
Il tutto incurante dei caveat arrivati da Bruxelles.
COMUNISTI CONTRO SYRIZA. Soprattutto questa corrente è stata cementificata dalla comune provenienza dal Kke, tanto che quello che rimane del partito comunista definisce Syriza «una banda di traditori».
E mantiene un grande radicamento nella base, visto che è espressione diretta del mondo sindacale, forte in un Paese dove il posto fisso resta la migliore soluzione per sbarcare il lunario.

«Tra oppressori e oppressi nessun compromesso»

Manolis Glezos.

A febbraio 2015 fece scalpore una lettera pubblicata da Manolis Glezos, eroe nazionale famoso nel 1943 per aver ammainato sull’Acropoli la bandiera nazista, nella quale lui - europarlamentare di Syriza - prendeva le distanze da Tsipras.
«È un mese che aspettiamo la messa in pratica delle promesse del nostro programma. Un vero peccato. Da parte mia mi scuso con il popolo greco perché ho partecipato a questa illusione. Tra oppressori e oppressi non può esserci alcun compromesso, come tra lo schiavo e l’occupante, dove l’unica soluzione è la libertà».
All’epoca gli uomini di Tsipras liquidarono il caso come il lamento di un vecchio romantico.
STATALI SUL PIEDE DI GUERRA. Ma adesso le critiche della sinistra radicale - per quanto ideologiche - potrebbero fare da detonatore in un corpo elettorale che è composto soprattutto da statali.
Gli stessi che l’Europa vorrebbe far licenziare in massa.
Intanto i “ribelli” conquistano spazio nei sondaggi e nel partito.
Anche sull’onda degli aut aut all’Europa e su una “lista” di riforme che non ha nulla di appetibile per l’Europa: niente tagli alle pensioni, basso avanzo primario e maggiori investimenti pubblici.
Cioè il contrario di quanto si attende l’ex Troika.
USCIRE DALL'EURO, PERCHÉ NO? Nelle ultime ore Lafazanis ha ribadito - a dispetto delle trattative a Bruxelles - che «non ci sarà nessuna privatizzazione in Deh (elettricità), Depa (gas) o Elpe (petrolio)».
Quindi si è chiesto se «davvero sarebbe una catastrofe uscire dall'euro e se si può considerare un atto terroristico non pagare la prossima rata al Fondo monetario internazionale».
John Milios, un ex ministro delle finanze ombra e leader di Piattaforma di sinistra nel Comitato centrale, avverte: «Syriza non può diventare un partito dedito all’austerità».
Sempre dall’ufficio politico l’avvocato Dimitris Belantis ha avvertito il “compagno” Tsipras: se cedi ai diktat dei capitalisti nessuno salverà il tuo governo.

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