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DIRITTI 26 Maggio Mag 2015 2053 26 maggio 2015

Nozze gay, il Vaticano: «Sconfitta dell'umanità»

Il segretario di Stato Parolin critica l'esito del referendum in Irlanda.

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Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano.

Per il Vaticano il sì alle nozze gay uscito dal referendum in Irlanda rappresenta «una sconfitta per l'umanità». Lo ha detto il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin: «Sono rimasto molto triste di questo risultato, la Chiesa deve tener conto di questa realtà ma nel senso di rafforzare il suo impegno per l'evangelizzazione», ha spiegato.
VATICANO SCOSSO DAL VOTO. «Credo che non si possa parlare solo di una sconfitta dei principi cristiani ma di una sconfitta dell'umanità». Il voto nella cattolica Irlanda, primo caso in cui il matrimonio tra persone dello stesso sesso viene introdotto da una consultazione popolare, scuote quindi profondamente il Vaticano.
FAMIGLIA AL CENTRO. La famiglia, secondo Parolin, «rimane al centro e dobbiamo fare di tutto per difenderla, tutelarla e promuoverla perché ogni futuro dell'umanità e della Chiesa anche di fronte a certi avvenimenti che sono successi in questi giorni rimane la famiglia. Colpirla sarebbe come togliere la base dell'edificio del futuro».
GALANTINO APRE AL DIALOGO. Dalla Chiesa italiana, intanto, rispetto all'esito del referendum irlandese, visibile esempio di come la base cattolica ormai pensi e decida in difformità da quanto proclamato dalla gerarchie, viene la sollecitazione a «non arroccarsi» ma anche a evitare «un'accettazione acritica». Per il segretario generale della Cei, mons. Nunzio Galantino, «la percentuale con cui è passato il referendum ci obbliga un po' tutti a prendere atto che l'Europa, e non solo l'Europa, sta vivendo un'accelerazione del processo di secolarizzazione che coinvolge tutti gli aspetti e quindi anche quello delle relazioni».
«LA CHIESA COSTRUISCA PONTI, NON MURI». Di fronte «a questo fatto che sta davanti a tutti», a «questo e ad altri cambiamenti che di sicuro sorprendono, e talvolta anche destabilizzano, la risposta non può essere né quella dell'arroccamento fatto di paure e di arroganza», né «quella dell'accettazione acritica, frutto di una sorta di fatalismo e di chi batte in ritirata». Citando il papa, Galantino ricorda che «il compito principale della Chiesa non è di costruire muri ma ponti, di stabilire un dialogo con tutti».

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