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BATTAGLIA 26 Maggio Mag 2015 0800 26 maggio 2015

Turismo, guide italiane all'attacco delle normative Ue

Legislazione confusa. Poche tutele. Operatori stranieri favoriti sul mercato. L'associazione “Le guide siamo noi”: «Quadro inaccettabile. Agisca il governo».

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Un turista a Roma.

Che l’Italia sia un Paese incapace di difendere la sua inesauribile miniera d’oro rappresentata dal turismo è un dato di fatto.
Basta fare un giro per Roma, alle soglie del Giubileo straordinario, per rendersi conto della situazione.
Un disastro totale.
PENALIZZATI DALL'UE. Il guaio è che a questa frana inarrestabile si aggiunge anche la beffa delle normative europee che penalizzano gli operatori del settore.
Le guide turistiche italiane, da qualche settimana, sono sul piede di guerra.
Tutta colpa delle direttive comunitarie e, in quota parte, del governo che non riesce a porre un freno all’invasione degli operatori, ovviamente non qualificati né specializzati, provenienti dagli altri Paesi dell'Ue.
DA NOI NON SI IMPROVVISA. Sì perché in Italia per fare la guida turistica - quella ufficialmente riconosciuta - devi avere titoli di studio e preparazione adeguata. Insomma, non ci si può improvvisare.
Per l’Europa, invece, basta la pura artigianalità del mestiere e il gioco è fatto.
Le guide turistiche di casa nostra, stanche di essere scarsamente tutelate, hanno deciso di dare “cartello” in modo da difendere i propri diritti.
UNA LEGGE POCO CHIARA. Prima di tutto chiedono al governo la tutela della loro professione minacciata, tra l’altro, da una legge del 2013 che rende nazionale l’abilitazione di guida turistica, ma non ne definisce bene i contorni e istituisce una serie di siti protetti dove solo personale specializzato può condurre visite guidate.
Il gruppo di difesa delle guide turistiche è autogestito, indipendente da associazioni e sindacati di categoria ed è nato in modo spontaneo in risposta alle manovre del governo. In questo, ovviamente, c’è stata l’italica fantasia.

Il gruppo “Le guide siamo noi”: «Quadro normativo inaccettabile»

Una guida turistica a Roma.

Le due portavoci del gruppo “Le guide siamo noi” (così hanno scelto di chiamarsi) sono operatrici del settore.
Dunque in prima linea nella battaglia per vedere riconosciuti i propri diritti.
Maria Sannino e Fiamma Passarelli spiegano che «con la legge quadro sul turismo del 1983 il governo italiano definisce la figura di guida turistica abilitata».
Secondo la norma europea è guida turistica «chi guida i visitatori, nella lingua di loro scelta e interpreta le eredità culturali e naturali di un’area».
SOLO AREE SPECIFICHE. La guida, inoltre, possiede di norma una qualifica per aree specifiche che viene rilasciata dalle autorità competenti che, nel caso italiano, sono le Province e le Regioni.
Nel 2005 la Comunità europea emanò una direttiva sulle professioni relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali «per estendere la possibilità di esercitare l’attività con il titolo originario» in tutti i Paesi membri.
Successivamente, nel 2006, venne emanata anche un’altra direttiva relativa ai servizi nel mercato interno.
UN CAOS NORMATIVO. Insomma, un bel caos normativo. Secondo le due portavoci del gruppo “Le guide siamo noi” «l’articolo 10 di quella direttiva dice che ‘l’autorizzazione permette al prestatore di accedere all'attività di servizi o di esercitarla su tutto il territorio nazionale’».
Tuttavia, in Italia, il regime delle autorizzazioni o licenze per le guide era già stato abolito da un decreto legislativo del 1998, quindi si è applicata alle guide turistiche una direttiva errata.
CONTORNI NON DEFINITI. Malgrado queste errate interpretazioni e basandosi su una procedura di infrazione scaturita da una direttiva sbagliata, nell’agosto del 2013 il governo italiano ha emanato la legge 97 che rende nazionale l’abilitazione di guida turistica, ma non ne definisce bene i contorni e istituisce una serie di siti protetti dove solo personale specializzato può condurre visite guidate.
CHIESTO UN ALTRO ESAME. Alle stesse guide abilitate viene poi richiesto di sostenere un nuovo esame per diventare ‘guida specializzata’ per poter operare in quegli stessi luoghi dove le guide abilitate svolgono da anni la propria professione.
«Noi riteniamo che questo sia inaccettabile e inammissibile», spiegano.

Incomprensioni e danni economici al Paese

I turisti visitano il Colosseo

Le guide turistiche abilitate italiane sono già abilitate per poter svolgere la professione in tutti i monumenti della propria regione e in qualsiasi sito specifico della propria area di competenza.
«Quindi l’articolo 3 della legge 97 del 2013 va rivisto poiché in esso non sono stati neanche definiti i criteri di accesso alla professione per i cittadini di stati membri in cui l’abilitazione è regolamentata né per coloro i cui Paesi invece non hanno una legislazione che si occupi di definire la figura di guida turistica», è la conclusione.
LA SPAGNA HA LEGIFERATO. E così, mentre Paesi come la Spagna hanno regolarmente legiferato nei primi mesi del 2015, definendo i criteri di accesso alla professione di guida, pur mantenendosi nei limiti della legge europea, il governo italiano già nel 2013 ha emanato una legge che, non essendo ben definita, ha dato origine a una serie di incomprensioni e confusioni che hanno causato danni economici ingenti alle guide turistiche italiane e all’economia del Paese.
DISPARITÀ CON L'ESTERO. Morale della favola: sono moltissime le guide di altri Paesi europei che già vengono in Italia a lavorare su tutto il territorio nazionale pur non avendo la stessa qualifica professionale delle guide abilitate italiane.
La speranza, ora, è che il governo si renda conto della situazione e intervenga in modo deciso, in modo tale da tutelare i lavoratori del settore. Quelli in regola con la legge e professionalmente preparati.

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