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SCISSIONE 27 Maggio Mag 2015 0800 27 maggio 2015

Civati, missione ''Possibile'': avere elettori ed eletti

Il ribelle lancia la sua creatura. Con lui 13 parlamentari. Ma tra i big solo Schlein. Obiettivo, la Liguria. Il rebus è nelle altre Regioni: civatiani fuori o dentro il Pd?

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Pippo Civati col suo candidato alla Regione Liguria Luca Pastorino.

In Spagna ha vinto Podemos.
E in Italia il movimento degli indignati spagnoli è diventato come il personaggio mitologico romano della “Sora Camilla”, quella che «tutti la vogliono, ma nessuno se la piglia».
Da Matteo Salvini al premier Renzi, da Beppe Grillo a Nichi Vendola, ognuno sta cercando di mettere il proprio cappello sull'affermazione del gruppo capitanato da Pablo Iglesias alle Regionali iberiche.
IL PIÙ SIMILE È PIPPO. E tra i politici italiani non poteva mancare ovviamente Pippo Civati, fresco di rottura col Partito democratico, che ha rilanciato la sua associazione, fondata nel 2014, dal titolo che per assonanza si avvicina a Podemos.
Quella del deputato brianzolo, però, si chiama “Possibile”. Grammaticalmente non proprio la stessa cosa, e forse nemmeno politicamente.
LABORATORIO LIGURIA. La battaglia è dentro l'alveo del centrosinistra e il suo laboratorio si chiama Liguria, dove il candidato a lui vicino, Luca Pastorino, rischia seriamente di rosicchiare voti alla dem Raffaella Paita, renzianissima, consegnando la vittoria nelle mani del braccio destro di Silvio Berlusconi, Giovanni Toti.


I fedelissimi di Pippo, sparsi un po' tra la Camera e il Senato (in totale sono 13), a microfoni spenti parlano apertamente di «vittoria» se «il “Pasto” riesce a non far vincere la Paita».
Anche se subito dopo si interrogano sulle possibili conseguenze di un tale risultato.
CAOS ANTI-RENZIANI. Perché con “Pasto”, alias Pastorino, si sono schierati anche i grandi esclusi del Pd, come Sergio Cofferati, oltre a una parte di bersaniani, d'alemiani e anti-renziani liguri delusi dalla gestione delle primarie, del Nazareno e del governo.
«Stai a vedere che se riesce il colpo gobbo, lunedì mattina (il primo giugno, subito dopo lo spoglio del voto di domenica 31 maggio, ndr) tutti si intesteranno la vittoria. E noi come faremo a costruire un movimento e del consenso se ci mettiamo a litigare pure con questi altri?», racconta una fonte a Lettera43.it.

Cosa faranno i candidati civatiani eletti nelle altre Regioni?

Elly Schlein con Pippo Civati.

Nel Pd, invece, c'è già chi cerca di mettere alle strette tutti gli altri candidati di questa tornata di Regionali che, pur continuando a professarsi civatiani, sono comunque rimasti sotto l'effige rassicurante della bandiera dem.
Molto spesso sui social network, ma anche negli incontri di campagna elettorale, i renziani (e non solo) si rivolgono ai compagni di partito con una domanda che molto spesso non trova risposta: «Ma se vieni eletto nelle nostre liste cosa fai, resti con noi o passi nel partito di Civati?».
LEMMA, FUTURO INCERTO. È successo, per esempio, ad Anna Rita Lemma, presidente del Pd Puglia dal febbraio 2014 proprio al posto di Michele Emiliano, e oggi ricandidata alla Regione al fianco dell'ex sindaco di Bari.
Il quesito, in effetti, non è insensato.
Perché l'ex consigliere lombardo sta costruendo un soggetto politico che per crescere necessita ovviamente di iscritti, ma soprattutto di eletti.
CON CIVATI SOLO SCHLEIN. Per ora lo hanno seguito, di nomi conosciuti - oltre al già citato Pastorino, che resta deputato e sindaco di Bogliasco, Comune di circa 4.500 persone in provincia di Genova - solo l'eurodeputata Elly Schlein, che non è più un'iscritta del Partito democratico ma resta comunque nel gruppo europeo del Pse.
Eppure Pippo è convinto che a breve riceverà telefonate da molti esponenti “pesanti” pronti a traslocare dal Nazareno.
E SE ARRIVASSE BERSANI? E perché no, anche da gente come Pier Luigi Bersani, che a detta dell'ex socio di rottamazione di Renzi «non ha dubbi sull'appartenenza, ma sul senso del Pd».
E Civati ha idee chiarissime su quanti continueranno a tenere i piedi in due staffe.
Nelle settimane scorse, conversando in una delle pause dei lavori di Montecitorio, si lasciò scappare un'affermazione molto netta: «Chi non mi segue resta comunque mio amico, ma dovranno andarsene al diavolo appena mi chiederanno un collegio sicuro o semi sicuro...».
NON MI SEGUI NON TI CANDIDO. Un'evoluzione dei tempi politici. Dal «che fai, mi cacci?» di finiana memoria al «se non mi segui non ti candido» del leader della “Civati's people” 2015.
Insomma, se lo ami lo segui. Altrimenti, vai pure... «da Renzi».

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