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PERSONAGGI 27 Maggio Mag 2015 1413 27 maggio 2015

Regionali, profilo di Elena Donazzan

 Ai supporter ha regalato rigatoni e penne. Ma, dalle accuse di fasciasmo a quelle di omofobia, l'assessore regionale veneto all'Istruzione in passato ha fatto discutere per ben altro.

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Dopo le birre, i Winner Taco e i caffè sospesi, ecco riapparire in campagna elettorale i pacchi di pasta.
In piena tradizione lauriana - da Achille Lauro, sindaco di Napoli e deputato del Partito Nazionale monarchico che ottenne alle Politiche del 1953 il record ancora imbattuto di 680 mila preferenze elargendo pasta, banconote e scarpe spaiate (la sinistra prima del voto, la destra dopo in cambio di una prova di fedeltà) - la forzista veneta Elena Donazzan, 42 anni, ha fatto distribuire a Venezia rigatoni e penne con il suo santino stampato sopra.

I pacchi di pasta distribuiti a Venezia dallo staff di Donazzan.


Dura la reazione dei candidati in lista con la piddina Alessandra Moretti: «È un clichè della peggiore prima Repubblica», ha tuonato Alessandro Padrin.
E l'ex assessore della giunta Zaia - che con il governatore aveva avuto più di una incomprensione all'epoca in cui era ministro delle Politiche agricole - ha risposto puntuale su Facebook: «Che ipocrisia fare un attacco politico sull’omaggio della pasta! Tutti distribuiscono gadget per la campagna elettorale: a differenza di altri la pasta non è Made in China, non è nociva e non si butta. Fa parte della nostra cultura e tradizione, è buona e salutare, ci rende fieri ed orgogliosi nel mondo e quindi non mi vergogno di distribuirla a chi crede in me e intende darmi fiducia!».
IL PRECEDENTE A VERONA. Il Veneto non è nuovo a questo tipo di iniziative elettorali. Nel 2012 Enzo Flego candidato col Carroccio a Verona con Flavio Tosi aveva incollato il suo adesivo su 2 mila pacchi di spaghetti «rigorosamente prodotti al Nord». Si scoprì però che i pacchi arrivavano da Campobasso.

La pasta distribuita nel 2012 dal leghista Enzo Flego.


E dire che la polemica sulla pasta, per Donazzan, sarebbe la meno. L'esponente di Forza Italia ha sempre fatto discutere di sé in Regione. Arrivando a imbarazzare persino molti del suo partito.
Come nell'aprile 2011, quando su Facebook cominciò a circolare la foto di giovani pidiellini intenti a fare il saluto romano con la bandiera della Rsi.
La truppa aveva deciso di festeggiare così la Liberazione. Con loro, ma non immortalata, anche l'assessore all'Istruzione regionale Donazzan.

La foto di alcuni giovani pidiellini impegnati nel saluto romano.


Lei si giustificò assicurando di non avere posato per uno scatto simile: «Lì non c'ero, me ne ero già andata».
UNA «PROVOCAZIONE FUTURISTA». Ma allo stesso tempo prese le parti dei «suoi ragazzi», messi sul banco degli imputati per una «provocazione futurista, una goliardata». Il vero responsabile, per lei, era «il sindaco di Vicenza Achille Variati, che dal palco del 25 aprile ha usato parole durissime contro questi ragazzi, che lui vuol vedere ad ogni costo nostalgici fascisti, anche se non lo sono. E così loro, prendendolo in giro, lo hanno accontentato, mettendosi in posa».
LA CONDANNA DEL PARTITO. La «goliardata», però, evidentemente non venne capita dai vertici nazionali del partito. Il ministro Giorgia Meloni, presidente nazionale di Giovane Italia, pare lo abbia considerato sopra le righe. Mentre il coordinatore nazionale Annagrazia Calabria condannò l'accaduto: «È inaccettabile che esponenti e dirigenti del movimento giovanile, considerando proprio il ruolo che ricoprono, si esibiscano in un'azione offensiva».

La Festa della famiglia naturale e l'indice dei libri

Elena Donazzan.

Ma Donazzan è nota anche per alcune proposte choc. Un esempio? La promozione, nel dicembre 2014, della Festa della famiglia naturale da tenersi l'ultimo giorno nelle scuole prima della pausa natalizia.
Idea tradotta in delibera e perfettamente in linea con il curriculum di estrema destra di Donazzan che dal Fronte della Gioventù passò ad An, quindi al Pdl per appordare a Forza Italia.
I «VALORI INDISCUTIBILI». «Questa è una scelta semplice e bella presa per valorizzare la famiglia naturale come pilastro della nostra società ed esprimere con un atto e un appuntamento il nostro riconoscimento di valori indiscutibili, che discendono dalle leggi millenarie della natura e che nessun atto umano può modificare», commentò l'assessore.
La delibera è rimasta un semplice invito, non avendo la Regione poteri sulle scuole.
LA BATTAGLIA CONTRO BATTISTI. Ma non è finita qui. Nel 2011, tanto per dare l'idea, Donazzan aveva invitato le scuole del Veneto a non adottare o conservare nelle biblioteche libri di «cattivi maestri» che avevano firmato l'appello a favore di Cesare Battisti. «Un boicottaggio civile è il minimo che si possa chiedere davanti a intellettuali che vorrebbero l'impunità di un condannato per crimini aberranti», spiegò.
E mentre tentava di censurare i libri scritti da intellettuali pro Battisti, Donazzan ne regalava un altro di testo nelle scuole: la Bibbia.
OPERAZIONE BIBBIA A SCUOLA. «Oggi è certamente un'emergenza, in un mondo globalizzato non solo economicamente ma soprattutto culturalmente, quella di riconoscere la propria identità e certamente la scuola, con chiarezza, deve affrontare quegli approfondimenti capaci di costruire un orizzonte comune di riferimento», diceva Donazzan. «La cultura cristiana, cioè i principi ispiratori del cristianesimo e i precetti religiosi, ha intriso il vivere sociale e civico dell'Italia e dell'Europa e ha costruito un linguaggio comune fatto di consuetudini e di tradizioni».
Insomma se in Italia non è lecito «rubare e uccidere» e abbiamo questo «senso così radicato della famiglia» non è certo in virtù del «giusnaturalismo, ma dalla religione cristiana».

«Biagi e D'Antona? Vittime dell'antifascismo militante»

La Resistenza e l'antifascismo sono stati sempre bocconi amari per Donazzan, ribattezzata nel blog di Alternativa Sociale di Schio «principessa di Pove» e «patrimonio d’Italia».
Nel 2010, l'assessore durante un Consiglio regionale sulla tutela e la valorizzazione del patrimonio storico, politico e culturale dell’antifascismo e della Resistenza raccontato dal Corriere del Veneto, intervenne prima ricordando un suo zio fascista in Russia, quindi le contestazioni alle presentazioni dei libri di Pansa fino a teorizzare: «Sotto la bandiera dell’antifascismo militante sono caduti Marco Biagi e Sergio D’Antona...». La seduta fu interrotta.
UN 25 APRILE DI RICONCILIAZIONE. A dirla tutta, in questa personalissima rilettura della storia, anche il 25 aprile dovrebbe essere ripensato. «Sogno e ritengo di lavorare per un 25 aprile in cui tutti i combattenti che si affrontarono lealmente, chi in nome della Libertà, chi in nome dell’Onore d’Italia, ma sempre sotto il tricolore, si riappropino di questa giornata e marcino insieme, come già avviene da anni nelle adunate degli alpini, dei bersaglieri, dei granatieri, dei paracadutisti: un 25 aprile che sia di vera riconciliazione e che sia davvero di tutti». Insomma fedele alla filosofia «una faccia una razza».

La lettera ai presidi per condannare la strage di Charlie Hebdo

Elena Donazzan con Luca Zaia.

L'ultima sparata di Donazzan è dell'8 gennaio 2015, subito dopo la strage alla redazione di Charlie Hebdo. Con una circolare a tutti i presidi l'assessore ha chiesto di spingere i genitori dei bambini musulmani a prendere posizione e condannare l'attacco.
PAESI ISLAMICI «PERICOLOSAMENTE VICINI». «Deve essere un fronte comune e impenetrabile», è scritto nella lettera, «quello della condanna a quanto accaduto a Parigi. È stata colpita una capitale dell'Europa in uno dei simboli della nostra civiltà: la libertà di stampa e di espressione. Libertà sconosciute in altri Paesi del mondo, certamente impedite in quegli Stati a matrice islamica così distanti culturalmente da noi, ma cosí pericolosamente vicini sia geograficamente sia nelle comunicazioni sulla Rete».
E, ancora: «Dobbiamo parlarne e dobbiamo farlo soprattutto nelle nostre scuole, condannando fermamente senza se e senza ma, senza alibi ideologici o assoluzioni autoconsolatorie quanto accaduto e una cultura che predica l'odio verso la nostra di cultura, la nostra mentalità, il nostro stile di vita fino ad arrivare all'estremo gesto terroristico».
«TUTTI I TERRORISTI SONO ISLAMICI». I musulmani, aggiunse, che vivono in Italia devono adeguarsi ai nostri usi e costumi. E «se non si può dire che tutti gli islamici sono terroristi, è evidente che tutti i terroristi sono islamici e che molta violenza viene giustificata in nome di una appartenenza religiosa e culturale ben precisa». E pazienza se l'ultra-cristiano Anders Behring Breivik che uccise 77 persone a Oslo e Utoya il 21 luglio 2011 era un integralista cristiano.
Si potrà attaccare Donazzan per avere regalato ai gazebo elettorali qualche pacco di pasta?

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