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MALELINGUE 28 Maggio Mag 2015 1200 28 maggio 2015

Amato, la sentenza pensioni per vendicarsi con Renzi

Dietro la scelta 'spacca conti' della Consulta c'è il dottor Sottile. Che non ha digerito Mattarella al Colle.

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Il giudice della Corte costituzionale, Giuliano Amato.

In fondo se lo hanno ribattezzato dottor Sottile una ragione ci sarà pure.
Le sottigliezze con la quali il professor Giuliano Amato ha attraversato le molteplici stagioni della politica italiana lo hanno reso un personaggio tagliente e sgusciante al tempo stesso, ma dotato di minor arguzia tattica rispetto a Giulio Andreotti.
Ma con il divo Giulio l’ex presidente del Consiglio condivide un tratto fondamentale.
Entrambi candidati al Quirinale, entrambi trombati nell’ultimo miglio della corsa fatale.
E se Andreotti si è vendicato con l’assoluzione nel processo di Palermo, portandosi nella tomba tutti i segreti della Prima Repubblica, il dottor Sottile sta consumando la sua personale rivincita dal palazzo della Consulta, sede della Corte costituzionale, dove ricopre il ruolo di giudice.
SOGNO DELLA VITA SFUMATO. Amato aveva lavorato mesi per quella elezione al Colle, incontrando tutti, tanto Matteo Renzi quanto Silvio Berlusconi.
Era il sogno della sua vita, la conclusione perfetta di una carriera tutta in ascesa.
Essere scaricato così non è stato bello. Nella Roma che conta, ma anche in quella che canta le lodi del presidente del Consiglio, si vocifera con sempre più insistenza che dietro alle decisioni dell’alta Corte vi sia la mano armata di Amato che avrebbe deciso di far pagare ai renziani, e allo stesso Renzi, un prezzo altissimo per la sua mancata elezione alla presidenza della Repubblica.
DURO SCONTRO CON PADOAN. Al punto che l’ormai famosa intervista del ministro dell'Economia Carlo Padoan nella quale attacca i giudici sarebbe solo il frutto amaro di un duro scontro avuto la sera prima con Amato.
I due vantano una lunga conoscenza corroborata da una altrettanto lunga militanza nei posti chiave dell’economia e della politica.
Insomma nessuno è estraneo all’altro. E questo elemento rende le voci di corridoio una sorta di convitato di pietra nel braccio di ferro fra Renzi e la Consulta.

Mattarella doveva tenere il governo al riparo da queste sorprese

Sergio Mattarella con Giuliano Amato.

Del resto l’affannoso tentativo del governo di coprire la voragine nei conti pubblici aperta dalla sentenza della Corte costituzionale sulle pensioni sta tenendo nascosto un grave incidente tra organi dello Stato destinato a deflagrare.
Perché il verdetto non solo crea un problema economico all’esecutivo e un guaio politico al presidente del Consiglio, ma solleva anche un delicato problema di natura istituzionale nel meccanismo di relazioni tra Palazzo Chigi e la Consulta, che di fatto finisce per coinvolgere il Quirinale.
Perché il capo dello Stato Sergio Mattarella - e il suo ruolo in questa fase non è affatto secondario - doveva essere l’uomo giusto per tenere il governo al riparo da sorprese come quella sulle pensioni.
IRA RENZIANA SENZA FINE. È difficile immaginare che l’ira di Renzi possa rimanere a lungo circoscritta ai colloqui riservati, durante i quali il premier punta l’indice verso i giudici: «Avevano preso questa decisione su un tema così delicato e per settimane nessuno ha pensato di farci sapere nulla?».
L’interrogativo (retorico, ovviamente) gli serve per domandarsi e domandare dove sia finito il senso dello Stato nel rapporto di collaborazione tra istituzioni.
TRIANGOLAZIONE AL VIA. Anche per questo da giorni è stata attivata una triangolazione tra la presidenza del Consiglio e la presidenza della Corte sotto la regia della presidenza della Repubblica.

Amato pubblicamente si dice «indignato»

Giudici della Corte costituzionale.

Certo, pubblicamente Amato ha confidato la propria «indignazione» per esser stato ancora una volta additato tra quanti avrebbero votato a favore della sentenza spacca-conti «che invece mi amareggia».
Ma in privato sarebbe andato nella direzione opposta.
MATTARELLA MAL VISTO. C’è anche chi racconta come Mattarella da membro della Corte non fosse ben visto dai giudici che hanno appoggiato il provvedimento.
Altra ragione per far partire il siluro pensioni.
La questione ha acceso il dibattito tra costituzionalisti che sottovoce hanno finito per dare, con una serie di argomentati sospetti e brevi allusioni, un’interpretazione politica della sentenza, insinuando addirittura che la componente espressa dalla magistratura, viste le precedenti decisioni della Corte, volesse «vendicarsi di Renzi».
Ovviamente Amato sarebbe stato il regista di questa operazione.
E MANCANO DUE GIUDICI... Nei prossimi giorni, quando la Consulta deve essere chiamata a decidere su altre spinose questioni che rischiano di mettere in seria difficoltà il governo, si saprà chi è che ha davvero ragione.
Anche perché sullo sfondo di tutto questo si delinea un amaro particolare.
Da quasi un anno mancano due giudici che il parlamento non è capace di nominare. Qualcuno si è chiesto cosa sarebbe successo se la Corte fosse stata a regime? Una bella anomalia in un Paese anomalo.

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