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CARROCCIO 28 Maggio Mag 2015 1943 28 maggio 2015

Gay pride, il sì di Cecchetti che fa infuriare Maroni

Il leghista vota a favore del patrocinio. E Bobo: «Sarà oggetto di valutazione».

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Fabrizio Cecchetti.

La Regione Lombardia ha dato il suo patrocinio al Gay pride milanese. E per farlo si è avvalsa del voto, decisivo ai fini del risultato, del leghista Fabrizio Cecchetti. Vicepresidente del Consiglio regionale, Cecchetti ha disobbedito agli ordini di scuderia, attirandosi gli strali del governatore Roberto Maroni. «Chi non esegue le indicazioni della Lega si deve fare da da parte», ha tuonato Maroni, a margine di un'iniziativa all'Expo.
«SARÀ OGGETTO DI VALUTAZIONE». Non è una cosa bella», ha proseguito il governatore lombardo, «la Lega ha un'organizzazione precisa e regole precise: quando viene data un'indicazione o la esegui o ti fai da part e questo non è avvenuto». La posizione di Cecchetti, ha aggiunto dunque Maroni, «sarà oggetto di valutazione da parte del gruppo e del commissario regionale: se la Lega dice di fare in un modo, anche se non sei d'accordo, non puoi non farlo. Non può funzionare così, altrimenti ci sarebbe l'anarchia».
Accuse pesanti, quelle di Maroni, secondo il quale il comportamento dell'esponenete leghista significa che quest'ultimo «è semplicemente attaccato alla poltrona».

Non è la prima volta che Cecchetti prende le distanze dalle posizioni del partito. Pure lo scorso anno il leghista non ubbidì al Carroccio e votò a favore. Per questo il pressing del partito era iniziato da tempo. Senza successo.
«CITTADINI LOMBARDI COME GLI ALTRI». «Ricordo che questi diritti sono già previsti nella maggioranza delle democrazie europee, che purtroppo vengono prese a modello solo quando fa comodo», è stata la risposta di Cecchetti. «Se c’è una fetta di società che reclama attenzione è compito del legislatore anche ascoltare ed eventualmente poi normare quello che il tempo e i costumi hanno modificato e cambiato».«Stiamo parlando» – ha sottolineato Cecchetti - «di un patrocinio gratuito concesso a un evento organizzato da cittadini che reclamano dei diritti. Cittadini lombardi, come tutti gli altri, per i quali le istituzioni non possono voltare la testa dall’altra parte solo perché esprimono una sessualità diversa».

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