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DIVISIONE 28 Maggio Mag 2015 0900 28 maggio 2015

Grexit, Merkel prudente contro Schäuble spietato

La cancelliera Merkel frena, media, salva Tsipras. Ma il suo ministro Schäuble spinge Atene fuori dall'euro. In Germania è duello tra i due pilastri della Cdu.

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Lei ha il potere, lui il plauso dei potenti.
In Germania la crisi greca che tiene col fiato sospeso l'Europa - il ministro delle Finanze ellenico Yanis Varoufakis ha infine promesso di pagare la rata da 312 milioni di euro al Fondo monetario internazionale (Fmi) entro il 5 giugno, tornando, pare, sui suoi passi - nasconde un retroscena che potrebbe rivelarsi decisivo per le sorti di Atene.
Dicono infatti a Berlino che, sul futuro della Grecia, la cancelliera Angela Merkel non vada molto d'accordo con il suo ministro delle Finanze e vecchio compagno di partito Wolfgang Schäuble.
CANCELLIERA PRUDENTE. Lui ostinato contro tagli del debito e nuove concessioni. La Grexit, l'uscita della Grecia dall'euro, va ripetendo da un po' di mesi, «non è da escludere».
Lei, appoggiata dal ministro degli Esteri socialdemocratico Frank-Walter Steinmeier, decisa a non seminare il panico nell'Eurozona per un «paio di miliardi di euro».
Soldi che alla fine potrebbero andare all'Ucraina desiderosa di sganciarsi dall'orbita russa. E che invece, per Atene, i governi europei che insieme fanno l'Ue non hanno voluto tirare fuori.
Nei corridoi del cancellierato si continuerebbe a ripetere, la «Grexit non è un'opzione».

Austerity: per Schäuble non c'è mediazione con Tsipras

Angela Merkel e Alexis Tispras vicini di banco a un summit Ue (Getty).


Sul dilemma greco Merkel ha uno sguardo politico, al solito molto tattico.
Non vuole che la Germania si carichi sulle spalle la responsabilità della cacciata della Grecia dall'Eurozona, un marchio troppo pesante.
Né, strategicamente, vuole sdoganare un'Ue dichiaratamente spaccata tra un Nord virtuoso e un Sud negletto, ridotto a economia di serie B e con una moneta secondaria.
Con il governo di Alexis Tsipras i rapporti sono freddi, ma dialoganti. Angela considererebbe il premier ellenico di Syriza un partner affidabile. In ultima istanza, un bravo ragazzo.
ACCENTO SUI PROGRESSI. Tant'è che l'ufficio della cancelliera, nelle ultime settimane, ha posto ripetutamente l'accento di sui «progressi» (veri o presunti) nei negoziati con l'Ue, il Fmi e gli altri creditori internazionali.
Ma è dal ministro più potente della Germania - e anche dell'Eurozona - che in compenso arrivano i tuoni.
Dalla vittoria elettorale di Tsipras, Schäuble non ha fatto altro che fissare e fortificare paletti contro l'alzata di testa di Atene, sapendo bene, probabilmente, dove la sinistra radicale greca andava a parare.
SCHÄUBLE RESTA DURO. Depennare i tagli al sociale su lavoro e pensioni, imposti dalla cosiddetta agenda Ue sulle «riforme», riassumendo statali e rialzando le indennità come promesso da Syriza, è fuori discussione per un conservatore capitalista come Schäuble.
Interfaccia, per la sua storia politica, dei gruppi industriali e finanziari che rendono la Germania la locomotiva d'Europa e che, come altri grandi investitori, hanno forti interessi nelle privatizzazioni del cosiddetto piano di salvataggio greco.

Schäuble, factotum di Kohl, contro l'ex pupilla Merkel

Angela Merkel discute con il ministro Wolfgang Schäuble (Getty)


«Non vogliamo una Grexit, ma non siamo ricattabili».
«Finito il secondo programma di aiuti, fisseremo criteri severi». «Se la Grecia intende farsi aiutare dalla Russia, dalla Cina o dagli Stati Uniti ne saremo felici. Non temiamo il contagio»
«Atene la smetta di cercare capri espiatori. Il futuro della Grecia è nelle mani di Tsipras. Se il governo non accetta le sue responsabilità non possiamo escludere la sua uscita dall'euro», ha affermato a più battute Schäuble, che l'omologo greco Varoufakis ha definito «forza intellettuale dietro il progetto dell'Unione monetaria europea». In altre parole, l'architetto odierno dell'euro e del regime d'austerity.
SÌ AL REFERENDUM. In una delle ultime sue dichiarazioni, il ministro delle Finanze tedesco è arrivato ad auspicare un referendum greco sulla permanenza nella moneta unica.
«Potrebbe essere il provvedimento giusto per far decidere ai greci se accettare il necessario oppure l'altra cosa (cioè la Grexit, ndr). Se la volontà democratica del popolo ellenico è uscire dall'euro», ha detto, «dobbiamo accettarlo».
A differenza di Merkel, Schäuble sarebbe stufo di mediare, convinto dall'esito delle elezioni greche dell'inconciliabilità tra il programma di Tsipras e quello dell'Ue a trazione tedesca.
«Siamo d'accordo nell'essere in disaccordo», commentò già in uno dei suoi primi faccia a faccia con Varoufakis.
DUELLO CON MERKEL. Ma forse c'è di più dietro la rigida visione economica che, all'apparenza, lo smarca da Merkel.
Secondo altre indiscrezioni, puntando i piedi da volpe qual è Schäuble tenterebbe di inchiodare Atene alle riforme: «Se i greci diranno di sì sull'euro, poi dovranno prendersi per forza l'austerity», sarebbe il suo gioco politico.
Resta comunque curioso il presunto «duello sulla Grexit», descritto dai media tedeschi, tra la cancelliera e la colonna dei cristiano-democratici (Csu-Cdu) che, prima dell'ascesa di Angela nel partito, fu ministro dell'Interno e factotum di Helmut Kohl.

Twitter @BarbaraCiolli

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