Matteo Salvini Leader 150527203159
STRATEGIE 28 Maggio Mag 2015 0800 28 maggio 2015

Lega, Matteo Salvini studia la svolta moderata

Il leader del Carroccio è pronto ad archiviare il lepenismo. Ma dopo le Regionali. Obiettivo: rubare voti a Forza Italia. Intanto urla: «Radere al suolo i campi rom».

  • ...

Matteo Salvini, leader della Lega Nord.

Al piano di Silvio Berlusconi di annettere i voti leghisti in un listone unico dei moderati, il Carroccio sta già pensando di rispondere dal primo giugno, appena dopo le elezioni regionali, con un contropiano per prendere, invece, i voti in uscita da Forza Italia.
Matteo Salvini martellerà fino alla fine della campagna elettorale con gli slogan duri della svolta lepenista. Ma all’orrizzonte già si profila una Lega meno verde-nera e più verde-azzurra.
Una volta fatto il pieno dei voti della protesta dura e pura, ai piani alti di Via Bellerio già ragionano su come rilanciare i temi dell’autonomia e del federalismo, senza però tornare alla vecchia Lega, visto che l’obiettivo consolidato ormai è quello di fare del Carroccio un partito nazionale.
NO AL LISTONE UNICO. Definire la svolta che si profila “moderata” fa venire l’orticaria ai leghisti. Ma i temi che saranno al centro del congresso convocato da Salvini il 20 giugno a Milano (il giorno dopo tutti a Pontida), formalmente solo per adeguare lo Statuto alla nuova normativa sul finanziamento ai partiti, probabilmente riguarderanno quella svolta liberale che Forza Italia non ha attuato.
Spiega il capogruppo della Lega a Montecitorio Massimiliano Fedriga a Lettera43.it: «Siamo stati noi per primi a lanciare la flat tax e su questo dobbiamo tornare. Altro che scioglierci nel listone unico che vuole Berlusconi. Dobbiamo battere sui temi dell’economia e sulla sburocratizzazione dello Stato».
FEDRIGA BOCCIA REGUZZONI. Fedriga boccia anche il movimento “Repubblicani” che l’ex capogruppo leghista a Montecitorio Marco Reguzzoni lancerà il 2 giugno insieme con la dissidente di Ncd Nunzia De Girolamo: «Se si tratta di fare accordi con qualcuno noi non li facciamo».
Insomma, no e poi no al listone di Berlusconi che insieme con Salvini è stato invitato al debutto di Repubblicani. Apparentemente potrebbe sembrare un assist al leader di Forza Italia per portare voti leghisti nel nuovo contenitore del partito “Repubblicano”.

Bossi: «La svolta lepenista? Solo una scelta tattica»

Marco Reguzzoni e Umberto Bossi.

Reguzzoni, ingegnere e imprenditore, ex presidente di provincia più giovane d’Italia a Varese, prima ancora di Matteo Renzi, esponente di spicco del cosiddetto cerchio magico (il capostipite di tutti i “cerchi” in politica) di Umberto Bossi, del resto, con l’ex Cavaliere ha sempre avuto ottimi rapporti.
L’ex capogruppo, finito poi nel mirino dei “barbari sognanti” di Roberto Maroni, per Berlusconi ha sempre rappresentato il prototipo da lui tanto amato del giovane imprenditore prestato alla politica. Ma, al di là delle dichiarazioni ufficiali, il cantiere aperto da Reguzzoni, che precisa di restare un leghista «ma realista», potrebbe al contrario tornare utile alla stessa Lega e alla sua necessità di uscire dal lepenismo, per farsi partito di governo.
QUANDO SALVINI SI OPPOSE ALL'ESPULSIONE. Reguzzoni a Salvini ha detto: «Inutile arrivare anche al 20% se poi non si è in grado di arrivare alla guida di Palazzo Chigi». Osservazioni fatte anche dall’ala, predominante nei gruppi parlamentari, guidata da Giancarlo Giorgetti, l’economista bocconiano che da sempre nel Carroccio si muove come un Gianni Letta padano.
Un caso Reguzzoni, quindi, al momento non ci sarebbe. Salvini, informato dall'ex capogruppo con largo anticipo, così ha ragionato con i suoi: «Vediamo fin dove arriva». Fu del resto lui stesso a impedire l’espulsione di “Regu” (come lo chiamano in Via Bellerio) dal Carroccio guidato da Maroni.
CARROCCIO DI LOTTA O DI GOVERNO? Anche se vincerà in Veneto, confermando Luca Zaia alla guida della Regione, e dovesse sorpassare Forza Italia a livello nazionale, la Lega si troverà stavolta a dover scegliere davvero se essere Lega di lotta o Lega di governo.
L’affermazione di Zaia, leghista dai modi democristiani, radicatissimo sul territorio, potrebbe aiutare nella svolta moderata. O liberale, come preferiscono dire i leghisti. Dal momento che, come ha sostenuto Bossi, la svolta lepinista è andata bene ma «solo come scelta tattica».

Articoli Correlati

Potresti esserti perso