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GIUSTIZIA 28 Maggio Mag 2015 1708 28 maggio 2015

Regionali Campania: storia di De Luca, candidato sospeso

Il conflitto tra cariche. Poi la legge Severino. Cavilli e guai dell'aspirante governatore del Pd.

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Vincenzo De Luca e Matteo Renzi.

La legge Severino? Problema superato «perché non è applicabile per chi viene eletto per la prima volta. Quindi non verrò sospeso».
Parola di Vincenzo De Luca, candidato alla presidenza della Regione Campania, convinto di questo ius primi honoris.
Quindi non ci sarà nemmeno bisogno del solito ricorso al Tar.
Anche perché la Cassazione ha deciso che sulla Severino si potrà esprimere solo un giudice ordinario e non più il tribunale amministrativo.
«La sentenza nella sostanza non cambia nulla», ha aggiunto ottimista da Napoli il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi: «De Luca è candidabile ed eleggibile».
LA BLACK LIST DI BINDI. Peccato che a rompere le uova nel paniere ci si sia messa la commissione Antimafia presieduta da Rosy Bindi che il 29 maggio ha inserito lo sceriffo di Salerno nella black list degli impresentabili per la concussione di cui è accusato nell'ambito del processo Sea Park.
Nuvole pesanti sul cielo campano. Perché se eletto, il neo governatore potrebbe essere fatto decadere dalla mano di Matteo Renzi.
E la Campania resterebbe senza governatore, in attesa che la giustizia ordinaria faccia il suo corso.
NODO DI INCOSTITUZIONALITÀ. Ma non è finita qui.
Come ha ricordato Michele Brambilla su La Stampa, sulla Severino pende una questione di incostituzionalità da parte del Tar invocata dal sindaco di Napoli Luigi De Magistris.
E se la Corte costituzionale a ottobre dovesse dare ragione al tribunale amministrativo, tutto si azzererebbe con De Luca pronto a riprendersi la poltrona di governatore.
CORSI E RICORSI. Il ricorso di incostituzionalità del Tar, però, potrebbe a sua volta cadere nel nulla proprio per la decisione della Cassazione di togliere le competenze sulla Severino al tribunale amministrativo.
In questo caso De Luca tornerebbe ineleggibile.
Ma anche se decadesse il ricorso di Napoli, spiega a Lettera43.it il penalista Ugo Ruffolo, rimarrebbero in piedi altri procedimenti, come quello di Bari. E quindi la Consulta dovrebbe comunque esprimersi.
Un bel ginepraio legislativo. Ma niente paura: De Luca è abituato a navigare tra i cavilli legislativi, fatti di sospensioni e sospensioni di sospensioni. Perfettamente all'italiana.

L'incompatibilità delle cariche del sindaco-sottosegretario

Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno.

Ben prima della condanna in primo grado a un anno di reclusione e un anno di interdizione dai pubblici uffici per abuso d'ufficio, De Luca ha dovuto affrontare la decadenza da sindaco.
Nel 2013, con la nomina a sottosegretario del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti nel governo Letta, cominciarono i problemi.
COME LUI DELRIO. La carica era infatti incompatibile con quella di sindaco. Le dimissioni non vennero nemmeno prese in considerazione, meglio la decadenza in modo da far sopravvivere la legislatura.
Non un unicum nell'esecutivo Letta, visto che la stessa scelta venne fatta dail ministro degli Affari regionali Graziano Delrio, sindaco di Reggio Emilia.
SENTENZA DELL'ANTITRUST. La palla passò all'Antitrust che il 30 novembre 2013 stabilì l'incompatibilità delle cariche.
De Luca non si perse d'animo e ricorse al Tar contro l'Autorità. Il 24 gennaio 2014 il tribunale civile di Salerno sentenziò la decadenza da sindaco.
L'ordinanza fu poi sospesa dopo il ricorso in Appello. Fino al 3 febbraio 2015 quando De Luca è stato nuovamente sospeso per incompatibilità con l'incarico di sottosegretario.

La condanna in primo grado e la legge Severino

Paola Severino, ex ministro della Giustizia, il cui nome porta la legge anticorruzione 190/2012.

Poi arrivarono i guai giudiziari con la condanna in primo grado il 23 gennaio 2015.
Il prefetto di Salerno non potè che applicare la legge Severino e sospenderlo per 18 mesi dalla carica da sindaco.
«Mi sento persino inorgoglito», commentò sarcastico il primo cittadino, «della mia nuova veste di sindaco emerito. Affiancherò, come volontario, il sindaco-facente funzione per aiutarlo nella sua attività, e per portare a compimento opere importanti».
UN SINDACO SOSPESO. La prima giornata da «sindaco sospeso» fu come tutte le altre: «Stamattina», raccontò, «sono andato al Comune alla solita ora e l'ho fatto con grande serenità, e con un senso di gratitudine verso i tantissimi che mi hanno espresso piena solidarietà. Ringrazio il presidente dell'Anci Fassino, che mi ha confermato di aver promosso un gruppo di lavoro misto Anci autorità anti corruzione, per l'elaborazione di una nuova proposta sull'abuso di ufficio».
A dare una mano allo sceriffo ecco però di nuovo il Tar, questa volta della Campania, esattamente come accadde con il sindaco di Napoli Luigi De Magistris.
RISORTO TRE GIORNO DOPO. Così tre giorni dopo De Luca è stato reintegrato a seguito della sospensiva della sospensione della prefettura.
E ora si resta in attesa della pronuncia della Corte costituzionale. «Ritengo insopportabile», ha detto il vice sindaco di Salerno Vincenzo Napoli, «che una sentenza per me inspiegabile e un dispositivo di legge ingiusto e incostituzionale (la legge Severino) possano intervenire pesantemente sulla vita politica e amministrativa cittadina, annullando meriti indiscussi e tangibili e mettendo in mora un mandato elettorale affidato con la percentuale del 75%».
De Luca ci era andato meno per le sottili definendo la sentenza semplicemente «demenziale».

L'abbandono di Palazzo Santa Lucia dopo la sconfitta del 2010

Il premier Matteo Renzi col presidente della Regione Campania Stefano Caldoro e il sindaco di Napoli Luigi De Magistris.

Vada come vada, il problema si pone solamente nel momento dell'elezione.
E se De Luca perdesse? Contro Stefano Caldoro è già successo nel 2010: 43,03% contro il 54,27%.
Ma De Luca decise di lasciare il Palazzo Santa Lucia e l'opposizione per restare sindaco di Salerno. Tradendo, secondo molti, la fiducia che gli elettori gli avevano accordato.
GUAI GIUDIZIARI IN CORSO. E poi restano i processi in corso. Quelli con condanna in primo grado: stipendi d'oro, diffamazione aggravata ai danni di Marco Travaglio e, per l'appunto, l'abuso d'ufficio per il termovalorizzatore.
E quelli ancora senza sentenze: il Crescent per abuso d'ufficio, falso ideologico e lottizzazione abusiva e il Sea Park per corruzione, truffa aggravata, truffa, falso, associazione a delinquere e concussione.
I primi quattro capi d'imputazione sono caduti in prescrizione nel 2012, ma De Luca ha rifiutato la 'scorciatoia'.

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