Famiglie Arcobaleno 150416091822
SPACCATURA 28 Maggio Mag 2015 1540 28 maggio 2015

Unioni civili, i frondisti del Pd

Quattro senatori dem presentano un ddl alternativo al testo 'Renzi'. Altri 18 si schierano con loro. E contro la stepchild adoption. Mentre crescono i dubbi sulla reale posizione del premier.

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Manifestazione delle Famiglie Arcobaleno.

Era il novembre del 2012 e l'allora candidato alle primarie del Partito democratico Matteo Renzi modificò in corsa il suo programma sui diritti civili, aggiungendo un punto dedicato alle famiglie omogenitoriali.
Nel decalogo di proposte pubblicate sul sito www.matteorenzi.it, nel capitolo “Diritti all'altezza dei tempi” si poteva leggere: «Riconoscere ai bambini nati e cresciuti in famiglie omogenitoriali i diritti di tutti gli altri bambini, a cominciare dal diritto di adozione da parte del genitore non biologico ('stepchild adoption'), similmente a quanto previsto dalle legislazioni tedesca e finlandese. Questa soluzione garantisce l'interesse del bambino in quanto evita traumi nel caso di perdita del genitore biologico e garantisce la possibilità al bambino di non perdere il contatto con la figura dell'altro genitore».
Basta ripercorrere grazie ad archive.org le schermate precedenti del sito per vedere che quel punto a ottobre, solo un mese prima, non c'era.
RENZI E L'INCONTRO CON LE FAMIGLIE ARCOBALENO. Secondo il settimanale Vita, attento ai temi cattolici, quel passo avanti – «rivoluzionario» lo definì Ivan Scalfarotto, attuale relatore della legge sull'omofobia impaludata in parlamento da un anno – era il frutto di un colloquio che il futuro segretario del Pd aveva avuto con le famiglie arcobaleno di Firenze. Cioè con quei nuclei formati da una coppia dello stesso sesso, in cui almeno uno dei due partner ha un figlio biologico.
I bambini in queste condizioni sono 100 mila in Italia, secondo una ricerca condotta da Arcigay con il patrocinio dell'Istituto superiore di sanità, che ancora oggi è presa come riferimento per dare una dimensione del fenomeno anche se risale ormai al 2005. E Renzi, che da cattolico non ha mai aperto alle adozioni tout court per le famiglie gay, pensava che fosse giusto tutelarli.
LA FRONDA DI UN QUINTO DEL GRUPPO AL SENATO. Quella promessa è stata tradotta nella proposta di legge sulle unioni civili presentata dal senatore del Pd Luigi Manconi il 15 marzo 2013 e cofirmata da Paolo Corsini il 21 marzo 2013.
Alla Camera la deputata democratica Pia Locatelli ha depositato una proposta simile il 30 aprile 2014. Ma il disegno di legge di Manconi è quello su cui si è aperta la discussione in commissione al Senato (il 26 marzo 2015) e la relatrice del testo, Monica Cirinnà, è attualmente la voce ufficiale del Pd sulle unioni civili.
Tuttavia, a marzo 2014 quattro altri senatori, Stefano Lepri, Emma Fattorini, Mauro Del Barba e Francesco Scalia hanno presentato un disegno di legge alternativo rispetto a quello ufficiale del partito. In cui il principio della stepchild adoption è cancellato. Quel testo è stato cofirmato da 22 senatori, cioè praticamente un quinto dei 113 senatori del Pd: una vera e propria fronda interna che mette in discussione le promesse di Renzi e che potrebbe essere la base d'accordo con il centrodestra.

La proposta di Matteo Renzi sulle famiglie omogenitoriali aggiunta al suo programma nel novembre del 2012.

I frondisti? Renziani e dirigenti dell'ex Margherita

Matteo Renzi.

I primi firmatari della legge che cancella la stepchild adoption sono tutti esponenti di provata fede renziana.
Lepri è uno dei quattro vicepresidenti del capogruppo Luigi Zanda. Sostenitore di Renzi della prima ora, fiorentino come il premier, ma laureato in Economia a Torino, è stato assessore ai servizi sociali con Sergio Chiamparino. Proviene dall'esecutivo della Margherita regionale di cui è stato anche capogruppo fino al 2007, quando è diventato vicepresidente del gruppo democratico.
Oggi Lepri è tra i fedelissimi del governo, relatore della riforma del Terzo settore e subito dopo l'approvazione della nuova legge elettorale è riuscito a portare il potente sottosegretario Luca Lotti e il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini a Torino a discuterne con gli elettori.
CRITICHE GIÀ NEL 2013. Fattorini è una professoressa di Storia contemporanea, specializzata in Storia della Chiesa e nota per le sue ricerche sull'archivio segreto Vaticano, dal 2006 al 2013 è stata membro del comitato nazionale di Bioetica e già a dicembre del 2013 aveva esposto le sue critiche nei confronti delle proposte presentate dai suoi colleghi senatori sulle unioni civili sul quotidiano della Margherita Europa, con cui ha a lungo collaborato.
Scalia è stato il presidente della confederazione più potente del partito di Fioroni, quella del Lazio. Mentre Del Barba, originario di Sondrio e anche lui ex margheritino, ricopre attualmente il ruolo cruciale di segretario della commissione Bilancio e di tesoriere del gruppo dem a Palazzo Madama ed è salito alle cronache anche per aver provato a estendere il sistema maggioritario con ballottaggio dell'Italicum anche al Senato, per evitare di dover attendere l'abolizione della Camera Alta prima di tornare al voto.
CONTRO LA STEPCHILD ADOPTION. I senatori hanno annunciato la proposta alternativa sulle adozioni sul sito del Pd, sconfessando le iniziative dei loro colleghi.
«Secondo Fattorini e Lepri», si legge nel comunicato pubblicato sul portale del Pd, «in parlamento si sono accumulate decine di proposte di legge che, lacerate da estremismi diversi, non hanno trovato una sintesi condivisa sulle unioni civili».
E a un anno di distanza chiedono che il testo in discussione sia modificato in base alla loro proposta. Se passasse la linea di Lepri & Co, i bambini delle coppie omogenitoriali non potrebbero essere adottati dal compagno del loro genitore biologico. Le cosiddette famiglie arcobaleno potrebbero ricorrere all'affido ma, come ha spiegato a Lettera43.it la deputata dem Michela Marzano, si tratta di un istituto giuridico temporaneo in teoria destinato a risolvere i casi di disagio familiare.
PROMESSA NON MANTENUTA. Renzi aveva promesso di varare la legge sulle coppie dello stesso sesso sul modello tedesco, tutela delle famiglie arcobaleno e dell'«interesse del bambino» comprese, entro i primi 100 giorni di governo. Non ce l'ha fatta.
E oggi il ddl affronta il fuoco di fila dell'ostruzionismo del Nuovo centrodestra, suo alleato di governo. Ma anche dei suoi fedelissimi, con il favore di un quinto del gruppo di Palazzo Madama, che nei fatti cancellano una sua stessa promessa elettorale.
Possibile che il nodo non abbia sollevato alcun richiamo alla linea del partito? I malumori interni crescono. E prima o poi il leader democratico dovrà chiarire se i frondisti hanno preso un'iniziativa autonoma o se si è deciso deliberatamente di trovare un ponte con il partito di Carlo Giovanardi. Per ora il dubbio lecito è che il premier abbia ricambiato idea.

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