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POLEMICHE 29 Maggio Mag 2015 0731 29 maggio 2015

Amministrative e Regionali, la Chiesa nell'urna

Vescovi negli spot elettorali a loro insaputa. Santini politici nell'acquasantiera. Endorsement sconvenienti. Gli incroci tra fede e voto. Farinella: «Episodi gravi».

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Un santino nell'acquasantiera della chiesa di San Giovanni Evangelista di Giugliano.

La Chiesa nell’urna. E le immagini dei candidati nell’acquasantiera.
Così un vescovo finisce a sua insaputa su un manifesto elettorale e un “collega” è costretto a chiedere scusa dopo aver appoggiato una candidata della Lega.
A rendere le campagne ancora più accese, insomma, ci si mettono proprio gli uomini di Chiesa, trascinati consapevolmente e inconsapevolmente nel clima elettorale.
L’ultimo in ordine di tempo è stato il vescovo di Aversa e vicepresidente della Conferenza episcopale italiana, Angelo Spinillo, la cui immagine è finita sul manifesto di un candidato al Consiglio comunale di Caivano, Lorenzo Maggio. Attraverso l’ufficio comunicazioni sociali della sua diocesi è stato precisato che monsignor Spinillo «è completamente estraneo» e che l’immagine incriminata «è stata prodotta a sua insaputa».
SANTINI DEI POLITICI NELL'ACQUASANTIERA. In una nota ufficiale il diktat: «Prendendo del tutto le distanze da tale iniziativa, si chiede a chiunque ne abbia responsabilità di ritirare le immagini che coinvolgono il vescovo in momenti elettorali cui egli, nel rispetto verso tutti, rimane assolutamente estraneo e chiede a tutti i candidati di non impiegare foto riguardanti il vescovo di Aversa per materiale utilizzato a fini elettorali».
Questo accade nella stessa regione, la Campania, dove a metà maggio alcuni candidati hanno lasciato i loro “santini” in un’acquasantiera della chiesa di San Giovanni Evangelista di Giugliano, in provincia di Napoli, dove si vota anche per le Amministrative, dopo che il Comune è stato sciolto per infiltrazioni camorristiche.
Durissima la reazione del parroco, don Franco Palmieri, che ha invitato i fedeli a non votare i politici in questione, quelli dei “santini” che lui è stato costretto a tirare fuori dall’acqua uno a uno.
ZENTI, ENDORSEMENT E SCUSE. Si è chiusa con le scuse del diretto interessato un’altra polemica tutta made in Veneto. All’origine una mail del vescovo di Verona Giuseppe Zenti inviata una settimana fa a 400 insegnanti di religione con la quale manifestava il suo appoggio a una candidata della Lega, Monica Lavarini, un’infermiera ex consigliere comunale della lista Tosi, membro del simposio dei Laici e inserita nella lista civica di Luca Zaia.
A Verona è scoppiata una bufera. La mail è stata stoppata, ma ormai tutti ne conoscevano il contenuto e inevitabili sono arrivate anche le spiegazioni del monsignore: «Chiedo scusa se sono sono stato frainteso, mi sono appellato al mio senso di pastore che si interessa delle famiglie in difficoltà, in particolare delle realtà socialmente deboli».
Poi il cenno alla par condicio: «Invito qualunque altro candidato a proporre il suo programma se fosse egualmente condivisibile». Le reazioni? Zaia ha preferito non commentare, ma lo scossone ha provocato conseguenze all’interno della Chiesa di Verona. Ed è intervenuto il patriarca di Venezia Francesco Moraglia: «A noi compete dare delle indicazioni politiche sui valori, confidando sulle persone che sappiano discernere in modo corretto».

Le critiche di Pd e M5s: «Che imbarazzo, episodi senza precedenti»

Il cardinale Angelo Bagnasco.

Meno diplomatici il deputato Pd Vincenzo D’Arienzo, che si sente «imbarazzato come cattolico», e la pentastellata Francesca Businarolo: «Quanto accaduto nella Chiesa di Verona non ha precedenti. L’indicazione per un candidato vicino alla Lega, partito che non si è certo distinto per l’attenzione al “sociale debole”, suona perfino paradossale».
E si torna in Campania, a Sorrento per la precisione, dove si vota anche per le Comunali e dove don Giovanni Ferraro, parroco della frazione collinare di Casarlano, rammaricato per la coincidenza del mese mariano con la corsa al voto, ha scritto sui social network: «Durante quest’ultimo mese di campagna elettorale sarà certamente all’opera Satana».
Non le manda a dire su ciò che sta accadendo don Paolo Farinella, parroco da sempre contro corrente della chiesa di San Torpete a Genova, che solo poche settimane fa in un’intervista ha paragonato Matteo Renzi a Benito Mussolini. Mentre la Curia di Genova sostiene la renziana Raffaella Paita, l’associazione di Farinella è vicina all’Altra Liguria.
PAITA, FARINELLA BACCHETTA BAGNASCO. E il parroco si scaglia proprio contro quegli uomini di Chiesa che «dopo la fine della Democrazia cristiana annaspano e si muovono secondo le esigenze, molti sono succubi e non accettano la visione laica della politica di papa Francesco». Poi c’è qualcuno, aggiunge, «come il vescovo di Aversa, che di fronte a fatti gravi ed eclatanti, si accorge che qualcosa non va. E infine ci sono Zenti, che sostiene apertamente Zaia, e l’arcivescovo Angelo Bagnasco, che con le sue dichiarazioni fa intendere la sua posizione sulla candidata del Pd».
Farinella si riferisce a Paita, assessore alle Infrastrutture e alla Protezione civile, indagata per omissione in atti d’ufficio per mancata allerta, concorso in disastro colposo e omicidio colposo nell’ambito dell’inchiesta sull’alluvione di Genova del 9 ottobre scorso.
IL MONITO DI FRANCESCO AI VESCOVI. «Chissà perché le indagini esplodono sempre in certe ore della storia, della città, della nazione», aveva commentato Bagnasco. Farinella ritiene che alcuni appoggi, poi, si basino solo sui nomi e non sulla sostanza, sui contenuti dei programmi: «Certi vescovi diventano funzionari governativi, prova ne è che nessuno è intervenuto nei vent’anni in cui governava Berlusconi. La situazione è questa e papa Francesco è isolato».
E proprio ai vescovi si è rivolto Bergoglio in apertura dei lavori dell’Assemblea generale della Cei: «I laici che hanno una formazione cristiana autentica, non dovrebbero aver bisogno del vescovo-pilota, o del monsignore-pilota o di un input clericale per assumersi le proprie responsabilità a tutti i livelli, da quello politico a quello sociale, da quello economico a quello legislativo. Hanno invece tutti la necessità del vescovo pastore».

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