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COLLASSO 30 Maggio Mag 2015 1700 30 maggio 2015

Il Burundi al voto tra rivolte armate, default e colera

Il contestato Nkurunziza si ricandida. Stroncando il malcontento col terrore. Popolazione in fuga, epidemie e crisi economica: il Paese africano sprofonda.

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Negli Anni 90 esplose la guerra degli huti contro i tutsi, prodromo del genocidio in Ruanda.
Stavolta sarà la guerra di tutti, se il due volte presidente del Burundi Pierre Nkurunziza non riuscirà a stroncare il malcontento seminando, come nel 2010, paura e morte.
Non una guerra etnica, ma una guerra dei poveri contro i corrotti.
Del Burundi, del Congo dove pure Joseph Kabila è al potere dal 2001, e ancora una volta del Ruanda di Paul Kagame che vuole cambiare la Costituzione.
100 MILA PROFUGHI. Gli oltre 20 morti e 100 mila profughi scappati oltre frontiera non smuovono Nkurunziza a ritirare la candidatura.
Il leader dell'opposizione Zedi Feruzi, dell'Unione per la Pace e lo Sviluppo, è stato ucciso a mitragliate davanti a casa insieme con la sua guardia del corpo.
Esercito e polizia reprimono le proteste con le pallottole e il golpista Godefroid Niyombare, compagno di partito di Nkurunziza, ma contrario alla sua rielezione, è stato fatto fuori.
GOLPE FALLITO. I gregari del putsch sono stati arrestati e di lui, generale ed ex capo dell'esercito, non si hanno più notizue.
Il colpo di mano annunciato alla radio è fallito.
Ma si continua a manifestare contro il vincitore scontato delle Presidenziali del 26 giugno 2015.
La popolazione non lo vuole più e fugge. Ha paura della crisi politica che sta portando il Burundi al crac economico.


Stop agli aiuti, elezioni finanziate con i soldi di scuola e sanità

Polizia contro manifestanti in Burundi (Getty).


Bujumbura, epicentro delle proteste, è una capitale fantasma.
Dal centro e dalle zone anche periferiche degli scontri è molto difficile spostarsi.
Ong come il Comitato di collaborazione medica (Ccm) e la delegazione dell'Unione europea hanno fatto rientrare il loro personale espatriato, per le condizioni di sicurezza sempre più critiche, lasciando a operare i locali.
L'annuncio di Nkurunziza, leader del Consiglio nazionale per la difesa della democrazia - Forze per la difesa della democrazia (Cndd-Fdd) - e presidente dalla fine della guerra civile nel 2005, di correre per un terzo mandato ha scatenato il furore popolare e bloccato le donazioni internazionali.
REDDITO MEDIO SOTTO I 300 EURO. Più della metà del budget statale dipende dagli aiuti stranieri in un Paese dove il reddito medio è inferiore a 300 euro l'anno, ma gli ex colonizzatori del Belgio hanno sospeso i finanziamenti finché Nkurunziza non si ritirerà.
La moneta sta crollando, i servizi nelle città sono via via fermati, i beni di prima necessità iniziano a scarseggiare.
Le zone rurali non sono ancora paralizzate.
«Ma con la stasi di tutte le attività produttive nella capitale e i tagli, da un mese, a scuole e sanità per mandare avanti comunque la propaganda elettorale, si prospetta una crisi umanitaria importante», spiega a Lettera43.it Giulia Lanzarini, responsabile per il Burundi del Ccm.
«A Bujumbura le manifestazioni si sono attenuate», racconta.
UN VOTO BOICOTTATO. C'è fatica, certamente anche più paura dopo il tentato golpe e le rappresaglie.
«Ma Nkurunziza non ha intenzione di cambiare linea. L'opposizione promette il boicottaggio. A ridosso del voto ci potrebbero essere nuovi morti».
Tempo un mese, gli economisti prevedono il collasso. «Non si potranno più pagare i salari», «neanche contadini delle campagne non avranno più clienti».
La Costituzione burundese vieta una terza rielezione, ma Nkurunziza insiste nel dichiarare legittima la sua corsa perché al primo mandato sarebbe stato votato dal parlamento, non dal popolo.

Fuga in Ruanda, Tanzania e Congo: lo spettro della guerra di 10 anni fa

Le proteste a Bujumbura (Getty).


Niyombare, ex guerrigliero hutu come il presidente, è stato destituito da capo dei servizi segreti per averlo contestato.
«Spero solo che non ci ammazzino», ha detto prima che il suo auto-proclamato Comitato di salvezza nazionale fosse sconfitto.
Altri leader dell'opposizione starebbero sparendo, in una capitale sigillata dalle forze dell'ordine.
Croce rossa internazionale e Onu non hanno dati ufficiali sui morti e sui profughi dell'ultima settimana, ma il numero starebbe crescendo.
RAPPRESAGLIA DI STATO. Al golpe fallito sarebbe seguita la rappresaglia degli squadroni della morte.
Anche con minacce, il partito di Cndd-Fdd di Nkurunziza starebbe facendo pressioni sui comitati locali per essere votato.
Dopo aver abbandonato il Paese, il vice presidente della Corte costituzionale Sylvere Nimpagaritse ha denunciato intimidazioni ai giudici che hanno legittimato la ricandidatura.
Come l'85% dei burundesi, Nkurunziza è hutu, non è una guerra dei tutsi.
Ma le ferite dei 12 anni e oltre 300 mila morti di guerra civile sono ancora sulla pelle della popolazione.
In centinaia sono in fila all'Ufficio per l'immigrazione per documenti e passaporti verso il Rwuanda, il Congo e la Tanzania.
L'EPIDEMIA DI COLERA. Colette, spinta dalla madre a salvarsi, a 18 anni è tra chi è scappato «senza vestiti e con pochi soldi, marciando per 12 ore».
Solo il Rwanda ne ha accolti 2 mila, altri 1.000 sono attesi nel Paese che rischia l'effetto domino. Donne e bambini sono «esposti a malattie e altre violenze. Molti richiedenti asilo sono minori, alcuni di loro non accompagnati. Per esperienza c'è il pericolo imminente di abusi fisici e sessuali», dice a Lettera43.it l'Ong Plan Italia che ha raccolto le loro storie.
In un campo profughi burundesi in Tanzania un focolaio di colera ha infettato 3 mila persone e ne ha uccise 31, al ritmo di 300 contagi al giorno.

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