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MUM AT WORK 30 Maggio Mag 2015 1400 30 maggio 2015

Madri single in povertà, problema tutto italiano

Il 28% delle mamme divorziate va in crisi. In Europa non si lascia il lavoro per i figli.

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In Italia il 28% delle mamme single è sotto la soglia di povertà.

La super donna e la mamma multi tasking? Una bufala.
Parola di Enrica Tesio, mamma di due bambini che lavora in pubblicità e ha da poco pubblicato La verità, vi spiego, sull’amore.
«Anche io sono inciampata nella favola della madre che vuole tenere tutto quanto in equilibrio».
Tutto quanto = figli, lavoro, casa, vita sociale. Da single.
A Lettera43.it dice che «dopo tre mesi che scrivevo sul mio blog, Tiasmo, mi chiama Mondadori e mi propone di scrivere un libro». Online e su carta, Tesio racconta la sua vita da single-worker-mum.
«SINGLE, MA NON SOLA». «Sì, sono single, ma non sono sola. La separazione ha aiutato molto il mio ex compagno a prendersi le sue responsabilità con i bambini. E poi mi sento molto fortunata, perché ci vogliamo un gran bene e abbiamo trovato il nostro equilibrio come famiglia», spiega Tesio.
Il segreto per non impazzire è “allargare la rete”, “aprirsi”. «Un tempo avevamo le famiglie allargate e tra nonni, bisnonni e zii le mamme erano più protette. Una mamma non è abbastanza persone per un figlio e contemporaneamente lei stessa ha bisogno di avere una rete intorno», riflette la scrittrice.
FENOMENO IN AUMENTO. Nel suo libro Tesio racconta che la vera famiglia sono nonni e genitori, ma anche amici vecchi e nuovi.
Il “fenomeno” delle famiglie monogenitore, secondo gli ultimi dati Istat, si sta allargando.
Oggi in Italia se ne contano oltre 2 milioni e mezzo.
«Da noi la monogenitorialità è legata alla separzione e al divorzio, per questo è un trend in crescita, perché aumentano le separazioni e i divorzi», spiega Cristina Solera, PhD in Social and Political Sciences, Assistant Professor of Sociology all’Università di Torino.
MONOGENITORI, 8,6%. «Si tratta comunque di un fenomeno molto contenuto rispetto ad altri Paesi. In Italia nel 2010 si contavano 8,6% di famiglie con un genitore. Nel Regno Unito il 25%», continua.

Il modello da seguire è svedese: lì le donne non lasciano il lavoro

La professoressa Solera racconta a Lettera43.it che all’inizio le separazioni e i divorzi erano un fenomeno circoscritto al Nord e alle fasce con istruzione elevata e alto livello sociale.
Perché in assenza di un welfare che sostiene le famiglie e senza politiche di conciliazione la selezione per chi poteva o non poteva separarsi era ex ante.
Le prime separate erano donne più “forti” che non avevano aderito al modello classico di madre e moglie e che lavoravano. Fatto non scontato nell’Italia di qualche anno fa.
MAMME PIÙ DEBOLI. Oggi assistiamo a una democratizzazione del divorzio, perché si sciolgono anche le famiglie con un reddito medio.
E qui il rischio è la povertà. Delle madri. Perché sono quelle che tradizionalmente di fanno carico della cura dei figli e che trascurano o abbandonano il lavoro, quindi sono meno “forti”.
«Tutti i dati che abbiamo a disposizione dimostrano che l’unico vero antidoto a non far cadere le madri - e i figli - in povertà, è la forza con la quale la donna partecipa al mercato del lavoro. Se ha una carriera continua e non si ferma per la nascita dei figli, in caso di una separazione sarà economicamente autonoma».
LA CHIAVE? LAVORARE. In Italia il 28% delle madri single vivono sotto la soglia di povertà, in Svezia questo dato è l’1%.
«Il successo svedese è dato dal fatto che le donne lavorano. Lavorare per le madri è una condizione normale. È stata resa normale dalle politiche non solo di trasferimento del reddito, ma anche dalle politiche di conciliazione», precisa la ricercatrice da Torino.
In Italia le politiche del lavoro sono passive, non attive.
CONCILIAZIONE INSUFFICIENTE. E le politiche di conciliaizone stanno facendo capolino, ma non si sono ancora realizzate. Vedi il Jobs act.
«Ma se la conciliazione si tematizza solo per le donne vuol dire che il carico della cura dei figli ricade solo sulla madre. Che dovrà rifugiarsi in un part-time e rinunciare alla carriera», prosegue la professoressa Solera.
Insomma, paradossalmente potremmo dire che le politiche di conciliaizone devono sostenere le donne a lavorare e gli uomini a non lavorare, perché se si concentrano sulle donne riproducono il sistema in atto: alla mamma la cura dei figli (più il lavoro part-time), al papà la responsabilità economica.

Twitter @francesca_gui

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