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SCHEDA 31 Maggio Mag 2015 0700 31 maggio 2015

Elezioni regionali, le 10 sfide nel voto del 31 maggio 2015

Renzi sotto esame. Il colpo di coda di Silvio. Gli sgambetti firmati Civati e Fitto. Impresentabili, trasformisti e laboratori politici: la tornata elettorale a raggi X.

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Urne aperte: 21 milioni 859 mila 325 italiani sono chiamati a rinnovare i Consigli di sette Regioni (Liguria, Veneto, Toscana, Umbria, Campania, Puglia e Marche) e le amministrazioni di 742 Comuni, tra cui 17 capoluoghi di provincia.
Si vota solo nella giornata di domenica 31 maggio, dalle ore 7 alle 23, eccezion fatta per la Sicilia, dove i seggi restano aperti anche lunedì primo giugno, dalle 7 alle 15.
Dietro questa consultazione si annidano diversi aspetti interessanti.
REFERENDUM NAZIONALI. Come spesso avviene, almeno da un ventennio, anche quelle che sono elezioni amministrative si trasformano inevitabilmente in una sorta di referendum per partiti e leader nazionali.
Chi sta al governo, o comunque in maggioranza, desidera avere conferme se il lavoro svolto è di gradimento dei cittadini.
Mentre chi è all'opposizione cerca in tutti i modi di svitare i bulloni dalle seggiole degli avversari.
GENERAZIONI A CONFRONTO. Lettera43.it ha provato a individuare i punti principali di interesse di questo giro di elezioni regionali e comunali, dove alla fine si sono scontrati leader emergenti di una nuova generazione, leader di quella precedente che sembravano sul viale del tramonto, dissidenti che hanno trovato la forza e il coraggio di lasciare i partiti di appartenenza e il nuovo corso di movimenti di protesta ormai diventati organici al sistema politico.

1. Renzi sotto esame: il suo decisionismo premiato o bocciato?

Giocoforza è il presidente del Consiglio in carica, Matteo Renzi, l'osservato speciale di queste elezioni.
La sua ascesa è stata favorita dall'immagine di condottiero deciso e spesso spavaldo, finanche al limite dell'arroganza, ma comunque efficace per smuovere le paludi della politica.
NEL 2014 PD AL 40,8%. Sin da quando ha piantato le tende a Palazzo Chigi, nel febbraio del 2014, ha voluto imprimere una velocità doppia a tutta l'azione del governo e del parlamento, catturando le simpatie di una buona parte di italiani (che alle Europee del 2014 premiarono il suo Pd con il 40,8% dei consensi), ma allo stesso tempo attirandosi le ire di una parte della sua stessa area di appartenenza, il centrosinistra, e anche di un pezzo di centrodestra refrattario al suo fascino.
PREMIER AVANTI TUTTA. In 15 mesi rivendica successi come la legge elettorale, quella anti-corruzione, la prima parte di riforma della giustizia, gli 80 euro, l'Irap diminuito, la fatturazione elettronica, il 730 precompilato, l'avvio del dibattito parlamentare sulla buona scuola, il rilancio dell'ediliza scolastica, l'abolizione del bicameralismo perfetto, la cancellazione di enti inutili come il Cnel, la normalizzazione di alcune realtà a partecipazione statale e molto altro.
CIVATI E FI STRAPPANO. Ma questi, paradossalmente, sono anche i motivi per cui, per esempio, gente come Pippo Civati - nel 2010 suo socio di “rottamazione” alla Leopolda - ha deciso di lasciare il Partito democratico.
Così come una parte dell'opposizione che prima partecipava al piano di riforme scritto col Patto del Nazareno e poi ha abbandonato il tavolo.
Queste amministrative, nell'immaginario collettivo, servono anche per orientarsi verso la linea più apprezzata dagli italiani: meglio il decisionismo (anche se a volte pure troppo frettoloso e imponente) del premier o il “benaltrismo” delle opposizioni?

2. L'ultimo ruggito di Berlusconi: Silvio è sempre Silvio?

Per anni è stato definito un “animale da campagna elettorale”, ma i giudizi sul suo operato come premier non sono mai stati lusinghieri.
Ora Silvio Berlusconi vuole almeno riappropriarsi del primo appellativo, perché sul suo ritorno a Palazzo Chigi ormai non scommette più.
Stavolta davvero, però.
SERVIZI SOCIALI E ASSOLUZIONI. Da quando si dimise nel novembre 2011, l'ex Cavaliere è stato sempre in un semi-isolamento politico: chiuso nelle mura dorate di Arcore o nel poco luminoso mega appartamento di Palazzo Grazioli, facendosi vedere poco in giro, nei talk show, alle cerimonie ufficiali, ai comizi.
Nel mezzo ci sono stati anche anche la condanna e i servizi sociali a Cesano Boscone, ma anche l'assoluzione dal processo che più di tutti lo ha colpito: quello denominato “Ruby”, per prostituzione minorile.
PRONTO UN NUOVO PATTO? Doveva e voleva scrollarsi di dosso un'accusa infamante, ora però vuole anche riprendere forza contrattuale con Renzi, perché una volta finita la campagna elettorale, nonostante lui lo smentisca, un nuovo Patto del Nazareno deve essere stipulato.
Nel sottotesto dei suoi discorsi da campagna elettorale lo dice apertamente, per chi vuole capirlo.
Perché da un lato sostiene che se finisse 4-3 (indipendentemente se a favore del Pd o di Forza Italia), Renzi sarà costretto a dimettersi. Ma dall'altro parla di legislatura che oggettivamente deve finire nel 2018. Le due cose non stanno insieme.

3. Il laboratorio Liguria: Civati sgambetterà il premier?

Al di là del futuro della Regione, sotto la Lanterna si gioca una partita fondamentale all'interno del centrosinistra.
Pippo Civati, fresco di scissione dal Pd, si è accodato a Luca Pastorino nella sfida alla renzianissima candidata dem, Raffaella Paita, fortemente voluta e sostenuta proprio da Renzi.
UN'OPA SUL CENTROSINISTRA. Il sindaco di Bogliasco, nonché deputato oggi del gruppo Misto, ha come obiettivo quello di non far vincere l'ex compagna di partito, ma non per uno sgarbo personale (anche se tra i due non c'è feeling), semmai per lanciare un'Opa sulla leadership del centrosinistra di domani, che ovviamente non prevede la permanenza del Matteo fiorentino ai vertici, bensì quella del suo fraterno amico e sodale Civati.
MA BERSANI STA CON RENZI. L'effige scelta è quella dell'associazione “Possibile” che potrebbe diventare qualcosa di più grande nel caso in cui il target fosse raggiunto.
Dove per target si intende: vittoria di Pastorino alle Regionali o comunque la non-vittoria della Paita, o ancora la vittoria del forzista Giovanni Toti. Per la cronaca: Pier Luigi Bersani in Liguria sta con Renzi.

4. Il rassemblement del centrodestra: l'esperimento umbro può funzionare?

Sono settimane che Berlusconi ha rilanciato il progetto di «rassemblement dei moderati italiani, che li trasformi da maggioranza numerica in maggioranza politica».
E anche se alcuni pezzi di Forza Italia e del fu Pdl sono ormai lontani, c'è sempre la speranza di riportarne basi e alcuni vertici all'ovile di Silvio.
Non Angelino Alfano e Raffaele Fitto, ormai definitivamente banditi dal desco berlusconiano, ma i loro elettori, e parte dei loro eletti, sono e saranno sempre i benvenuti.
UNA PIDDINA POCO RENZIANA. In Umbria il centrosinistra ha schierato l'uscente Catiuscia Marini, non proprio una renziana doc, ma comunque fedele alla “ditta” anche con il rottamatore in cabina di pilotaggio.
Alla governatrice il centrodestra ha opposto Claudio Ricci, attuale sindaco di Assisi, sostenuto da Forza Italia e Lega, ma anche da Udc, Ncd e Fratelli d'Italia.
NAZARENO NON STAI SERENO. Insomma, il primo vero banco di prova per un eventuale rassemblement nazionale. E stando ai rumor “clandestini” c'è poco da stare sereni, dalle parti del Nazareno...

5. Il Veneto, roccaforte leghista: resisterà agli assalti?

È stata attaccata praticamente su tutto: per la giravolta da Bersani a Renzi, per aver lasciato prima il seggio di Roma per andare a fare la capolista alle Europee del 2014, poi per aver lasciato Strasburgo per correre alle primarie in Veneto per la scelta del candidato governatore.
E anche per la sua autodefinizione di “lady like”, ovvero di donna curata e attenta all'aspetto fisico.
Però va detto che Alessandra Moretti il mazzo se l'è fatto, in giro per tutto il territorio, toccando tutti e 579 Comuni della regione in 100 giorni di campagna elettorale.
ZAIA RESTA SOLIDO. Forse non servirà a battere lo stra-favorito Luca Zaia, governatore uscente, espressione del Carroccio a trazione Salvini, che sembra poter vincere anche senza l'espulso sindaco di Verona, Flavio Tosi.
Però una cosa l'ha dimostrata, la Moretti: che lavorando sodo qualcosa si può smuovere anche nelle roccaforti più difficili da assaltare.
FI NON PERVENUTA. Non pervenuta Forza Italia, che comunque potrebbe rivelarsi fondamentale per la vittoria, ma irrilevante politicamente in Consiglio.
Per Berlusconi, però, «non cambia niente se Salvini prende un voto in più di noi».

6. Le porte girevoli nelle Marche: la va o la Spacca?

Interessante vedere il risultato della sfida tra l'uscente Gian Mario Spacca e il candidato alla sua successione, Luca Ceriscioli, nelle Marche.
Innanzitutto perché Spacca è in carica ininterrottamente dal 2005, ma specialmente perché fino a pochi mesi fa militava nelle file del Partito democratico, mentre ora è schierato nella squadra del centrodestra.
CAMBIO DI COLORE DIFFICILE. Una giravolta che ha inizialmente disorientato gli elettori marchigiani, ma che adesso sembra essere stata assorbita e metabolizzata.
Nonostante i dubbi, però, appare poco probabile che la Regione cambi colore. Piuttosto, i bookmaker della politica sono convinti che cambi condottiero.

7. La Campania degli impresentabili: De Luca sopravviverà al terremoto?

La campagna elettorale del 2015 in Campania sarà forse ricordata come la più strana, o meglio dire “folle”, che ci sia mai stata.
La vicenda De Luca - poco amato dal leader e dal Partito democratico che vince le primarie, straccia gli avversari bassoliniani, riduce all'inesistenza quelli renziani e raccoglie consensi a destra e a manca e viene dichiarato “impresentabile” dal presidente della commissione Antimafia, che è del suo stesso partito - ha dell'incredibile.
INCOMPATIBILE E DECADUTO. Condannato in primo grado per abuso d'ufficio per un fatto risalente al suo mandato da sindaco di Salerno, e quindi passibile di ineleggibilità in base alla Severino (ma il Pd e le altre forze politiche stanno dando interpretazioni diverse della norma, prima ancora che si pronunci il giudice ordinario come ha rilevato recentemente la Cassazione), De Luca è anche decaduto dalla carica di primo cittadino in base all'incompatibilità con il ruolo di vice ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti (durante il governo Letta), stabilita dalla corte d'Appello salernitana nel febbraio 2015.
A CHI PIACE LO SCERIFFO? Eppure i dem, col segretario Renzi in testa, hanno dovuto supportarlo in campagna elettorale per non lasciare che il candidato del centrodestra, Stefano Caldoro, si confermasse alla guida della Regione.
A destra molta gente, addirittura Silvio Berlusconi in persona, hanno definito De Luca una persona molto seria.
Al contrario, invece, il premier Renzi, nonché segretario dei del Pd, ha speso parole d'elogio per il competitor Caldoro.
I GRILLINI NON NE APPROFITTANO. Tra i due litiganti, però, sembra non averne saputo approfittare la pentastellata, Valeria Ciarambino, che ha avuto visibilità più per il salvataggio di un capitone poi allevato in casa sua che per il suo programma elettorale.

8. La Puglia divide il Cav e Fitto: chi arriverà secondo dietro Emiliano?

La Puglia fa da sola. O meglio, Michele Emiliano fa da solo.
L'ex sindaco di Bari ha tutti i numeri per diventare governatore, mentre nel centrodestra tutto è deflagrato.
Dopo aver candidato Schittulli, poi rivelatosi troppo vicino alle posizioni di Raffaele Fitto per i gusti di Berlusconi, Forza Italia e una parte di centrodestra ha virato su Adriana Poli Bortone.
CHE SFIDA TRA ARCORE E BARI. Questo ha accelerato l'uscita dello stesso europarlamentare, che ha dato vita al movimento Conservatori e riformisti, lasciando anche il gruppo Ppe a Strasburgo. Chi vincerà il secondo posto, il Cav o l'ex delfino? Non è un quesito di poco conto, dalle parti di Arcore e Bari.

9. Escluse le ali “estreme”: Civati e Salvini ridimensionati?

Il finale di campagna elettorale ha segnato il rientro in campo dei big: Silvio Berlusconi da una parte e Matteo Renzi dall'altra.
POCA ATTENZIONE MEDIATICA. L'effetto è stato quello di escludere, almeno a livello mediatico, le ali cosiddette estreme dei due schieramenti: Matteo Salvini nel centrodestra e Pippo Civati nel centrosinistra, che sembravano poter catalizzare l'attenzione dei media, spostandola da quella dei leader più “titolati”.

10. Nuove generazioni crescono: che elettori saranno?

Questa tornata di elezioni sarà importante anche per il numero di 18enni pronti a presentarsi alle urne per la prima volta nella loro vita.
258 MILA ESORDIENTI TRA I VELENI. Sono 258 mila in tutta Italia. Peccato che il loro “debutto” sia nella stagione dei veleni e degli “impresentabili”.

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