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REGIONALI 1 Giugno Giu 2015 1619 01 giugno 2015

D'Alimonte: «A Renzi serve un altro Pd»

Il premier «ha vinto le elezioni». Ma «la classe dirigente locale dem non è all'altezza della sfida lanciata dal segretario». Il politologo D'Alimonte a L43.

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Conquistare il governo di cinque regioni, su sette chiamate al voto, non può certo «essere definita una sconfitta».
Ma le elezioni amministrative del 31 maggio consegnano al Partito democratico di Matteo Renzi anche diversi elementi di criticità su cui sarebbe sbagliato non riflettere, dice Roberto D'Alimonte, politologo esperto di sistemi elettorali e ispiratore dell'Italicum.
OTTIMO RISULTATO M5S. A cominciare dall'inadeguatezza «della classe dirigente locale del Pd che non è all'altezza della sfida lanciata dal premier» per finire con «l'ottimo risultato» del Movimento 5 stelle: segno che per i democratici la partita con i grillini è tutt'altro che chiusa.

Roberto D'Alimonte, politologo, dirige il Centro Italiano Studi Elettorali (foto Imagoeconomica).

DOMANDA. Il primo dato che salta all'occhio è quello dell'astensione cresciuta, rispetto alle Regionali del 2010, di circa un 10%. Ha colpito di più il centrodestra o il centrosinistra?
RISPOSTA. Non abbiamo ancora i dati definitivi sui flussi e non si può ancora dire. Ma guardando al caso ligure, sembra che si sia ribaltata la tendenza tradizionale che vedeva l'astensione colpire più il centrodestra. Toti è riuscito a vincere nonostante la bassa partecipazione elettorale.
D. Colpa degli scissionisti di Pastorino, accusano i dirigenti del Pd.
R. In Liguria si è fatto un errore basilare: col sistema maggioritario se ti dividi perdi.
D. In Veneto però il Pd ha perso lo stesso, anche se unito.
R. Da quel che è successo, bisogna dedurre che la Moretti non era la candidata adatta.
D. E che la Lega di Salvini mantiene i suoi feudi elettorali e macina consensi anche in altre regioni.
R. La situazione in realtà è più o meno quella che conoscevamo: la Lega sta prendendo voti a Forza Italia, una cosa che è già successa in passato. I due partiti hanno sempre avuto una parte di elettorato intercambiabile, fin dai tempi di Bossi. Dal mio punto di vista Salvini non sta conquistando un elettorato nuovo, sta raccogliendo quello di Berlusconi.
D. Lo stesso a cui punta Renzi. La strategia di conquista del voto moderato non funziona con un avversario come il Carroccio?
R. Non credo, perché l'elettorato di Berlusconi ha sempre avuto una componente 'di pancia' e di una 'di opinione'. La prima è quella che ora si sta spostando verso la Lega, la seconda credo che non sia andata a votare ed è su quella che può contare Renzi. Come in parte è successo alle Europee. Ma quando non c'è il leader la componente d'opinione non va a votare per la Paita o per la Moretti.
D. Il premier ha fatto campagna per loro, seppur solo negli ultimi giorni.
R. Sì ma non c'è stato un effetto Renzi, che è legato alla sua persona.
D. Rispetto alle Regionali del 2010 il Pd vince ma perde in termini assoluti molti voti.
R. Questo non è ancora possibile dirlo perché bisogna considerare i risultati delle liste civiche. A occhio direi che è rimasto dentro i confini del 2010.
D. Quando il segretario era Bersani. Già svanito il miracolo delle europee?
R. Il risultato delle Europee del 2014 si deve all'«effetto Renzi» in quel determinato momento storico. Se ci fossero oggi le Europee non credo che il Pd arriverebbe al 41%.
D. Perché?
R. Sconta un anno di governo, ma soprattutto un altro anno di crisi. Dopo 12 mesi l'elettore medio non ha visto un miglioramento della sua condizione economica: i figli non hanno trovato lavoro, il reddito si è eroso.
D. La politica economica del governo è fallimentare?
R. Gli effetti si devono ancora dispiegare ma qui il discorso è che è necessario che cambino le politiche a livello europeo. Non è che l'Italia possa fare molto di più di quello che ha fatto, ora solo l'Europa può invertire la rotta. Il punto fondamentale è che le elezioni oggi si vincono o si perdono sull'economia, conta solo quello.
D. Come giudica il risultato del Movimento 5 stelle?
R. Un ottimo risultato, è davanti alla Lega e riesce a tenere il suo elettorato. E di nuovo: credo che la ragione sia il perdurante contesto di crisi economica.
D. A livello locale però il M5s non era mai stato così forte. La sfida con i grillini che Renzi pensava di aver chiuso è ancora tutta aperta?
R. Renzi è un pragmatico realista, le assicuro che non ha mai pensato che la sfida con il M5s fosse chiusa. Sa bene che si vince solo con l'economia: crescita e occupazione giovanile.
D. Con la nuova legge elettorale, l'Italicum, che prevede il premio alla lista, alle prossime politiche il M5s potrebbe andare al ballottaggio.
R. Si ma parliamo del 2018, tra tre anni. Un secolo dal punto di vista politico.
D. Ma quindi chi ha vinto queste elezioni?
R. Il calcolo numerico dice che ha vinto Renzi: 5 Regioni su 7.
D. Dunque nessun motivo di preoccupazione per il premier segretario?
R. Tutt'altro, Renzi ha un bel problema. La classe dirigente locale del Pd non è all'altezza della sfida che lui ha lanciato a livello nazionale.
D. Al Sud si vince e si vince bene. Con candidati non renziani.
R. Il Sud è il Sud dai tempi di Crispi. Contano le figure dei candidati, le loro reti clientelari e di sostegno. In fondo De Luca ed Emiliano sono i notabili di una volta.
D. Al Nord però si continua a perdere, anche con candidati renziani, vedi Moretti.
R. In Liguria il Pd ha pagato la scissione. In Veneto bisogna concludere che la Moretti era la candidata sbagliata.

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