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REAZIONI 1 Giugno Giu 2015 0831 01 giugno 2015

Liguria, Paita accusa Pastorino

La candidata Pd: «Ha usato la nostra terra per attacchi personali».

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Raffaella Paita.

Ah, i sondaggi. Al Nazareno erano pronti a festeggiare un 6 a 1 e, invece, si sono dovuti accontentare a denti stretti di un 5 a 2.
«Tutti i sondaggi erano sbagliati», sussurrano nella notte a mezza bocca i dirigenti del Pd che, pur mantenendo la cautela, devono prendere atto che la partita delle Regionali era più complessa delle previsioni. Brucia in particolare la sconfitta in Liguria che passa al centrodestra dopo 10 anni di governo di sinistra. Giovanni Toti ha superato Raffaella Paita, lanciata dall'ex governatore Claudio Burlando.
NAZARENO CONTRO LA SINISTRA. Sul banco degli imputati la sinistra che, è l'analisi dei fedelissimi di Matteo Renzi, «è riuscita nell'obiettivo di azzopparci». Delusi anche dai testa a testa in Umbria e in Campania dove i candidati di centrosinistra, Catiuscia Marini e Vincenzo De Luca, non hanno sbancato.
Per Paita non ci sono dubbi: il colpevole della débâcle è Luca Pastorino, ex collega di partito che ha «cinicamente» aiutato l'avversario di centrodestra dividendo i sostenitori del Pd.
PAITA: «CINICO DISEGNO DI PASTORINO E COFFERATI». «Riconosco la sconfitta e faccio gli auguri al nuovo presidente della Regione», ha commentato in una nota. «Il cinico disegno di Cofferati, Civati, Pastorino si realizza compiutamente». E, ancora: «Hanno usato la nostra terra come vetrina per le loro battaglie personali, per l'attacco al Pd e a un governo che gode di ampio consenso nel Paese. Da buoni alleati di Toti e Salvini, hanno fatto risorgere Berlusconi e riportato in Liguria la destra di Scajola. Era questo il loro unico obiettivo politico, e lo hanno raggiunto senza preoccuparsi delle sorti della Liguria. Non so che vittoria sia questa per Pastorino: so solo che è una sconfitta per la Liguria».
«RENZI HA DISTRUTTO IL PARTITO». Il civatiano non ci sta: «Non è colpa mia se ha perso, la colpa è sua e di Renzi che hanno distrutto il loro partito. Toti non avrà i numeri per governare e e rivedremo un patto del Nazareno al pesto».
Stessa linea è stata tenuta dalla segreteria Pd: «Non sottovalutiamo il risultato della Liguria, che è figlio di una scelta irresponsabile della sinistra che oggi festeggia una vittoria della destra», ha detto il presidente Mario Orfini. «Un risultato che ci amareggia», gli ha fatto eco Debora Serracchiani. Sottolineando l'irresponsabilità della sinistra che «pur di non fare vincere il Pd, ha favorito il centrodestra».
Dall'altra parte della barricata, la Lega si è intestata la paternità della vittoria di Toti: il Carroccio «ha trascinato il centrodestra alla vittoria», ha dichiarato Edoardo Rixi, vicesegretario federale. E brinda anche la candidata M5s Alice Salvatore che ha parlato di «una vittoria storica» per il Movimento alla prima prova in Regione.
Ma è un altro il dato che preoccupa i dem: se i numeri fossero confermati, il Pd sarebbe secondo partito in Campania e in Puglia «nonostante i candidati abbiano vinto».
NOTTE ALLA PLAY STATION CON ORFINI. Renzi, arrivato verso mezzanotte al Nazareno, ha invitato tutti ad aspettare e a non perdere la calma. Distraendosi giocando alla play station con Matteo Orfini.
Ma il nervosismo è evidente già nella reazione via tweet ai primi commenti di Sergio Cofferati. E sui volti dei pochi dirigenti, come Ettore Rosato, mandati in sala stampa. Il premier vede la conferma di quanto denunciato in campagna elettorale: la «sinistra masochista e estremista» e Luca Pastorino il «Bertinotti 2.0» sono riusciti a mettere i bastoni tra le ruote al Pd in una roccaforte rossa.
«Non è un voto sul governo», continuano a ripetere come un mantra Orfini e Rosato. Mentre il premier si è detto determinato ad andare avanti e tirare dritto «ancora più convinto di prima». Ma qualcosa dovrà cambiare. A partire dalla rottamazione da portare a termine nei territori. Secondo alcune voci, Renzi potrebbe pensare a un avvicendamento con Lorenzo Guerini che diventerebbe il capogruppo alla Camera e Luca Lotti al Nazareno a prendere le redini del partito.

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