Renzi, riforma Pa entro poche settimane
MAMBO 1 Giugno Giu 2015 0834 01 giugno 2015

O Renzi cambia il Pd o farà la fine di Berlusconi

Il partito è indebolito da troppe liti e oltre alla sua leadership c'è il vuoto.

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È andata molto bene al Movimento 5 Stelle, abbastanza bene a Salvini (che deve fare alleanze e tenersi buono Zaia), ha tirato, grazie a Cofferati e Civati, un sospiro di sollievo Berlusconi, Renzi può esibire un risultato tennistico.
Ora ognuno tirerà l’acqua al proprio mulino, ma ciascuno dovrà fare i conti con i suoi problemi, sempre gli stessi.
Berlusconi, cominciamo da lui, deve decidersi sulla successione e sulle alleanze, sapendo che non sempre la Lega gli lascerà la leadership: il modello per Salvini è Zaia, non Toti.
I GRILLINI SI DIMOSTRANO SOLIDI. La Lega da sola è un irresistibile partito di destra ma non è il secondo e spesso neppure il terzo partito.
I 5 stelle sono la realtà più solida in questo momento: ci sono e ci saranno, con Grillo in prima fila o in secondo piano. I nuovi grillini sono meno arroganti, si sente la presenza femminile, appaiono più preparati. La sinistra a sinistra di Renzi dimostra di poter far perdere il premier ma non sa né può fare di più.
Veniamo al segretario Pd: poteva andargli male, molto male. Tirerà un sospiro di sollievo, giustamente, ma dovrà fare i conti con dati che gli saranno addebitati e che citiamo alla rinfusa: l’aumento delle astensioni (non è lui che convince gli incazzati e i delusi a tornare al voto), la diaspora di una sinistra che è dura e cattiva, il fatto che non è vero, come sperava e molti temevano, che sia il dominus (figuriamoci il dittatore) della politica italiana, che può fare le riforme che vuole ma senza un partito non combinerà nulla di buono e nulla di prospettiva.
La centralità del partito rispetto persino al tema delle riforme sta nel fatto che l’opinione pubblica in politica non esiste se non esiste una base ampia che influenza l’area di cittadini avvicinabili.
Il partito può essere liquido o appena solidificato, ma ci deve essere.
UN PD TROPPO FRAMMENTATO. Oggi Renzi ha una cosa che è una federazione di correnti al centro e una associazione di partiti personali in periferia. I suoi candidati alle Regionali non venivano dalle sue Leopolde ma da Leopolde altrui.
Con Emiliano entrerà in una gara personale e strategica (Emiliano cerca disperatamente i 5 Stelle). Non ha soprattutto, a differenza di Grillo che ha mostrato maggiore audacia, una classe dirigente che mostri di saper fare da sola.
Renzi a questo punto sa che il vento a suo favore non gli soffia, contro ma neppure lo spinge.
Deve fare un partito, lo deve fare pluralista ma abbastanza simile al suo modo di vedere, deve avere un giornale, perché non bastano i cronisti amici e i tweet per organizzare lo zoccolo duro, deve tira fuori candidati che non siano più le lady-like con cui ha campato in questi anni.
Insomma, il premier è stato molto sulla scena ma si è ammosciato.
Rottami, rottami, ora avrà capito che si rottama più in casa propria, vedi la Dc Bindi, che in casa altrui, ma soprattutto faccia una cosa che assomigli a un partito sennò farà la fine di Berlusconi con i Verdini, i Fitto e prima ancora i Fini eccetera.
E non abbia paura di aiutare la sua sinistra da andare via quando non è leale. Dissenso sì, anche profondo, ma lealtà è il minimo da chiedere anche a una assemblea di condominio.

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