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CRIMINALITÀ 2 Giugno Giu 2015 1400 02 giugno 2015

Calabria, le mani della 'ndrangheta sulle Comunali

A San Luca niente quorum. A Platì seggi chiusi. Nel Reggino vincono i clan. Speranza, sindaco di Lamezia: «Serve una riflessione seria, dov'è il governo?».

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Nella storia di Platì, Reggio Calabria, sono stati uccisi due sindaci.

La ‘ndrangheta vince le elezioni. Con il partito della rassegnazione.
Accade in due Comuni in provincia di Reggio Calabria. A San Luca l’unica lista presentata alle Comunali non raggiunge il quorum, mentre a Platì i seggi non li hanno neppure aperti.
«Non basta fare la gara a chi la spara più grossa, i Comuni calabresi hanno bisogno di iniziative concrete e chi ha voglia di impegnarsi seriamente nella politica necessita dell’appoggio del governo», dice il sindaco uscente di Lamezia Terme, Gianni Speranza, che della lotta alla criminalità organizzata da queste parti è diventato un simbolo.
NIENTE QUORUM NEL PAESE DEI SEQUESTRI. Il Comune di San Luca era stato sciolto nel maggio del 2013 per «condizionamenti da parte della criminalità organizzata» e commissariato. E rimarrà commissariato.
Non ce l’ha fatta a raggiungere il quorum l’unica lista presentata alle elezioni, Liberi di ricominciare, con candidato sindaco Giuseppe Trimboli.
Si è fermata a 1.485 voti (43,09%). Un’altra pagina nera per il Comune aspromontano, per decenni noto come il paese dei sequestri e, dal tragico Ferragosto del 2007, ricordato soprattutto per la faida di 'ndrangheta tra i clan Pelle-Vottari e Nirta-Strangio, culminata con la strage di Duisburg, in Germania.
MUORE IL BOSS? CALCIATORI IN LUTTO. Davanti al ristorante italiano Da Bruno morirono sei persone. Una trappola tramata dalle cosche Nirta e Strangio contro i rivali. E pensare che una recente inchiesta che ha portato all’operazione Revolution, con la quale è stata sgominata un’associazione calabro-pugliese dedita al narcotraffico, ha rivelato che ancora oggi Duisburg è la base logistica per la gestione del traffico internazionale di droga da parte della cosca responsabile del massacro.
San Luca è anche il Comune dove qualche anno fa tre giocatori della locale squadra di calcio scesero in campo con il lutto al braccio per la morte di Antonio Pelle, boss della ‘ndrangheta, deceduto per cause naturali pochi giorni prima.
TRIMBOLI SCENDE IN CAMPO. La società prese le distanze dall’iniziativa, ma il questore di Reggio Calabria decise di far notificare al vice presidente della società un provvedimento di divieto di accesso alla manifestazioni sportive per un anno.
Il dirigente che pagò come unico responsabile della società presente durante l’incontro era Giuseppe Trimboli, lo stesso che si è candidato sindaco in questa tornata elettorale. Quindici giorni fa, lanciando la sua sfida in piena campagna, aveva ricordato le parole del senatore Ciccio Franco (dirigente reggino del Movimento Sociale Italiano): «Meglio essere amministrati dal peggiore dei sindaci che dal miglior commissario». A proposito di rassegnazione.

Platì non va al voto: resta il commissario prefettizio

Gianni Speranza, sindaco uscente di Lamezia Terme.

E la storia che più di tutte parla proprio di rassegnazione è quella di Platì, Comune di oltre 3 mila abitanti dove sono stati uccisi due sindaci e dove il segretario regionale del Pd Ernesto Magorno aveva lanciato (scaduti i termini) l’idea di presentarsi con una lista di deputati calabresi.
Il Comune al voto non ci è proprio andato e così resta il commissario prefettizio Luca Rotondi.
Dal 2006 a oggi, si contano più i periodi di commissariamento che quelli in cui il Comune è stato guidato da un primo cittadino. L’anno scorso era accaduto ciò che quest’anno è successo a San Luca: niente quorum per l’unico candidato, Francesco Mittiga, già sindaco nel 2005, anno in cui il Comune fu sciolto per mafia.
SPERANZA: «SERVE UNA RIFLESSIONE SERIA». La difficoltà di essere rappresentati e di rappresentare i cittadini in queste terre la conosce bene Speranza, sindaco uscente di Lamezia Terme, dove il nuovo primo cittadino sarà scelto al ballottaggio.
Speranza non si è mai arreso, neppure quando appiccarono un incendio al portone d’ingresso del municipio ancora prima del passaggio delle consegne con i tre commissari che avevano retto per anni il Comune sciolto per sospetti inquinamenti mafiosi. «Ci vuole una riflessione seria se si vuole dare un futuro democratico a questi territori, perché i problemi da affrontare sono tanti e bisogna farlo sobriamente, in maniera intelligente».
LA PROPOSTA: PREMIARE I SEGRETARI COMUNALI. E allora ecco che Speranza elenca delle proposte concrete. «Invece di competere a chi la spara più grossa, bisognerebbe riuscire a togliere dalle liste tutti gli elettori che sono residenti all’estero ormai da anni, per abbassare i quorum e dar modo di raggiungere la soglia», spiega. «Quando si legge che San Luca e Patì non hanno il sindaco, bisognerebbe anche capire che in questi territori non c’è neppure il segretario comunale. Fosse per me darei un premio a quei segretari comunali che si rendono disponibili a recarsi due volte a settimana in questi municipi, mettendo a disposizione la loro competenza».
Un altro fronte su cui bisogna lavorare «è quello dei probabili candidati che, pur armati delle migliori intenzioni, decidono di non partecipare alla competizione elettorale perché magari imparentati con questo o quell'affiliato alla ‘ndrangheta», prosegue Speranza. «Qui è facile che questo accada, che si abbia un cognome scomodo, ma non è detto che ci sia una complicità. Conosco chi ha fatto dei passi indietro proprio per questa ragione, per paura che si scatenasse la macchina del fango da parte di altri partiti o coalizioni».
LE RESPONSABILITÀ DEL GOVERNO. Il mancato quorum a San Luca, piuttosto che la totale assenza di una proposta a Platì sono obiettivi raggiunti dalla ‘ndrangheta? «Credo che parte della lotta politica punti proprio al mancato quorum», dice il sindaco uscente di Lamezia Terme. «Purtroppo è così ed è a questo che bisogna opporsi. Mi rifiuto di pensare che l’unico rimedio che consenta di raggiungere il quorum siano le liste civetta. Non si risolve così la lotta alla mafia».
Serve un segnale forte, anche dal governo centrale: «In un Paese democratico, il ministro dell'Interno dovrebbe chiamare i sindaci che stanno lottando contro la mafia e chiedere loro cosa fare, Comune per Comune», conclude Speranza. «A volte mi sento miracolato, dato che sono riuscito a fare il sindaco per 10 anni. Volevo dimostrare che in un Comune sciolto per mafia due volte poteva arrivare il presidente della Repubblica e dare dei motivi ai miei concittadini per non vergognarsi delle proprie origini».

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