Lagarde 150601164646
DEFAULT 2 Giugno Giu 2015 1100 02 giugno 2015

Crisi Grecia, perché il Fmi si è sfilato dal salvataggio

Troppa austerity. Poche riforme. Ansia per i soldi prestati. Il Fondo monetario internazionale molla la partita greca. I motivi dell'addio e il dissenso con l'Ue.

  • ...

Il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schauble e il n.1 del Fondo monetario internazionale Christine Lagarde.

A Washington guardano la data del 5 giugno 2015 con molta apprensione.
Quel giorno la Grecia deve rimborsare al Fondo monetario internazionale (Fmi) la prima tranche da 300 milioni di un prestito da 1,7 miliardi in scadenza alla fine del mese.
NON PAGO, ANZI SÌ. Il governo di Atene - con in testa il ministro Yanis Varoufakis - ha promesso di pagare in tempo la rata, dopo aver annunciato al mondo di non avere quei soldi.
Quindi ha nominato come suo rappresentante presso l’istituto Elena Panaritis, economista lontana da Syriza e in passato alla World bank.
LAGARDE SI SFILA. Ma in un caso o nell’altro, il 5 giugno è il momento di chiarire le reali intenzioni di Tsipras.
Così da facilitare le cose a Christine Lagarde, che da mesi ha deciso di sfilarsi dal salvataggio greco, lasciando il compito agli europei.
DEFAULT «POSSIBILE»? A fine maggio la direttrice del Fmi ha generato molto panico sui mercati, ammettendo in un’intervista alla Frankfurter Allgemeine Zeitung che un default greco era «una possibilità».
Salvo poi correggere il tiro - il termine esatto era «probabilità» - e prendersela con il traduttore.
Ma quella dichiarazione non è passata inosservata alla Casa Bianca, con Barack Obama che ha dato mandato al suo ministro del Tesoro, Jack Law, di mandare a dire all’ex Troika, quindi anche al Fondo monetario, di «essere più flessibile» e di trovare un accordo con Alexis Tsipras.

Il Fmi delega da mesi Ue e Bce a trattare

Christine Lagarde, numero uno del Fondo monetario internazionale, con Yanis Varoufakis, ministro delle Finanze greco.

Da mesi gli sherpa della Lagarde al Brussels group (il nuovo nome della Troika) lamentano più di altri che le autorità elleniche si mostrano poco inclini a collaborare e a mostrare i veri numeri economici del Paese.
Da mesi hanno delegato ai loro colleghi della Ue e della Banca centrale europea (Bce) le trattative sul merito delle riforme che i greci devono approntare per vedersi allungare il piano d’aiuti che scade a fine giugno.
DIFFERENZA DI VEDUTE. E non soltanto perché a Washington interessa sostanzialmente rientrare in possesso dei soldi inviati ad Atene.
Alla base di tutto c’è una certa differenze di vedute tra il Fondo monetario, la Commissione e la Banca centrale.
AUSTERITY SOTTOVALUTATA. Due anni fa il Wall Street Journal pubblicò un documento riservato, nel quale Washington accusava gli europei - soprattutto i tedeschi - di aver sottovalutato gli effetti dell’austerity per trattare la crisi greca.
Faceva intendere che si era troppo ottimisti sulla capacità di Atene di rimettersi in carreggiata e scriveva chiaramente che la Ue non aveva alcuna esperienza nella gestione di una crisi finanziaria, tanto da «focalizzarsi sul rispetto delle norme, più che sulla crescita».
TEDESCHI, TROPPO RIGORE. Già quando era il battagliero ministro dell’Economia francese, Christine Lagarde attaccava la Germania, sostenendo che usava il rigore per schiacciare commercialmente i vicini e per avvantaggiarsi sul piano finanziario, garantendosi condizioni di rifinanziamento impensabili per un Paese con un alto debito.

Secondo Lagarde serviva un piano Marshall per la crescita

Angela Merkel e Alexis Tsipras.

Nella stessa ottica la direttrice del Fmi aveva consigliato agli europei di non guardare soltanto i conti e le riforme, ma di accompagnare il tutto da un piano Marshall per la crescita, indispensabile per un Paese dove due terzi della popolazione sono dipendenti pubblici e dove l’economia reale è legata soltanto a tre attività: noli marittimi, turismo ed edilizia.
Il tema è tornato di moda dopo la vittoria di Tsipras.
IMPEGNI DA RIVEDERE. Il Fondo monetario - rispetto a quanto fatto da Ue e Bce - non ha posticipato il pagamento del debito, ma al nuovo governo ha subito promesso di essere disponibile a rivedere gli impegni finanziari presi dai suoi predecessori, iniziando dall’alto avanzo primario (intorno al 3%) imposto dai tedeschi.
In cambio però ha subito chiesto un piano di riforme più credibile di quello in atto.
FMI CONTRARIO AL RINVIO. Di fronte a tutto questo a febbraio, quando Atene e le autorità europee hanno deciso una proroga alle trattative di quattro mesi, la Lagarde sarebbe a dir poco trasecolata.
Infatti dietro la formula detta a caldo - «l’intesa va approfondita» - c’era una diversa strategia, con Washington che sperava di imporre alla Grecia un accordo definitivo e strutturale.
NO SCONTI A COSTO ZERO. Nonostante sia una fautrice della crescita, la Lagarde non si può permettere sconti a costo zero.
Soprattutto in un momento nel quale la Cina lancia una sua banca di sviluppo in concorrenza a lei e la riforma del Fondo monetario è ancora un obiettivo lontano.
I Paesi emergenti, poi, contestano la guida tradizionalmente filo-europea dell’istituzione. Per tutto questo è meglio che del futuro della Grecia si è occupi il Vecchio Continente.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso