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LITE NEL PD 3 Giugno Giu 2015 0900 03 giugno 2015

Impresentabili, De Luca querela Rosy Bindi

Il neo eletto governatore della Campania: «Diffamato». La replica: «Atto strumentale».

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Il neo eletto governatore della Campania Vincenzo De Luca e il presidente della Commissione antimafia Rosy Bindi.

Il nodo Campania finisce in tribunale. Come annunciato prima delle elezioni, il neoeletto governatore Vincenzo De Luca ha presentato a Salerno denunzia-querela nei confronti del presidente della Commissione antimafia Rosy Bindi, che aveva inserito il suo nome nell'elenco degli «impresentabili», per «diffamazione, attentato ai diritti politici costituzionali e abuso d'ufficio».
«Quella di De Luca è una denuncia priva di ogni fondamento, un atto puramente strumentale, che ha scopi diversi da quelli che persegue la giustizia e che pertanto non mi crea alcuna preoccupazione», ha replicato l'onorevole Bindi.
AZIONE ANNUNCIATA SU TWITTER. Il governatore aveva annunciato le sue intenzioni su Twitter: «Oggi ho presentato in questura la denuncia a Rosy Bindi per diffamazione, attentato ai diritti politici costituzionali e abuso d'ufficio». Contemporaneamente ha diramato un comunicato che, a ben leggere, non è privo di sarcasmo. Nella nota, infatti, è indicata con precisione la strada in cui si trovano, a Salerno, gli uffici della questura, «in piazza Giovanni Amendola (martire della libertà)».
«Nel momento in cui il presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi ha reso pubblica la lista dei cosiddetti politici "impresentabili" ha determinato un danno d'immagine, è andata oltre i compiti assegnati dalla legge alla Commissione Antimafia e ha influito sulla formazione della volontà popolare».
TRE REATI CONTESTATI. Per De Luca nel comportamento della Bindi, che venerdì 29 maggio aveva reso noti i nomi dei 16 persone (12 in Campania e 4 in Puglia) che - secondo il parere della Commissione - non rispondevano ai requisiti richiesti per la candidatura, si configurano i reati di diffamazione, abuso d'ufficio e attentato ai diritti politici costituzionali.
Secondo i legali di De Luca, nel momento in cui la Commissione ha reso pubblici i nomi della lista è andata al di là di quella missione consultiva cui si sarebbe dovuta attenere fungendo da supporto ai partiti sui criteri da seguire nelle candidature.
La diffamazione consisterebbe anche nell'aver accostato il nome di De Luca a reati di tipo mafioso dato che l'organismo in questione che lo ha giudicato «impresentabile» è la Commissione Antimafia. In qualche modo - spiegano dall'entourage del neo presidente della Regione Campania - De Luca apparirebbe dunque come un soggetto responsabile di condotte riconducibili ad attività mafiosa.
L'abuso d'ufficio sarebbe legato a una violazione della legge costitutiva della Commissione la quale sostanzialmente affida all'organismo Antimafia compiti di monitoraggio e di attività ispettiva e non di magistratura.
Infine l'ipotesi di attentato ai diritti politici costituzionali. De Luca ritiene che l'iniziativa della Bindi abbia deviato il legittimo corso del consenso andando a influire - a due giorni dalle elezioni - sulla formazione della volontà popolare.

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