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MAMBO 3 Giugno Giu 2015 1142 03 giugno 2015

Renzi, mammoletta mascherata da dittatore

Il premier si è rivelato molle con i ribelli Pd. E ha dimenticato l'elettorato di sinistra.

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Matteo Renzi e Rosy Bindi.

La decisione di Vincenzo De Luca di denunciare Rosi Bindi più che un errore è una stupidaggine da “personaggetto”.
Personalmente credevo che la sua candidatura fosse inopportuna, (l’ho detto in tivù mentre la sinistra Pd, tutta, taceva), altrettanto inopportuna e maldestra è stata però la decisione della Antimafia contro di lui a due giorni dal voto.
Bindi si affanna a dichiarare che ha dovuto prendere questa posizione. Resto convinto che avrebbe potuto prenderla, o no, un mese prima.
Se ci chiediamo perché cresce l’astensione, ai tanti motivi strutturali che spingono un italiano su due a stare a casa, dobbiamo aggiungere anche il pessimo spettacolo di questa pessima politica.
A questo pessimo spettacolo De Luca aggiunge un “finalino” ridicolo.
RENZI E IL SUO STAFF HANNO TOPPATO. Anche da questi episodi si coglie il dato che Renzi, descritto come terribile Gengis Kahn della politica italiana, in verità conta poco e i suoi collaboratori non capiscono una mazza della stessa politica italiana non avendo previsto quasi nulla, come invece, per dovere di istituto, avrebbero dovuto fare.
Le cose principali che Renzi non ha capito sono (dico la prima), che esiste, non più organizzato né in un partito né in un’area tanto meno in una corrente, un mondo di sinistra che non lo ha mai amato, per un po’ però ha addirittura sperato in lui, poi si è convinto che è lui, Renzi, che non la ama.
Senza questo mondo, i suoi tic, le sue icone, soprattutto il suo passato, errori compresi, nessun leader di centrosinistra va da alcuna parte.
Il segretario Pd nominasse subito, così per dire, un direttore di sinistra della nuova Unità (io proverei con Sergio Staino, padre di “Bobo”) e comincerebbe meglio questa rincorsa a riprendersi i voti che sono fuggiti.
Secondo punto, Renzi non ha capito che le riforme che lui vuol fare sono costose elettoralmente come capita a tutti i riformatori veri, quindi avrebbe dovuto avviare una campagna preventiva di opinione pubblica.
Ma come? Vai contro la “Casta” avvilita e affranta degli insegnanti, in gran parte a te rivolta elettoralmente, e ci vai a muso duro senza una parola, senza un messaggio, senza la descrizione di un progetto? Follia pura.
PREMIER TROPPO DEBOLE CON GLI IRRIDUCIBILI. Il terzo errore è, al contrario, quello di essersi mostrato, da dittatore come è stato descritto, una vera mammoletta verso l’area irriducibile, Bindi compresa, della sinistra interna.
Qui c’è un problema di serietà. Al netto delle ragioni di cui si parla, la domanda è semplice: può un’area del partito, di un partito qualsiasi, descrivere il proprio segretario-premier come un fascista e convivere con lui nella stessa organizzazione politica? Può costruire percorsi parlamentari per farlo cadere, può votargli contro restando nella stessa associazione? E volete che la gente vada, li vada, a votare?
Chi ha visto dalla signora Gruber Miguel Gotor, ottimo storico e politico pasticcione, avrà notato come fosse felice del «non successo», come dice lui, del suo premier.
Si può stare nella stessa squadra tifando perché l’altra faccia goal? Non prevedo né desidero, anche perché mi importa poco, che Renzi cacci le sue minoranze, ma sarebbe dignitoso che loro se ne andassero. Poi racconterò allo storico Gotor come tutte, dicasi tutte, le scissioni a sinistra siano fallite. Non fallì quella comunista del 1921 perché dietro quella pattuglia c’era il mito antifascista dell’Urss e perché i comunisti scissionisti si rivelarono eroi della lotta a Mussolini e Hitler cosa che consentì loro di farsi perdonare l’errore di aver spaccato il partito socialista nel momento storico peggiore per l’Italia.
E poi loro avevano Gramsci e Togliatti, mica Civati e Camusso.

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