Renzi Dimissioni Avviso 150606112301
MAMBO 8 Giugno Giu 2015 1130 08 giugno 2015

Cari ribelli Pd, ripassate il Pci di Palmiro Togliatti

La sinistra dem è arretrata culturalmente. Ma finisca la renzianizzazione del partito.

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L’accordo fra Renzi e la minoranza interna richiede, come tutti gli accordi, rinunce dall’una e dall’altra parte.
I ribelli dovrebbero allontanare lo spettro della scissione e soprattutto la minaccia di far cadere il governo.
Una parte del partito che vota costantemente contro il governo guidato dal proprio premier e gli nega la fiducia (capite la parola?) ha il dovere di uscire dal partito.
La stessa minoranza dovrebbe aggiornare l’analisi delle “riforme” renziane per raggiungere il non difficile obiettivo di criticarle però senza argomentare attorno a scelte autoritarie inesistenti.
SINISTRA PD ARRETRATA CULTURALMENTE. Insomma la richiesta da fare alla minoranza è persino banale: sentitevi parte di un partito non diretto da uno di voi che, malgrado ciò, non è guidato da un pericoloso nemico. Messe così le cose si comprende ben come sia arretrata culturalmente la sinistra interna al Pd. Decenni di comunismo togliattiano buttati nel water.
Renzi deve smettere di pensare che ha conquistato l’Italia. Ha avuto un suo momento di gloria, questo attuale non lo è, potrà essere una crisi passeggera, può viceversa essere il segnale dell’ultimo giro. Ciascuna di queste ipotesi non cambia gli obblighi del premier. Il primo riguarda l’attenzione da dare al proprio partito che è da anni la somma di indecenti partiti personali.
Eviti ad esempio che De Luca nomini un non eletto come suo prestanome, sarebbe un’offesa agli elettori senza scusanti.
Il partito plurale va gestito con spirito plurale. La sinistra interna va, quindi, responsabilizzata se accetta di stare dentro e non un po’ dentro e un po’ fuori.
NO A UN PARTITO RENZIANIZZATO. La renzianizzazione del Pd, suggerita da alcuni suoi sostenitori anziani che lo guardano con spassionato tifo, è un errore oltre ad essere impossibile. Renzi non ha quadri per dirigere tutto. I suoi quadri gli hanno portato l’accordo con Burlando in Liguria per la poco carismatica Paita (avrebbe perso anche senza Pastorino, probabilmente), questi stessi collaboratori, o altri, non gli hanno spiegato che per fare la riforma della scuola non bisogna prendere a ceffoni gli insegnanti (e qui Renzi ha un problema di comunicazione in famiglia).
Fuori dal mondo di Renzi si agitano acque limacciose. La destra si sta salvinizzando con toni apocalittici e xenofobia ormai spudorata. Bastano qualche decine di rom a Roma per imbastire trasmissioni settimanali sulle tivù berlusconiane e per creare un clima di paura soprattutto nell’elettorato anziano.
SUI PROFUGHI ITALIA TROPPO DEBOLE. Poi c’è il tema dei profughi. I governatori del Nord pongono molto male un problema che c’è. Quando arriverà quel primo ministro italiano che minaccerà di uscire dall’Europa se gli altri governi non si faranno carico dei nuovi arrivi? Davvero siamo solo nelle fragili mani della Mogherini?
Renzi svegliati, hai fatto un dispetto a D’Alema ma in Europa sei senza autorevoli rappresentanti. Questo a prova che le rivoluzioni giovanilistiche, se fatte con una gioventù inventata in laboratorio, vanno regolarmente a sbattere contro il muro.
A sinistra sta accadendo una specie di Rifondazione del nulla con un prezzo politico molto alto. Il sindacato, con la scelta politicista di Landini, sta perdendo l’unico sindacalista che c’è, appunto il medesimo Landini.
Il capo della Fiom ha, dal mio punto di vista, tanti difetti politico-sindacali ma è un sindacalista di razza.
Di un altro politico arruffapopoli non c’è bisogno, mentre di avere alla guida della Cgil un uomo di movimento e non un a burocrazia ottusa e stanca invece c’è necessità.

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