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POLITICA 8 Giugno Giu 2015 2230 08 giugno 2015

Direzione Pd, Renzi apre al dialogo con i ribelli dem

Renzi striglia la minoranza. Ma apre sulla scuola: «Prendiamoci 15 giorni».
Per tenere unito il partito. E non farsi travolgere da polemiche e inchieste. 

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Matteo Renzi.

Non è il momento di nuove faide interne al Partito democratico. Matteo Renzi lo sa bene, visto il fuoco incrociato che si è trovato di fronte nello stesso momento: dalle critiche per i risultati delle Regionali, al coinvolgimento di esponenti dem nell'inchiesta Mafia Capitale, fino alle polemiche sull'immigrazione che favoriscono la Lega di Salvini.
Per questo il premier, nella Direzione dell'8 giugno, ha cercato di ricompattare il Pd, per quanto possibile in questa fase delicatissima.
DIALOGO SULLA SCUOLA. Dopo aver detto «basta ai diktat e alle ramanzine» della minoranza, il segretario ha aperto al dialogo sulla riforma della scuola: «Non siamo riusciti a coinvolgere il mondo della scuola e io mi assumo la responsabilità, anche se so quanto molti di voi si sono impegnati al confronto», ha detto. «Prendiamoci altri 15 giorni, discutiamo anche in ogni circolo del Pd. Per me nessun problema».
Intanto, fuori dal Nazareno, un gruppo di insegnanti ha accolto a suon di «vergogna» tutti i presenti alla Direzione.
«CHI VUOLE BLOCCARE MI SFIDUCI». Da un lato, Renzi ha voluto mettere in chiaro che la sua segreteria «ha un senso solo se si fanno le cose. Chi volesse bloccare questo percorso mi tolga la fiducia in parlamento e in direzione». Dall'altro, ha creato un nuovo spiraglio di dialogo con la minoranza, per evitare un'ulteriore spaccatura nel momento meno opportuno.
CONFRONTO SULLE RIFORME. Renzi ha invocato «un codice di condotta interno» al Pd e ha affermato di non avere problemi di numeri in Aula: «Se vogliamo approvare la riforma della scuola così com'è lo facciamo domani mattina, anche a costo di spaccare il partito». Ma poi ha sottolineato che «è importante discutere» e si è detto disponibile «ad una riflessione purchè si chiuda». Ok al confronto sulle riforme, dunque, a patto di non «continuare a guardarsi l'ombelico mentre l'Italia riparte».
ATTACCHI A SALVINI E LANDINI. Infine ha spostato l'attenzione sul nemico comune leghista, che «gioca la carta della paura, non ha casa in Ue ma ne ha molta tra gli italiani e sferra l'attacco più insidioso su di noi sul tema dell'immigrazione». Bordate anche per la coalizione sociale di Maurizio Landini, snobbata come «demagogia pura destinata alla sconfitta».


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