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IPSE DIXIT 8 Giugno Giu 2015 1740 08 giugno 2015

Immigrazione, dal Pd a Maroni: l'incoerenza della politica

Serracchiani, Delrio, De Luca: quando i dem sembrano leghisti. Ma è Bobo il re delle giravolte.

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Luca Zaia, Matteo Salvini e Roberto Maroni

I migranti? Aiutiamoli a casa loro. Ma anche a casa degli altri.
Perché non è solo la Lega Nord a inveire contro l'arrivo dei richiedenti asilo con le voci di Roberto Maroni, Luca Zaia e del forzista Giovanni Toti, che al Carroccio deve il 20% dei voti con cui è stato eletto (Fi in Liguria non ha oltrepassato il 14%).
IL NIMBY DI SERRACCHIANI. Anche la governatrice del Friuli Venezia Giulia e vice segretaria dem Debora Serracchiani ha detto chiaramente che no, la sua Regione non ha intenzione di accollarsi i migranti non accettati da Lombardia e Veneto, perché ha già fatto il suo dovere.
Eppure Serracchiani, nel 2014, si era fatta paladina dell'accoglienza che definiva «un dovere di coscienza».
Per lei erano «incomprensibili» le reazioni degli amministratori locali che si erano rifiutati di ospitare gli afghani accampati lungo l'Isonzo.
COERENZA DIMENTICATA. «Ci vuole coerenza, da parte di un amministratore pubblico», aggiunse Serracchiani, «sia quando sa che incontra consenso, sia quando il consenso non arriva».
Del resto l'accoglienza è «un patrimonio comune» della regione, «soprattutto in un momento così complesso, i piccoli e grandi egoismi sono fuori luogo e chiuderci in noi stessi è un errore».
MARONI RE DELLA CAPOVOLTA. A vincere però l'oro del carpiato è proprio Roberto Maroni. Il trasferimento dal Viminale al Pirellone ha cambiato radicalmente la sua prospettiva.
Da ministro dell'Interno, nel 2011, chiedeva alle Regioni solidarietà: «Ho proposto loro un piano per la distribuzione equa, in tutte le Regioni, con la sola esclusione dell'Abruzzo per i soliti motivi, dei rifugiati, con un criterio molto semplice, ossia in base al numero degli abitanti, alla popolazione. Sentirò le regioni e mi auguro che vi sia quella solidarietà che è stata invocata, da ultimo, dal Presidente della Repubblica».
OGGI MINACCIA COI DISINCENTIVI. Oggi da governatore vede le cose da un'altra angolazione: «Domani scrivo una lettera ai prefetti lombardi diffidandoli dal portare in Lombardia nuovi clandestini, poi anche ai sindaci dicendo loro di rifiutarsi di prenderli e ai sindaci che dovessero accoglierli gli ridurremo i trasferimenti regionali come disincentivo alla gestione delle risorse».

Dubbi in casa Pd: sindaci contro gli arrivi

Graziano Delrio, il neoministro alle Infrastrutture.

Anche in casa democratica ci sono stati e ci sono tuttora malumori quando si tratta di ospitare migranti.
IL NO DI DELRIO A REGGIO. Graziano Delrio, attuale ministro delle Infrastrutture, nel 2008 come sindaco di Reggio Emilia disse no alla proposta sempre del ministro Maroni che aveva chiesto di accogliere a Reggio e Correggio 100 migranti sbarcati a Lampedusa.
Il tutto appoggiato dall'ex governatore dell'Emilia Romagna Vasco Errani.
«Non ci sottraiamo all'accoglienza», precisò in perfetto stile democristiano, «però queste cose si possono fare solo in condizioni di programmazione e di accoglienza dignitosa, non improvvisando un campo profughi in poche ore».
FACCIAMO UN PO' PER UNO. Lasciando aperto uno spiraglio: «Può essere fattibile accogliere le persone quando i centri di permanenza territoriale scoppiano solo a patto che ci sia una vera solidarietà territoriale, e che queste non vengano tutte concentrate nella provincia di Reggio Emilia». Dunque immigrati sì, ma un po' per uno. E non tutti in casa mia.
CALABRIA SULLE BARRICATE. A marzo 2015 a scaldarsi fu il sindaco dem di Corigliano Calabro, in provincia di Cosenza, Giuseppe Geraci.
Scrisse una lettera al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al premier Matteo Renzi, ai ministri di Interno ed Esteri, al prefetto e a chi più ne ha più ne metta.
A preoccuparlo l'arrivo di una nave da crociera in concomitanza con lo sbarco di almeno 100 cittadini africani.
«Il governo centrale e quello periferico», scriveva nella missiva, «non possono continuare a restar sordi di fronte a palesate e notorie problematiche che affliggono il Comune di Corigliano Calabro».
E arrivò a minacciare: «Basta navi o mi dimetto».
RAVENNA PER LE QUOTE DI INGRESSO. Nella rossa Romagna, a Ravenna, non è che si respiri un'aria diversa.
Anche il sindaco Pd Fabrizio Matteucci ha scritto una lettera a Renzi: «Sarebbe colpa grave lasciare a se stessa o in mano a degli avventurieri l’onda svizzera, che presto diventerà anche onda italiana ed europea. Io provo a lanciare il sasso nello stagno e non nascondo la mano».
Sul numero programmato di migranti «non si scappa» o «lo affrontiamo noi o il clima che c’è in giro gonfierà le vele della destra razzista. Perderanno i valori in cui crediamo. Perderà l’Italia. Perderanno i milioni di immigrati che vivono in Italia».
E ancora: «Ci vuole una proposta del Pd sulla sostenibilità dell’immigrazione, ci vuole un limite al numero di ingressi»
DE LUCA: «I ROM? CALCI NEI DENTI». Come non citare poi l'ex sindaco di Salerno Vincenzo De Luca ora governatore (legge Severino permettendo) della Campania?
Nel 2010 cavalcò la battaglia contro il degrado in centro: «Ci sono regole per tutti immigrati e non e tutti sono tenuti a rispettare le regole. Non possiamo trasformare il corso Vittorio Emanuele in quello che era un tempo il lungomare di Salerno. Sul Corso non deve esserci neppure un tappeto per terra».
Parole tutto sommato concilianti se confrontate a quelle del 2007 sui rom: «Li prendo a calci nei denti e il cielo stellato ce lo godiamo noi» e quelle rivolte a un venditore ambulante di colore nel 2010: «I documenti, caccia i documenti».



  • Il video di De Luca contro gli immigrati.

Berlusconi: dalle lacrime albanesi al sabotaggio dei barconi

Silvio Berlusconi.

Una parola va spesa anche per Silvio Berlusconi.
Ora il suo consigliere politico Toti ringhia come un leghista, ignorando però le lacrime che l'ex Cav versò nell'aprile 1997 davanti ai superstiti dell'incidente della Kater I Rades, partita dall'Albania carica di migranti e affondata durante una manovra sbagliata da una nave da corvetta della Marina militare italiana che pattugliava l'Adriatico, misura varata dal governo Prodi.
«NON POSSIAMO CHIUDERE LE PORTE». «Credo che l’Italia non possa ac­cettare di dare al mondo l’immagine di chi butta a mare qualcuno che fugge da un Pae­se vicino», disse commosso il patron di Forza Italia.
«Il nostro dovere è quello di dare temporaneo accoglimen­to a chi si trova in queste condi­zioni».
E certo: «Non possiamo chiudere le porte, 58 milioni di italiani che stanno bene non possono respingere povere persone che vengono qui per cer­care un po’ di libertà».

  • Silvio Berlusconi sui migranti in arrivo dall'Albania.


«OK SOLO CHI PORTA BELLE RAGAZZE». Peccato che nel 2009 appoggiò i respingimenti voluti da Maroni e l'intesa con la Libia di Gheddafi.
E nel 2010, in un incontro con il leader albanese Berisha, attaccando gli scafisti e chiedendo maggiore vigilanza in mare a Tirana non rinunciò a una delle sue memorabili battute: «Faremo eccezioni solo per chi porta belle ragazze».
«TOGLIAMO IL MOTORE DALLE BARCHE». E arriviamo a oggi. In campagna elettorale per le Regionali regalava il suo contributo al problema sbarchi: «Basterebbe un contingente di uomini, autorizzato dal governo libico o dall'Onu, che togliesse il motore alle barche con le quali si vorrebbero trasportare i migranti». Più facile di così...

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