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PROVVEDIMENTI 8 Giugno Giu 2015 1748 08 giugno 2015

Russia, le sanzioni di Usa e Ue fanno il solletico a Putin

L'Ovest pressa. Lo zar Vladimir non cambia linea sull'Ucraina. Ma l'economia di Mosca regge.

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Vladimir Putin.

L’Occidente non molla la presa.
E le sanzioni contro la Russia possono continuare a essere uno strumento di pressione su Vladimir Putin almeno fino alla fine del 2015.
I partecipanti al G7 in Germania sono stati tutti concordi nel valutare insufficiente lo sforzo di Mosca per placare i bollori nel Donbass.
Washington e Berlino hanno manifestato unità di vedute sulla questione ucraina, puntando l’indice contro il Cremlino.
UN SEMESTRE DI PASSIONE. Nell’Unione europea a trazione tedesca è improbabile che la posizione di Angela Merkel e dei falchi filo americani, polacchi e baltici in testa, ceda il posto a quella dei moderati italiani e francesi.
La decisione definiva di Washington e Bruxelles deve ancora arrivare, ma queste sono le prospettive.
Il risultato è che Putin rimane isolato sul fronte occidentale e deve fare i conti con un altro semestre di passione.
SANZIONI, IMPATTO MINIMO. O presunto tale, visto che in realtà l’impatto delle sanzioni sull’economia reale del Paese negli ultimi 12 mesi è stato relativo.
Gli equilibri a Mosca dipendono molto più da altri fattori, come il prezzo del petrolio e l’andamento del rublo, che non dalle misure adottate sinora da Usa e Ue.
OBAMA: «RUSSIA A PEZZI». Barack Obama ha accusato Putin di «mandare a pezzi l'economia russa», sottolinando come le sanzioni della comunità internazionale contro Mosca stanno avendo l'effetto di indebolire enormemente la Russia.
Insomma lo zar starebbe «portando il suo Paese alla rovina nello sforzo di ricreare i fasti dell'impero sovietico», è stato il suo commento nella conferenza stampa finale del G7 in Germania.
PROVVEDIMENTI AGGIRABILI. In realtà però le sanzioni non sono andate a toccare i pilastri russi e oltre a essere aggirabili e aggirate da entrambe le parti (con il paradosso che gli scambi commerciali Usa-Russia nel 2014 sono aumentati del 6%, quelli tra Russia e Europa diminuiti del 10%), si sono rivelate totalmente inutili se il loro scopo era quello di far mutare al presidente russo la strategia nel confronti dell’Ucraina.
I VERI PROBLEMI SONO ALTRI. Ma tant’è, tra la miopia generale le sanzioni sono destinate a rimanere e a Mosca nessuno si preoccupa più di tanto, visto che gravi problemi sono altri: quelli che hanno colpito alcuni settori di economie occidentali con legami stretti con la Russia.

Putin spera nel rialzo del prezzo del petriolio

Angela Merkel e Barack Obama.

Se grandi e piccole aziende, americane, tedesche o italiane, si lamentano quindi alla corte di Merkel e Obama, Putin fa tutto sommato buon viso a cattivo gioco e spera soprattutto che a casa sua le cose si risistemino, sull’onda del rialzo dei prezzi del petrolio.
Dopo il tonfo del 2014, il greggio ha ricominciato a risalire e ha toccato a maggio 2015 i 67 dollari, come non succedeva da mesi.
PESSIMISMO SUPERATO. Quotazione accettabile per Mosca, che comunque preferirebbe una crescita più decisa per rimettere a posto i conti.
In ogni caso sembra già superato lo scenario pessimistico della Banca mondiale che per il 2015 aveva previsto un calo dell’economia russa del 4,6% con i prezzi del barile a 45 dollari.
Attualmente lo scenario è quello positivo, o quasi, per cui con il prezzo a 69 dollari, la caduta sarebbe solo del 2,9%.
La realtà è che le previsioni sono difficili da fare.
TENDENZA AL SEGNO «PIÙ». La tendenza a Mosca è però positiva, dato che il rublo ha dato segnali di ripresa (+13% dollaro in aprile).
Le prospettive per alcuni settori nel 2015 sono addirittura positive (agricoltura +1%, industria alimentare +2,3%), proprio grazie agli effetti collaterali delle sanzioni, anche se i segnali negativi predominano ancora (gas e petrolio, -40%).
CURATI I RAPPORTI A EST. Se il prezzo del petrolio rimanesse intorno ai 70 dollari o crescesse, già il 2016 potrebbe comunque segnare un crescita complessiva, anche se minima, ma sufficiente per tranquillizzare Putin, occupato più a estendere i rapporti con i vicini dell’Est, dalla Cina all’India, che non a leccarsi le ferite provocate all’Ovest.
MA L'INFLAZIONE GALOPPA. Sul lato interno i problemi maggiori li ha dati l’andamento ancora altalenante del rublo e l’inflazione galoppante che ha frenato notevolmente i consumi facendo stringere la cintura alla classe media.
Se a maggio è stata del 15,8% su base annua, la Banca centrale prevede di ridurla al 4% per il 2016.
Il Cremlino deve districarsi insomma tra i problemi di un’economia bloccata sul solito sistema (esportazione di risorse naturali) e ancora poco diversificata.
BREVE PERIODO SENZA RISCHI. Putin sul breve periodo, e cioè il triennio che conduce alle elezioni presidenziali del 2019, non avrà troppi problemi di stabilizzazione, mentre è ancora incerto il futuro economico del Paese sul medio e lungo periodo.
Fermo restando che le questioni congiunturali e il quadro geopolitico giocano, in Russia come altrove, un ruolo sempre maggiore.

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