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ELEZIONI 8 Giugno Giu 2015 0826 08 giugno 2015

Turchia, Erdogan perde la maggioranza: trionfo dei curdi

L'Akp si ferma poco sopra il 40%. Mentre il partito di Demirtas entra per la prima volta in parlamento. Ipotesi elezioni anticipate.

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Il presidente turco Erdogan.

Terremoto curdo in Turchia: dopo 13 anni ininterrotti al potere , il partito islamico Akp del 'sultano' Recep Tayyip Erdogan ha perso la maggioranza assoluta in parlamento, inciampando sulla «scommessa folle» dell''Obama curdo' Selahattin Demirtas, che ha portato il suo partito Hdp, nato nel 2014, ben oltre la micidiale soglia di sbarramento del 10%, con un bottino di almeno 78 deputati.
SCHIAFFO A ERDOGAN. Il trionfo del 'Podemos curdo' - nella capitale del Kurdistan turco Diyarbakir a migliaia sono scesi in piazza nella notte a cantare e ballare - è uno schiaffo per l'uomo che dal 2002 domina il Paese. Nonostante la costituzione gli imponesse di essere super partes, Erdogan ha fatto una campagna martellante per l'Akp, chiedendo in mille comizi 330 seggi per proclamarsi 'superpresidente' con pieni poteri. «È l'ultima uscita prima della dittatura», aveva avvertito prima del voto un'analista.
AKP POCO SOPRA IL 40%. Erdogan non solo ha perso la sua scommessa, ma il trionfo di Demirtas toglie la maggioranza e forse il governo al partito islamico. L'Akp, dopo lo spoglio ormai pressoché completo delle schede, ha riferito Cnn Turk, resta il primo partito turco, ma si ferma a poco più del 40% (contro il 50% alle politiche 2011) e a 258 deputati su 550, quindi sotto la maggioranza di 276 necessaria per formare un governo monocolore. Il primo partito di opposizione, il Chp di Kemal Kilicdaroglu, è intorno al 25% (132 seggi), il Mhp di Devlet Bahceli è oltre il 16% (81 seggi), l'Hdp sfiora il 13% (79 deputati).
COALIZIONE POSSIBILE. Assieme le opposizioni hanno più di 290 seggi. In teoria potrebbero formare una coalizione di governo. Sarebbe un ulteriore terremoto per il Paese. Ma, anche se il Chp già chiede la designazione a premier del suo leader Kilicdaroglu, il 'sultano' con ogni probabilità farà di tutto per impedirlo. Erdogan infatti, come prevede la costituzione, sarà l'arbitro del dopo elezioni. Un arbitro che però ha giocato finora da protagonista la partita con la squadra avversaria.
DIVERSI SCENARI SUL TAVOLO. Vari scenari ora sono possibili. Erdogan può cercare di promuovere un governo di minoranza dell'Akp guidato dal premier uscente Ahmet Davutoglu - che si è rimesso alla «decisione del popolo», ma ha anche avvertito che l'Akp resta «un pilastro» nello scenario politico turco - fino a elezioni anticipate. Può anche cercare di promuovere un'intesa con uno dei tre partiti di opposizione. Il più probabile candidato sarebbe il Mhp. Ma prima del voto tutti gli oppositori avevano escluso ogni alleanza con l'Akp, dopo avere denunciato per anni le spinte dittatoriali e islamiche del 'sultano' e la corruzione emersa con la Tangentopoli del Bosforo, affossata dal potere. Chp, Mhp e Hdp potrebbero dunque cercare di trovare un'intesa - malgrado le scintille fra i curdi dell'Hdp e i nazionalisti del Mhp - almeno per togliere all'Akp le leve del potere fino a elezioni anticipate, che spetta al presidente decidere se e quando convocare. «È chiaro che ci sarà un governo di coalizione», ha detto il segretario generale del Chp Gursel Tekin.
I CURDI CHIUDONO ALLE ALLEANZE. Mentre l' 'Obama curdo', intervenendo di fronte ai suoi sostenitori in delirio, ha escluso a priori qualsiasi compromesso con l'Akp e ha dato per sepolto il progetto 'iper-presidenzialista' di Erdogan. Il partito del 'sultano' ha perso in effetti molti consensi nel Kurdistan, dove sembra che Demirtas sia riuscito ad attirare parte del voto conservatore che alle politiche precedenti era andato all'Akp, e anche nelle regioni lungo il confine con la Siria, dove la politica aggressiva di Erdogan, accusato di appoggiare i gruppi armati jihadisti, e la presenza di centinaia di migliaia di profughi siriani, provocano scontento.

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