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ELEZIONI 8 Giugno Giu 2015 1630 08 giugno 2015

Turchia, la coalizione impossibile di Erdogan

Rischio ingovernabilità per Erdogan. Rebus coalizioni: coi kemalisti del Chp è scontro frontale. Niet dei curdi. Restano i Lupi grigi. O il voto anticipato.

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Il 'sultano' Recep Tayyip Erdogan, islamizzatore della Turchia, si è svegliato con 3 milioni di voti e 71 seggi in meno delle Legislative del 2011, 80 storici seggi al primo partito pro curdi Hdp entrato in Parlamento e un record di 96 deputate donne - inclusa Dilek Öcalan, nipote del guerrigliero curdo e leader del Pkk - a sedere sugli scranni del Meclis, la Grande assemblea nazionale di Ankara.
«Come tutta la gente oppressa di Turchia che chiede giustizia, pace e libertà abbiamo conseguito una tremenda vittoria», ha dichiarato il giovane leader dell'Hdp Selahattin Demirtas, trionfatore delle elezioni generali che hanno segnato uno spartiacque tra autoritarismo e democrazia, «la vittoria dei lavoratori, dei contadini e delle campagne. La vittoria della sinistra».
PRESIDENZIALISMO ADDIO. Dopo il 7 giugno 2015 il Paese cerniera tra Oriente e Occidente poteva diventare una repubblica presidenziale nelle mani del tre volte premier e presidente Erdogan, a caccia della maggioranza assoluta per far cambiare la Costituzione e compiere così il suo piano neo-ottomano di trasformazione della Turchia e accentramento del potere.
Ma la repressione delle proteste in piazza Taksim e Gezi Park, l'aver voltato le spalle ai curdi nella battaglia di Kobane, lungo confine siriano, e la spregiudicatezza del finanziare gruppi estremisti arabi della Primavera araba hanno pesato sul voto.
UNA COALIZIONE DIFFICILE. In calo di oltre 9 punti, con 40,8% e 258 seggi gli islamisti dell'Akp non hanno, per la prima volta dal 2002, la maggioranza per un esecutivo monocolore.
«Con questi risultati, nessun partito può governare da solo», ha ammesso Erdogan. «Verrà fuori un governo di coalizione», ha dichiarato il vicepremier Numan Kurtulmus. Già, ma con chi? Tutte le combinazioni, al momento, sono improbabili.

Islamisti, kemalisti, curdi: le coalizioni impossibili

Supporter curdi dell'Hdp allo spoglio del voto (Getty).


Con realpolitik, il presidente turco ha invitato tutti i partiti a «valutare accuratamente e realisticamente» il risultato.
A quanto pare, pur di restare al potere Erdogan è pronto a una grande coalizione anche con chi, dal 2013, è sceso nelle piazze di Istanbul e delle altre città turche per protestare contro i sacchi edilizi nelle metropoli, la corruzione della cricca del “sultano” e dei suoi amministratori, le strette sulla libertà di stampa e di manifestazione, gli occhi chiusi sulle migliaia di estremisti lasciati passare per combattere con al Qaeda o l'Isis e la mano dura, invece, contro i combattenti curdi.
GLI ANTAGONISTI DEL CHP. Una coalizione tra l'Akp e i repubblicani del Chp, eredi della Turchia laica e filo-occidentale del primo presidente Mustafa Kemal Atatürk è impossibile: il partito di centro-sinistra che ha ottenuto il 25% è il principale agitatore delle dimostrazioni anti-Erdogan degli ultimi anni. E il progetto politico dei conservatori islamisti al potere da 13 anni, cioè ricreare una Turchia musulmana egemone come ai tempi dell'impero ottomano, è l'esatto contrario di quello che chiedono i kemalisti, nati nel 1923 con la caduta del sultanato.
Ma il Chp non può neanche andare al governo con la destra nazionalista dell'Mhp (al 16,3%) e con i curdi dell'Hdp (al 13%), in un unico blocco d'opposizione: in teoria l'unico modo per creare una maggioranza alternativa all'Akp, ma nella pratica un'unione impraticabile.
LE TRATTATIVE CON I CURDI. Anche se i kemalisti sono diventati un partito di sinistra, la Turchia laica del Chp non è mai stata un Paese democratico.
I curdi - prima minoranza con oltre 17 milioni di cittadini (oltre il 20% della popolazione) - sono stati più emarginati sia nella repubblica di Atatürk, minata dai colpi di Stato, sia durante i governi di Erdogan. Il quale utilitaristicamente, prima dello scontro su Kobane, aveva aperto una trattativa con Öcalan e fatto ai curdi alcune concessioni.
L'equazione impossibile vale, a maggior ragione, per il partito della destra xenofoba, militarista e fascista dell'Mhp, braccio politico dei Lupi grigi.

L'Akp di Erdogan costretto all'alleanza con i Lupi grigi

Curdi in festa per la vittoria alle Legislative turche del 2015 (Getty).

Per diversi kemalisti e nazionalisti, il Pkk e i curdi in generale restano dei «terroristi», hanno dichiarato alcuni elettori anche all'ultimo voto.
Ma con la sua prepotenza e le sue politiche maldestre in piazza Taskim e a Gezi Park, Erdogan è riuscito a far convivere l'inconciliabile.
Fino alle presidenziali dell'agosto 2014, l'Hdp valutava la possibilità di votare il candidato dell'Akp al secondo turno e, consapevole del fattore curdo, l'allora premier “sultano” corteggiava il partito del curdo Demirtas, in crescita di consensi soprattutto nell'entroterra, dove anche gli islamisti fanno il pieno di voti.
Ma dopo il tergiversare colpevole e i doppi giochi del governo turco per l'assedio di Kobane - arrivato a favorire l'Isis pur di bloccare i comunisti curdi del Pkk - qualsiasi accordo per un futuro governo con l'Akp è escluso dall'Hdp.
L'HDP ALL'OPPOSIZIONE. L'unica alleanza possibile, per i curdi eletti come partito, è con i candidati votati come indipendenti (diversi dei quali di formazioni curde minori), rafforzando così il fronte dell'opposizione.
Fa onore al movimento fondato nel 2012 dallo «Tsipras curdo», appoggiando e in alcuni casi inglobando la sinistra del Bdp con altri gruppi di sinistra, femministi e per la difesa dei diritti ai gay, di essere spiccati come unica forza realmente democratica e di rinnovamento nelle proteste di piazza Taksim, superando poi al voto la difficile soglia di sbarramento del 10%.
POSSIBILE VOTO ANTICIPATO. Grazie al record di candidate dell'Hdp (31 degli 80 deputati), la Turchia ha ora il più alto numero di donne in parlamento.
All'Akp non resta che il pasticcio di un'improbabile grosse Koalition turca con i nemici del Chp o l'appoggio dell'Mhp, un po' meno improbabile ma smentito dai nazionalisti.
Repubblicani e militaristi dovranno passare sopra alle purghe dei generali di Erdogan del processo Ergenekon alla presunta Gladio turca.
Altrimenti elezioni anticipate entro un anno.

Twitter @BarbaraCiolli

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