Strasburgo 140708195753
SVOLTA 9 Giugno Giu 2015 1809 09 giugno 2015

Strasburgo chiede uguaglianza di genere e difesa delle famiglie Lgbt

Il parlamento europeo approva un rapporto che riconosce i diritti gay.

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da Strasburgo

Il parlamento di Strasburgo.

Non solo parità tra uomini e donne, ma anche stop alle discriminazioni che nel XXI secolo colpiscono ancora le famiglie monoparentali e la genitorialità Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali, transgender).
OK ALLA RISOLUZIONE. È questa la nuova battaglia che il parlamento europeo ha deciso di sostenere ufficialmente per la prima volta votando una risoluzione sulla nuova Strategia per l'uguaglianza di genere dell'Ue 2015-2020, a cui sta lavorando la Commissione europea.
PROBLEMA SOTTOVALUTATO. Il 9 giugno gli eurodeputati con il loro voto hanno così messo sul tavolo dell'esecutivo comunitario un problema sinora volutamente sottovalutato: quello delle discriminazioni che colpiscono le persone Lgbti (lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersex).
La commissione Juncker incaricata di elaborare la nuova Strategia per porre fine alla violenza contro le donne e alla loro discriminazione deve ora pensare anche a come tutelare i genitori single, omosessuali, bisessuali e transessuali.
GRILLINI: «RICONOSCIMENTO SOLENNE». Davanti alla notizia è entuasiasta il commento del presidente di Gaynet Italia Franco Grillini: «Come movimento Lgbt andiamo dicendo da sempre che quella omosessuale è una famiglia come tutte le altre, con le stesse dinamiche e con gli stessi problemi. Ora a riconoscerlo solennemente è proprio l'Ue, che chiede anche che le norme in quell'ambito tengano in considerazione fenomeni come le famiglie monoparentali e l'omogenitorialità».

Lotta alla discriminazione sul lavoro

L'Italia è tra i Paesi peggiori in Ue in materia di diritti per la comunità Lgbti.

Con 341 voti a favore, 281 contro (gli unici del gruppo S&D a votare contro la risoluzione sono stati due eurodeputati del Pd: Damiano Zoffoli e Luigi Morgano, ndr) e 81 astensioni l'aula di Strasburgo ha approvato un testo per chiedere infatti «obiettivi più chiari e un monitoraggio più efficace rispetto a quelli odierni, se si vuole proseguire nella lotta alla discriminazione nel mercato del lavoro, nell'istruzione e nel processo decisionale».
Non solo delle donne, ma anche delle persone Lgbt, soprattutto quando si parla di famiglia.
NORMATIVE PIÙ COMPLETE. Al punto 31 della risoluzione si legge infatti che il parlamento «raccomanda, dal momento che la composizione e la definizione delle famiglie si evolve nel tempo, che le normative in ambito familiare e lavorativo siano rese più complete per quanto concerne le famiglie monoparentali e genitorialità Lgbt».
«SEGNALE DI SPERANZA». Il testo elaborato dalla Commissione europarlamentare per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere è stato presentanto dal relatore, la socialdemocratica tedesca Maria Noichl, che ha spiegato come «nonostante le differenze tra i deputati, siamo riusciti a condividere come obiettivo comune quello su una reale uguaglianza di genere. All'inizio pensavamo di perdere, invece abbiamo raggiunto una buona maggioranza, e questo è un bel segnale di speranza».
RELATRICI «ORGOGLIOSE». A darle ragione è stata anche l'eurodeputata dell'Alde, Angelika Mlinar, relatore ombra della risoluzione: «Sono orgogliosa di aver contribuito a un testo che propone azioni chiare su una vasta gamma di questioni, dalla lotta contro gli stereotipi e il divario di pensione e retribuzione all'importanza di un accesso universale alla salute sessuale e riproduttiva e diritti, compresa la contraccezione e l'aborto sicuro e legale».
L'europarlamentare liberale ha ricordato come «i deputati hanno anche espresso un chiaro sostegno per l'impegno del commissario Jourova di presentare una tabella di marcia Lgbti entro la fine di quest'anno».
«VALORI PATRIARCALI SCADUTI». Perché «non vogliamo più vivere in un'Europa che ha ancora valori troppo patriarcali, ormai scaduti, che pretendono ancora di stabilire che cosa vuol dire essere uomo o donna», ha aggiunto l'europarlamentare svedese della Gue Malin Bjork.
Per concretizzare l'unità di intenti spetta però all'esecutivo far proprie le richieste degli eurodeputati, che hanno sottolineato come «combattere il bullismo e i pregiudizi contro le persone Lgbti nelle scuole dovrebbe far parte degli sforzi dell'Ue per sconfiggere gli stereotipi e le discriminazioni di genere».
EDUCAZIONE SESSUALE A SCUOLA. Inoltre per scongiurare qualsiasi tipo di discriminazione, si legge nel testo, «dovrebbero essere attivati programmi di educazione sessuale nelle scuole».
Perché è da piccoli che si impara a conoscere e rispettare gli altri. Ma per riuscirci sono i grandi a dover dare l'esempio. E oggi il parlamento ha provato a dare il suo.

Twitter: @antodem

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