Ttip Accordo Libero 150209085525
EUROPA 9 Giugno Giu 2015 2045 09 giugno 2015

Ttip, il voto è rimandato: caos nella maggioranza

Clausola Isds a rischio. «Il Ppe prende tempo». Settimana prossima riprendono i lavori.

  • ...

da Strasburgo

Il voto sul Ttip, l'accordo commerciale di libero scambio tra Usa e Ue, è saltato. «Perché c'erano troppi emendamenti da analizzare e richieste di voto separato, in tutto circa 200, così il presidente del parlamento Martin Schulz ha deciso di posticipare il voto», è la dichiarazione ufficiale che il 9 giugno ha interrotto la lunga attesa per l'appuntamento più importante della sessione plenaria di Strasburgo.
«Perchè il partito popolare europeo (Ppe) ha capito che l'Isds (il meccanismo di arbitrato internazionale per la risoluzione delle dispute tra Stato e investitori, ndr) era a rischio e ha chiesto espressamente a Schulz di rinviare il voto per prendere tempo», racconta una fonte ben informata a Lettera43.it.
GROSSE KOALITION ALLA PROVA DEL TTIP. Il rapporto sul Ttip a firma del social democratico tedesco Bernard Lange, presidente della Commissione europarlamentare Inta (Commercio internazionale), doveva rappresentare infatti la posizione del parlamento sui negoziati per l'accordo di libero scambio tra Ue e Usa. E sinora era riuscita a mantenere insieme la Grosse koalition: S&D, Ppe e Alde avevano trovato un equilibrio anche davanti alla questione più spinosa, quella sull'Isds.

Pablo Iglesias: «È solo un trucco»

Bruxelles, manifestazione contro il Ttip davanti alla Commissione europea.

Ma tra i 200 emendamenti della relazione sottoposti al voto del 10 giugno, uno a firma dello stesso Lange e dall'inglese David Martin, rischiava di diventare un'arma a doppio taglio sia per i socialisti che per i popolari.
Si tratta del numero 115 e chiedeva in maniera più esplicita di superare l'Isds: «proporre una soluzione permanente per la risoluzione delle controversie tra investitori e Stati – senza utilizzare il sistema privato di risoluzione delle controversie tra investitore e Stato (ISDS)», si legge nel testo.
Un emendamento nuovo, scritto dopo le proteste di una parte del gruppo S&D, che dopo il voto della relazione all'interno della commissione europarlamentare Inta aveva chiesto allo stesso Lange di inserire nella risoluzione un chiaro riferimento al superamento del meccanismo Isds prima del voto definitivo di Strasburgo.
Riferimento che nel testo votato all'Inta non era così esplicito. E che invece per il voto in plenaria è stato inserito in maniera chiara.
POSIZIONI CONTRASTANTI. Una trasparenza che è piaciuta a tanti. E con il passare del tempo ha iniziato a far cambiare opinioni e posizionamenti all'interno della stessa maggioranza, «ha iniziato persino a guadagnare ampi consensi tra i popolari, così i socialisti più agguerriti hanno spinto per farlo presentare e votare in plenaria», racconta la fonte.
L'approvazione però rischiava di spaccare sia l'S&D che il Ppe: all'interno dei due gruppi le posizioni sull'arbitrato sono infatti contrastanti. Così in caso l'emendamento contro l'Isds fosse stato approvato, il rischio era che una parte degli stessi deputati S&D, il Ppe e anche i liberali dell'Alde decidessero di votare contro l'intera relazione Lange, smentendo così il lavoro dei socialdemocratici e l'accordo di coalizione.
EVITATO LO SCONTRO. Per evitare la rottura e soprattutto la 'brutta figura', ovvero mostrarsi in difficoltà e delegittimare il parlamento, «il Ppe ha chiesto a Schulz di rinviare il voto», continua la fonte, «usando l'escamotage del regolamento 175 che afferma che in caso di presentazione di più di 50 emendamenti è possibile rimandarli alla commissione parlamentare competente per verificarne il sostegno».
In questo modo si è evitato il pericolo di uno scontro all'interno della Grosse koalition davanti agli occhi di tutti i cittadini europei e soprattutto si è guadagnato tempo. La settimana prossima la commissione Inta dovrà infatti votare di nuovo i 200 emendamenti. Per passare ed essere poi ammessi al voto in Aula sarà però sufficiente l'ok di un decimo degli eurodeputati. In questo caso il voto in plenaria dovrebbe essere programmato nell'ultima sessione prima della pausa estiva.
La decisione spetta però alla conferenza dei presidenti, l’assemblea dei capigruppo dell’Assemblea comunitaria, che prima di annunciare una data aspetteranno di vedere consolidato una volta per tutte un accordo sull'Isds.
UNA QUESTIONE ESPLOSIVA. Una clausola che, secondo l'eurodeputato francese dei Verdi Yannick Jadot, «sta mandando in panico il Parlamento europeo» e il presidente Schulz «abusa della sua autorità rimandando un voto che divide i due grandi gruppi, il Ppe e l’S&D», ha commentato, «sembra evidente che nel gruppo dei Socialisti & Democratici la questione dell’Isds stia diventando esplosiva e che gli accordi con i popolari non siano poi così solidi».
Queste divisioni, ha continuato Jadot, «sono il risultato della mobilitazione degli attori della società civile e di città, regioni e parlamenti nazionali. La logica della grande coalizione cara al presidente Schulz è scossa dalla democrazia».
M5S ALL'ATTACCO. Una democrazia che «ad alcune persone piace solo quando sono sicure di vincere, poi quando i risultati del voto sono diversi da quelli previsti la democrazia non piace più e si usano espedienti tecnici per rimandare il voto, ma si tratta solo di un trucco», ha denunciato il leader di Podemos Pablo Iglesias. Un trucco per nascondere una difficoltà: «I sostenitori del Ttip al Parlamento hanno capito di non avere più la maggioranza per approvarne le linee guida e hanno deciso di rinviare il voto. Ora è ufficiale: il Ttip è in agonia», ne è convinta anche Tiziana Beghin, capodelegazione del Movimento 5 Stelle in Europa.
A cercare di difendere l'accaduto c'è invece l'eurodeputata del Pd Alessia Mosca «Il voto è stato rimandato proprio perché considerato di grande importanza», e visto che la risoluzione è l’unico strumento che il Parlamento ha per intervenire nei negoziati e influenzarli «gli interessi delle singole parti politiche dovrebbero concentrarsi sugli elementi condivisi, che non sono né pochi né di secondo piano», ha detto Mosca ricordando che il parlamento è co-legislatore sul Ttip, ma alla fine dei negoziati potrà solo dire sì o no all'accordo di libero scambio. E non emendarlo.

Twitter @antodem

Articoli Correlati

Potresti esserti perso