Tsipras Juncker 150610222124
SALVATAGGIO 10 Giugno Giu 2015 2110 10 giugno 2015

L'Ue dà l'ultimatum a Tsipras: la tattica dietro le trattative

Da Juncker niente risposte al piano del premier greco. Per costringerlo a dire sì alle sue condizioni. Pena l'uscita dall'euro. Atene resiste: non potete cacciarci.

  • ...

da Atene

Alexis Tsipras e, alle sue spalle, Jean-Claude Juncker.

La Grecia non ha ricevuto alcuna risposta scritta dalla Commissione sull'ultima proposta di accordo.
Solo una replica orale da un portavoce che ha a sua volta riferito il giudizio del presidente della Commissione Jean Claude Juncker e un commento del commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici.
GELO JUNCKER-TSIPRAS. Juncker ha rifiutato di parlare al telefono con il primo ministro Alexis Tsipras.
E anche la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese François Hollande hanno nicchiato fino all'ultimo sul faccia a faccia chiesto dal premier greco in occasione del vertice tra Ue e Paesi latino-americani la sera del 10 giugno.
«La situazione è difficile», dicono fonti elleniche vicine alle trattative.
UNA RISPOSTA ANOMALA. Il nodo centrale è la risposta consegnata da Juncker a Tsipras il 3 giugno: cinque pagine di 'richieste' presentate dai creditori in risposta al piano di 47 pagine del governo ellenico.
Un documento anomalo, secondo gli ambienti greci che seguono i negoziati, perché non scritto nella forma prevista dalle procedure.
Il metodo delle trattative prevede infatti che sia il governo di Atene a presentare il programma di riforme e che su quella base venga svolta l'analisi dei creditori e siano presentate le proposte di correzione.
COME UN ULTIMATUM. La lettura che viene fatta dalle fonti greche vicine ai negoziati è che quel documento rappresenti un ultimatum.
E che la strategia dei creditori sia far passare il tempo e costringere Atene ad arrivare all'ultimo giorno, cioè al 30 giugno, quando l'attuale piano di rientro è destinato a concludersi, per far accettare alla Grecia le richieste del Brussels group (l'ex Troika) o, peggio, per estendere il programma di salvataggio di nove mesi.
CREDIBILITÀ A RISCHIO. Una opzione che per il governo di Tsipras, da sempre deciso a evitare nuovi prestiti dai creditori istituzionali, significherebbe una perdita di credibilità di fronte all'elettorato.
Tuttavia, si spiega negli ambienti vicino ai negoziati, Atene è intenzionata a resistere.
I trattati non prevedono una cornice legale di uscita dall'Unione europea, è il ragionamento. E costringere un Paese a uscire sarebbe un ulteriore atto di forza.

Il nodo pensioni? I fondi greci sono stati costretti a comprare titoli di debito

Yanis Varoufakis.

Le trattative non sono partite nel migliore dei modi.
L'esecutivo di Atene, secondo quanto risulta a Lettera43.it, inizialmente inviava ogni settimana proposte limitate su singole riforme senza mai ottenere risposta.
NIENTE SUPERVISIONE. Il Brussels group chiedeva infatti un piano esaustivo e pluriennale, oltre alla possibilità - mai concessa da parte di Atene - di supervisionare l'attività dei ministeri.
A questo punto l'esecutivo greco ha elaborato un piano di 47 pagine, basate su una strategia semplice: «Massimizzare le misure su cui le due parti convergevano e presentare proposte alternative su quelli in cui prevaleva il disaccordo».
I greci hanno presentato obiettivi di bilancio che ritenevano raggiungibili, ma minori di quelli discussi con Juncker.
UNICO FONDO PENSIONI. E sulle pensioni hanno proposto, invece dei tagli, una stretta sui pensionamenti anticipati e l'accorpamento dei tanti fondi pensione ellenici in uno solo, affiancando alle proposte un programma di progressivo rifinanziamento dei fondi.
Bruxelles di rimando ha fatto sapere che «i problemi del sistema pensionistico greco sono gli stessi del resto dei Paesi europei».
PERSO IL 50-70% DEL VALORE. Una risposta che non tiene conto di un elemento.
I fondi pensione greci sono stati costretti ad acquistare i titoli del debito sovrano e le perdite derivate non sono mai state compensate.
Il risultato è che hanno perso tra il 50 e il 70% del loro valore reale.
E oggi (dati aggiornati a marzo 2015) quasi la metà dei pensionati greci, il 45%, riceve un assegno sotto i 665 euro, considerata la soglia di povertà.
L'OPZIONE DELLA BCE. Tsipras ha anche presentato un piano per sganciarsi dal sostegno dei creditori e recuperare circa 25 miliardi dai profitti fatti sui prestiti alla Grecia da parte della Banca centrale europea e da altre fonti, compreso l'accesso alla liquidità della Bce e la possibilità di ritornare a emettere debito nel breve periodo.
In questo modo nel 2016 la Grecia non dovrebbe chiedere prestiti agli altri Paesi dell'Eurozona. Una soluzione che metterebbe in crisi lo schema dei precedenti salvataggi e le regole finora seguite dal board di Francoforte e su cui il Brusells group non intende aprire trattative.
SURPLUS ALLO 0,9%. Di nuovo l'8 giugno Atene ha risposto alle richieste di Juncker con altri due documenti: ha spostato l'obiettivo di surplus dallo 0,6% allo 0,9% (ma i creditori chiedevano l'1%). E ha cercato la mediazione anche aumentando l'Iva fino a incassare 1,8 miliardi in più e alzando di un punto percentuale la tassazione sul turismo.
La mancanza di risposte formali viene letta in un solo modo dalle fonti greche: le proposte non vengono riconosciute.

L'estensione del salvataggio metterebbe Tsipras in crisi

La cancelliera tedesca Angela Merkel.

Sul fronte opposto la più conciliante appare sorprendentemente la cancelliera Angela Merkel.
Jean Claude Juncker è debole di fronte alle rimostranze dei rigoristi, Wolfgang Schaeuble in testa.
Mentre italiani e francesi, nonostante le aperture sulla flessibilità, hanno preso le distanze da Atene.
Lo stesso presidente del parlamento europeo Martin Schulz, inizialmente sostenitore di un'apertura di credito nei confronti di Syriza, ha rifiutato la proposta dei rappresentanti dei partiti del parlamento europeo di farsi da garanti per un accordo tra tutte le parti.
Un'iniziativa che avrebbe rappresentato il riconoscimento di un ruolo politico di primo livello per l'europarlamento, scardinando però gli equilibri attuali delle istituzioni Ue.
«COSÌ SCREDITANO ALEXIS». Ad Atene i sostenitori di Syriza credono che le istituzioni europee stiano giocando una grande partita politica.
«Hanno screditato Varoufakis, ora cercano di fare lo stesso con Tsipras», dice Petros Massiris, sostenitore del primo ministro. «E così danno il tempo ai vecchi partiti di riorganizzarsi».
Di certo l'estensione del salvataggio metterebbe il premier in una posizione scomodissima.
E proprio a ridosso di appuntamenti elettorali - il voto in Spagna e Portogallo - che potrebbero portargli nuovi alleati nel consesso europeo.
NESSUNA VOGLIA DI GREXIT. Ma comunque vada, una cosa è certa: i greci non vogliono lasciare l'Unione europea. «Abbiamo pagato col sangue per costruire l'Europa nella seconda guerra mondiale», dice Nikos Kostas, altro elettore del partito al governo, «ce ne andremo per ultimi, chiudendo la porta alle nostre spalle».

Correlati

Potresti esserti perso