Omicidio Stradale 150610174709
MAGGIORANZA 10 Giugno Giu 2015 1731 10 giugno 2015

Omicidio stradale, sì al ddl ma governo battuto 2 volte

In Senato 163 sì. Ma passano tre emendamenti bocciati dall'esecutivo. Fino a 18 anni di detenzione, ritiro della patente fino a 30 anni. Arresto in flagranza di reato. Pene più severe per chi fugge.

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Il relatore della legge, Giuseppe Cucca del Partito Democratico, durante il suo intervento al Senato durante la discussione su omicidio stradale.

Il Senato ha approvato il disegno di legge sull'omicidio stradale (163 sì, 2 astenuti e 65 voti contrari). Il provvedimento ora passa alla Camera, ma in Aula il governo è stato battuto due volte.
L'esecutivo aveva infatti dato parere contrario su tre emendamenti: il 114, il 115 e il 117 (i primi due sono uguali e c'è stata una sola votazione), ma l'Aula li ha approvati comunque. Il relatore del provvedimento, Giuseppe Cucca, si era rimesso alla decisione dei senatori.
PENA FINO A 18 ANNI, RITIRO DELLA PATENTE FINO A 30 ANNI. Il testo prevede anche il reato di lesioni stradali. Ritiro della patente fino a 30 anni. Arresto in flagranza di reato. Pene più severe per chi fugge. Il ddl comporta anche un innalzamento del massimo della pena per l'omicidio stradale (a 18 anni) con, però, un netto aumento del minimo (sette anni in caso alcol, otto in caso di droga).
«Un impegno che ho preso da sindaco con famiglie vittime di incidenti: punire omicidio stradale. Oggi prima lettura ok Senato», ha commentato su Twitter il presidente del Consiglio Matteo Renzi.


MODIFICHE DI ORELLANA E FILIPPI. Le proposte di modifica approvate sono quelle presentate dai senatori Luis Alberto Orellana (Misto) e Marco Filippi (del Pd). Gli emendamenti, in particolare, «escludono l’estensione della pena della reclusione da sette a dieci anni ai casi in cui i conducenti di veicoli a motore cagionino la morte di una persona a seguito di attraversamento del semaforo rosso, inversione del senso di marcia, sorpasso in corrispondenza di un attraversamento pedonale».
SECONDA 'SCONFITTA' PER L'ESECUTIVO. Per il governo si tratta del secondo intoppo nel giro di poche ore. Martedì 9 giugno infatti l'esecutivo è stato battuto sul parere di costituzionalità per la riforma della Buona scuola, nel giorno in cui la commissione Istruzione avrebbe dovuto cominciare l'esame degli emendamenti. Il parere in commissione Affari costituzionali del Senato non è passato per il voto di Mario Mauro, senatore di Gal e presidente dei Popolari per l’Italia, che di recente ha annunciato l’uscita dalla maggioranza. Il parere dovrà essere sottoposto al voto dell’Aula.

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