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POLVERONE 11 Giugno Giu 2015 0800 11 giugno 2015

Mafia Capitale, Marino sotto tiro: ora il Pd trema

M5s, Fi e CasaPound in piazza. Cittadini delusi. Fronda dem armata. Il sindaco Marino resiste. Ma c'è il rischio commissariamento. Renzi teme il contraccolpo.

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Protesta a Roma per chiedere le dimissioni del vice sindaco Nieri (Sel).

Arresti, polemiche, intercettazioni, proteste, confusione e paura. Soprattutto paura.
Sono queste le parole chiave nella Roma politica finita nel ciclone dell'inchiesta giudiziaria Mafia Capitale sul cosiddetto “Mondo di mezzo”.
Una Roma che ormai ha davanti a sé soltanto tre strade: proseguire con Ignazio Marino sindaco, pressarlo per ottenerne le dimissioni o aspettare il commissariamento e lo scioglimento di Giunta e Consiglio comunale.
IL SINDACO RESISTE. A rassegnare le dimissioni Marino non ci pensa nemmeno.
Le inchieste della procura di Roma non hanno evidenziato nessuna irregolarità nella gestione del suo mandato, dunque il primo cittadino pretende di andare avanti con il suo lavoro.
Anche se la risposta che fornisce a un cronista lascia trasparire nervosismo. «Il mio umore è ottimo», ha detto al giornalista che lo attendeva all'uscita, «meglio del suo che ha dovuto passare tutta la giornata qui fuori da povero cristo. Almeno io ho prodotto qualcosa oggi».
«NIERI? PERSONA PERBENE». Il sindaco continua a difendere l'operato della Giunta.
In particolare del suo vice sindaco, Luigi Nieri (Sinistra ecologia e libertà), finito nelle maglie delle intercettazioni allegati ai faldoni degli inquirenti che indagano su Mafia capitale: «Penso che sia una persona molto perbene».

Il Pd fa quadrato: «Niente dimissioni di Marino»

Matteo Orfini del Pd.

Mentre sotto alla statua del Marco Aurelio non si placano le proteste delle opposizioni, il Partito democratico difende Marino dagli attacchi.
Mercoledì 10 giugno il commissario del partito capitolino, Matteo Orfini, ha avuto un lungo colloquio in Campidoglio con il sindaco, al termine del quale ha smentito ogni possibilità di dimissioni: «È un'ipotesi che non esiste e che non è mai esistita».
COMMISSIONI DIMEZZATE. Al centro dell'incontro, ha rivelato il deputato dem, ci sono stati gli «atti che stiamo per assumere, come il dimezzamento delle commissioni consiliari del Comune: oggi sono 24, che è un numero incredibile, e diventeranno 12».
Questo perché il Pd ha «il dovere di continuare a governare Roma, per sconfiggere la criminalità e far funzionare meglio la città. Questo è quello che ci hanno chiesto i cittadini votandoci, ed è quello che faremo e che stiamo facendo».
NON TUTTI AMANO IGNAZIO. Non tutti, però, la pensano come Orfini dalle parti del Nazareno.
Perché c'è un'ala del partito che in pubblico non lascia trasparire nulla, ma in privato non sarebbe affatto dispiaciuta da un eventuale commissariamento.
Si tratta di una piccola fazione anti-Marino, però spaccata al suo interno, poiché composta da renziani e non renziani: i primi non vorrebbero che il sollevamento del sindaco danneggiasse il leader, mentre per i secondi sarebbe come prendere «due piccioni con una fava», come riferisce una fonte a Lettera43.it.

Il fuoco amico corteggia i cittadini delusi

Il sindaco di Roma Ignazio Marino.

Il rischio, per l'attuale Amministrazione, ma anche per i vertici del Pd, è che il gruppo possa sfruttare il malcontento di una parte di cittadini, che ovviamente vede incuria nelle periferie e servizi non all'altezza della capitale d'Italia, senza soffermarsi troppo a leggere gli atti delle inchieste che stanno rivelando un sistema di potere sotterraneo, che va dagli uffici del Comune ad alcune delle municipalizzate nevralgiche per la città, a cui Marino sembrava non andare proprio a genio.
OSSIGENO SU OSTIA. Intanto l'ex chirurgo, mentre la bufera non accenna a placarsi, porta a casa un punto importante.
Perché mercoledì 10 giugno il Consiglio di Stato ha respinto i ricorsi di due stabilimenti di Ostia, che si erano appellati al Tar contro il provvedimento di apertura degli accessi alle spiagge, disposto proprio da Roma Capitale.
«LEGALITÀ RIPRISTINATA». Marino non si è fatto sfuggire l'occasione di lanciare un messaggio ai suoi detrattori: «Finalmente si scrive la parola fine sulla vicenda degli accessi al mare, riconoscendo, una volta per tutte, la legittimità dell'azione di questa Amministrazione per il ripristino della legalità e del pubblico interesse».
Una vittoria che, prosegue il sindaco, «vogliamo condividere con tutti i cittadini di Roma, e in particolare del X Municipio, e che ci induce a perseguire con la stessa determinazione l'opera di trasparenza intrapresa».

Le opposizioni si compattano: M5s, Fdi e Forza Italia

Il Movimento 5 stelle protesta fuori dal Campidoglio.

Chi vuole invece che l'era Marino si chiuda in fretta, per ridare la parola agli elettori, sono le opposizioni.
Che si compattano e ormai sfilano insieme sotto le insegne del Campidoglio.
Le bandiere di Movimento 5 stelle, Forza Italia, Fratelli d'Italia e CasaPound ormai si fondono e confondono, unite nel grido «dimissioni, dimissioni», intervallato dallo slogan principale dei pentastellati: «onestà, onestà».
GABRIELLI FA MURO. Eppure il prefetto di Roma, Franco Gabrielli, non sembra essere convinto di mandare a casa Marino.
A margine di un incontro avuto martedì 9 giugno con i cittadini e i comitati di quartiere del VII Municipio, infatti, il rappresentante del governo ha affermato che «il commissariamento del Comune di Roma e lo scioglimento per mafia sarebbe una iattura per la Capitale, significherebbe avere un commissario speciale e a Roma non si andrebbe a nuove elezioni prima di due anni».
«DECISIONE ATTENTA». Specificando, però, che «quando arriverà sul mio tavolo la relazione della Commissione di Accesso, la leggerò molto attentamente e deciderò».
Ciò non significa che l'ipotesi scioglimento sia possibile, ma nemmeno impossibile. E in entrambi i casi, qualcuno a Roma, e nel Pd, trema.

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