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ANALISI 12 Giugno Giu 2015 1747 12 giugno 2015

Comunicazione politica, quando un errore costa caro

Da Moretti Lady Like all'Obama fumatore. Gli scivoloni degli spin doctor. Amadori a Lettera43.it: «Casi che denotano superficialità e ingenuità».

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Scivoloni mediatici, errori comunicativi, strategie che ottengono effetti diametralmente opposti. Quando la comunicazione politica fallisce?
Matteo Renzi, che domenica 31 maggio, aspettando i risultati delle Regionali fingeva di spassarsela giocando a Pes con il presidente del Pd Matteo Orfini, lo sa bene.
Un'operazione pensata a tavolino per rassicurarsi e rassicurare: «Non abbiamo nulla da temere, siamo sereni», voleva comunicare lo spin doctor del premier Filippo Sensi pubblicando sul proprio profilo Twitter (@Nomfup) le foto dei due leader del Partito democratico che si divertivano come bambini con un joystick in mano.
I COMMENTI SARCASTICI SU TWITTER. Operazione riuscita? Forse, se il Pd avesse trionfato alle urne (come Alessandra Moretti aveva erroneamente pronosticato con l'azzardato «sono convinta che alle Regionali faremo un 7-0 e quello del Veneto sarà un golden goal») la mossa sarebbe risultata, forse, meno indigesta.
Ma i commenti sul profilo di Nomfup lasciano pensare siano in pochi ad averla bevuta. «Bimbominchia», «epic fail», «derby del Nazareno», tra i più teneri.

Matteo Renzi e Matteo Orfini che giocano a Pes aspettando i risultati delle Regionali (Twitter).

RENZI E LA STRATEGIA DEL «ME NE FREGO». Alessandro Amadori, psicologo e politologo di Coesis Research, non ha dubbi: è tutto da dimostrare che si sia trattato di un errore.
«Gli atti comunicativi sono giusti o sbagliati rispetto all'obiettivo che ci si pone. Quello del premier non è un errore mediatico, è un gesto completamente in linea con la sua strategia 'Non ti curar di loro'», dice Amadori a Lettera43.it. «'Io sono vincente, io me ne frego' è il messaggio di Renzi. Che sì, infastidisce il pubblico, ma non fa altro che rafforzare l'idea che lui sia diverso dagli altri e possa permetterselo. Renzi, come Berlusconi, è un personaggio che non riesce a smettere di ostentare chi vuole essere».
«Ormai non gli interessa più piacere a tutti. Vuole anche infastidire», spiega Amadori, «Qual è il problema? Che giocare a Pes è sì un gesto comunicativo perfettamente in linea con la sua strategia vincente. Vincente, però solo fino a prima del voto».
OBAMA E IL FUMO-GATE. Lo spin doctor del premier, assiduo di Twitter e Instagram, dove pubblica quotidianamente foto delle giornate del premier con l'hashtag #cosedilavoro, ha messo nei guai pure Barack Obama.
Galeotta una foto da lui scattata che immortala Renzi intento a chiacchierare con il presidente degli Stati Uniti in occasione del G7. Nulla di sconvolgente, se Obama non tenesse in mano - almeno apparentemente - un pacchetto di sigarette.
E in poche ore si è creato un vero caso internazionale. Il presidente degli Stati Uniti non solo aveva dichiarato nel 2013 di avere smesso per amore della moglie Michelle, ma la sua amministrazione un anno prima ha speso ben 54 milioni di dollari in una campagna dalle immagini choc contro le multinazionali del tabacco.

Matteo Renzi e Barack Obama nella foto pubblicata dal portavoce del premier (Twitter).

EPIC FAIL DELLO STAFF RENZIANO. Quelle della foto incriminata erano davvero sigarette? O caramelle? La stampa internazionale cerca di risolvere il giallo. Tutta colpa nostra, che abbiamo messo in imbarazzo pure la Casa Bianca.
Il portavoce di Obama, Josh Earnest, è stato costretto a smentire in conferenza stampa: «Il presidente non fuma», ha chiarito.
Per Amadori l'atto comunicativo che trasmette la foto è tipicamente renziano: «Se vi soffermate sull'immagine, per prima cosa, vedrete che il padrone di casa sembra lui, Renzi. In maniche di camicia, davanti a Obama in giacca vuole dirci: 'Perdo le elezioni in Liguria e in Veneto, ma sto comunque al pari con i più potenti della Terra. Sono onnipotente lo stesso'».
Ma pubblicare quella foto non è stato uno scivolone mediatico? «È stato un errore dello staff di Renzi, che si è dimostrato indelicato. Lo spin doctor del premier è stato ingenuo», dice Amadori. «Il vero problema è che noi, come nessun altro, siamo davvero un Paese autoreferenziale, non ci interessa nulla del resto del mondo. Certe cialtronerie all'italiana, per gli altri sono imcomprensibili. Questo sì che è stato un vero errore, perchè ha coinvolto un soggetto terzo».
MORETTI LADY LIKE, SE LO SCIVOLONE COSTA CARO. In politica un errore può segnarti per sempre. È il caso di Alessandra Moretti, la candidata alla guida del Veneto sconfitta dalla Lega, ormai apostrofata come Lady Like.
È bastata un'intervista video, pubblicata dal Corriere della Sera nel novembre 2014, in cui la deputata Pd tesseva le lodi delle donne depilate e pettinate, come lei: «La bellezza fa notizia. Perchè dovrei mortificarmi? Ho deciso di andare dall'estetista una volta a settimana. Dovrei avere peli e capelli bianchi?».
È stata lei stessa a cucirsi orgogliosamente addosso lo stereotipo della donna «brava, intelligente e bella». «Il nostro stile di fare politica è uno stile Lady Like», spiegava riferendosi alle colleghe competenti ma di bella presenza, «uno stile che deve piacere».

Alessandra Moretti (Imagoeconomica).

«ESTETISTA? GLI ESODATI HANNO ALTRI PROBLEMI». La paladina delle donne depilate è stata massacrata sui social, anche in periodo di campagna elettorale.
«Quello della Moretti è stato uno scivolone, che si è rivelato un boomerang», dice Amadori. «Non ha tenuto conto dell'intelligenza emotiva delle persone».
Perché è vero che siamo un popolo di narcisi, «ma Lady Like ha trascurato un aspetto fondamentale: in questo Paese, colmo di disoccupati ed esodati, sono poche le donne che possono permettersi l'estetista una volta a settimana. Ha trasmesso superficialità. E ne sta pagando il prezzo».

Twitter @giuliamengolini

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