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TRATTATIVE 13 Giugno Giu 2015 1500 13 giugno 2015

Turchia, prove di intesa tra Erdogan e i ribelli di Taksim

Il Sultano dialoga con i laici del Chp. Che nel 2013 lo contestavano in piazza. Mentre adesso aprono alla grande coalizione. Perché nessuno vuole rivotare.

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Tre giorni senza apparizioni in tivù, un record per i turchi che in campagna elettorale vedevano il presidente Recep Tayyip Erdoğan anche tre volte al dì.
Il Sultano sconfitto ha anche rimandato l'incontro con il primo ministro Ahmet Davutoğlu, dopo l'ammissione che con i risultati delle ultime Legislative «nessun partito può governare da solo». Eppure dietro le quinte, l'ex sindaco di Istanbul e tre volte premier, leader degli islamisti dell'Akp, si è mosso verso la grande coalizione con i repubblicani e rivali del Chp.
TRATTATIVE CON IL CHP. È ancora presto per fare previsioni, ma chi a caldo indicava come più probabile un patto con la destra nazionalista dell'Mhp potrebbe essersi sbagliato.
Le indiscrezioni di Palazzo di Ankara parlano di incontri sottobanco tra l'Akp e i kemalisti di sinistra del Chp che hanno ottenuto il 25% alle elezioni. Voci insistenti parlano anche del nome scelto per lo speaker del Parlamento come cartina di tornasole per il nuovo governo.
ERDOGAN GUARDA A SINISTRA. Non solo. A sorpresa, il 10 giugno, prima che si aprissero le consultazioni ufficiali, Erdoğan ha invitato a colloquio l'ex capo del Chp, Deniz Baykal.
Due ore di vis à vis durante le quali il “sultano” si sarebbe dimostrato «aperto a ogni modello di coalizione». Baykal è anche colui che, in qualità di deputato più anziano, aprirà da speaker temporaneo i lavori del neo Parlamento.
Per molti, il segnale di un governo di grande coalizione tra socialdemocratici laici e conservatori islamisti.

Il primo tentativo è con la sinistra del Chp, anche i Lupi grigi aprono

Il presidente turco Erdogan.

Pace fatta tra il leader dell'Akp - partito con la maggioranza assoluta dalla fondazione nel 2001 al 2014 - e i nazionalisti di sinistra che, dal 2013, agitano le proteste di piazza Taksim e anti-corruzione?
I toni del colloquio tra i due antagonisti sono stati inaspettatamente distesi. «Non avevo l'incarico di discutere delle coalizioni», ha stemperato Baykal.
Ma comunque, Erdoğan gli è apparso bendisposto: «L'impressione è di un approccio positivo a ogni possibile modello che permetta si mantenere immediatamente la stabilità. Serve una visione comune per trovare una soluzione», ha aggiunto.
MEGLIO NON RIVOTARE. Anche l'estrema destra dell'Mhp prima del voto aveva escluso alleanze con l'Akp, ma ora è disposta a trattare. Solo la sinistra radicale e filo-curda dell'Hdp (vero vincitore delle elezioni) è rimasta fedele alle promesse agli slogan di piazza Taksim, escludendo qualsiasi accordo Erdoğan.
Il punto è che nessuno dei partiti tradizionali vuole le elezioni anticipate. Dopo gli islamisti, i laici del Chp sono i secondi perdenti delle Legislative del 2015. Se infatti rispetto al voto del 2011 il partito di Erdoğan è sceso di oltre nove punti (dal 50% al 40,8%), anche i nazionalisti di sinistra (in calo dal 26% al 25%) non hanno niente da festeggiare.
LA VITTORIA DEI CURDI. Dalle contestazioni anti-Erdoğan ha invece guadagnato la nuova forza politica dell'Hdp (dal 6,5% a oltre il 13%), che nonostante la sua vicinanza, per origini, ai comunisti curdi del Pkk (organizzazione terroristica in Turchia) ha attratto gli elettori laici in cerca di rinnovamento dal Chp e, nell'entroterra, anche parte dei curdi musulmani che votavano Erdoğan.
Pure la destra radicale dell'Mhp è cresciuta dal 13 al 16%. Ma neanche i Lupi grigi vogliono tornare a votare, perché dai sondaggi si aspettavano un risultato migliore, al 18%.

Le stagioni kemalista e islamista: il voto di un nuovo inizio

Prima dell'exploit all'Akp - il nuovo partito di Erdoğan filiazione dei movimenti islamisti dichiarati in precedenza incostituzionali - il Chp erede del partito unico di Kemal Atatürk era stato al potere per decenni, arrivando talvolta a scontrarsi con i militari e, specie nell'ultima fase, governando in alternanza o in regime di grande coalizione con i kemalisti di destra.
L'ultimo esecutivo guidato dai kemalisti di sinistra del 1999, fu proprio il tripartito con i liberali e l'Mhp che, in vista dei negoziati per l'entrata nell'Ue, varò una serie di riforme economiche e strutturali in linea con i parametri di Maastricht.
CI SONO DIVISIONI INTERNE. Del boom economico successivo hanno poi goduto i tre monocoli dell'Akp. Ma ora che, a causa della flessione economica in Turchia, si parla di nuove riforme un grande rassemblement bipartisan sarebbe l'ideale.
Baykal è pronto a turarsi il naso e anche gli islamisti ormai sono attaccati alle poltrone. Come nel Chp, nell'Akp non mancano tra l'altro divisioni interne sulla direzione da prendere.
Parte dei kemalisti di sinistra vorrebbe formare una coalizione d'opposizione con l'Mhp e l'Hdp, piuttosto che governare con Erdoğan. Nell'Akp, il Sultano preferirebbe invece tornare a votare, anziché bloccare le sue riforme presidenziali e smettere di ingerire nell'esecutivo, come pongono come condizione sia il Chp sia l'Mhp.
DUE PARTITI IN DECLINO. Per governare insieme, i Lupi grigi pretendono da Erdoğan anche la testa dei curdi: il blocco cioè del processo di pace aperto dall'Akp con il leader del Pkk in prigione Abdullah Öcalan e con i partiti curdi.
In campagna elettorale, gli islamisti si erano impegnati a proseguire i negoziati, come una coalizione con il Chp permetterebbe di fare. Ma siccome il bis dei filocurdi dell'Hdp è dovuto in larga parte a ex elettori dell'Akp, Erdoğan potrebbe scaricarli e virare a destra.
Comunque vada a finire, i due partiti più grandi della Turchia sono in declino, il voto del 2015 ha chiuso due lunghe stagioni.

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