Villaggio Nepal Dopo 150512181652
FACCIAMOCI SENTIRE 15 Giugno Giu 2015 1349 15 giugno 2015

Immigrazione e conflitti, memoria corta dei media

Nel mondo 65 Stati e 647 milizie in guerra. Sono le cause dei flussi di profughi. Ma chi ne parla?

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Un villaggio in Nepal dopo il terremoto.

Qualche settimana fa avevo preso a prestito A’ livella di Antonio De Curtis (in arte Totò) per sottolinearne la stringente attualità in quanto «la morte è brutta, ma non uguale per tutti».
In quel momento stavamo vivendo il dramma delle migliaia di vittime che aveva colpito il Nepal.
Già non se ne parla più. Tutto risolto? Neanche per sogno.
NO TIVÙ NO DRAMMA. Il dramma esiste solo quando stampa e televisione se ne occupano.
Certamente ci saranno migliaia di essere umani e di organizzazioni umanitarie che si stanno adoperando per aiutare le popolazioni colpite, ma questo non fa notizia.
E nessuno li ringrazierà mai per quello che fanno senza cercare voti, applausi o soldi.
Pur essendoci decine di conflitti in giro per il mondo, che stanno creando migliaia di morti, l’opinione pubblica ritiene che esistano solo quelli di cui si parla.
UCRAINA IGNORATA. Anche del conflitto in Ucraina recentemente si parla meno. Certo, bisognava preparare la visita di Putin all’Expo, ma anche quando se ne parla ci si focalizza di più sugli aspetti politici da nuova Guerra fredda rispetto ai drammi umani e sociali provocati dal conflitto alle popolazioni locali.
Ogni anno nelle guerre che attanagliano il mondo muoiono migliaia di esseri umani, però i media ne parlano a corrente alternata e spesso solo per aumentare l’audience.
BASHAR DIMENTICATO. Non più di un anno fa in Siria tutti chiedevano la testa del presidente Bashar al Assad per le atrocità che stava commettendo anche sulla popolazione civile.
Tali atrocità sono forse cessate? No, sono state purtroppo sostituite da altre atrocità da parte dell’Isis.

Le guerre provocano migrazioni impossibili da gestire

La tendopoli di migranti in fuga nei pressi della Gare Du Nord, Parigi.

Il mondo è pieno di conflitti.
Basta pensare che solo in Africa ci sono 27 Stati (e 180 milizie guerrigliere) coinvolti.
Alcuni punti caldi? Egitto, Libia, Mali, Nigeria, Repubblica democratica del Congo, Somalia, Sudan.
In Asia sono almeno 16 Stati (e 149 milizie guerrigliere) tra cui Afganistan, Myanmar (Birmania), Filippine, Pakistan, Thailandia.
In Medio Oriente otto Stati (e 217 milizie guerrigliere coinvolte) tra cui Iraq, Israele, Siria e Yemen.
In Sud America cinque Stati (e 25 tra cartelli della droga e milizie guerrigliere) tra cui Colombia e Messico.
EUROPA, CAOS IN NOVE STATI. Vogliamo parlare dell’Europa? Ci sono nove Stati in conflitto (e 74 milizie guerrigliere) tra cui Cecenia, Dagestan, Ucraina.
In totale stiamo parlando di 65 Stati e 647 milizie, guerriglieri, gruppi separatisti coinvolti.
Comunque la si pensi, un tale contesto, aggravato (se fosse possibile) dalla invivibile situazione di povertà di molti altri Paesi, provoca fenomeni migratori impossibili da gestire.
NON ERAVAMO TUTTI CHARLIE? Ho già detto che tutti siamo stati “Charlie” di fronte al vile attentato terroristico alla sede del giornale satirico Charlie Hebdo, ma vedo pochi essere “Non so cosa” per cercare di arginare queste tragedie.
Non vedo, a parte forse papa Francesco, leader che assumano l’essere umano come priorità.
Una volta, quando il mondo della comunicazione non era così sviluppato, c’era molta più rassegnazione ad accettare la propria situazione in quanto si credeva che tutto il mondo vivesse allo stesso modo.
LA CINA LEGITTIMA LA CENSURA. Oggi non è più così. La stessa Cina cerca di “legittimare” la propria censura sui media partendo dal presupposto che su 1 miliardo e 300 milioni di persone quelle economicamente evolute sono circa 250/300 milioni.
Qualora una parte dell’altro miliardo che non vive in condizioni altrettanto agiate decidesse di spostarsi darebbe luogo a un fenomeno migratorio di dimensioni tali che nessun esercito al mondo riuscirebbe a contenerlo.
DEMOCRAZIA INARRESTABILE. Va inoltre ricordato che in tutto il mondo sta sacrosantamente migliorando il livello di democrazia.
Solo pochi baluardi riescono a bloccare/ritardare questo processo.
Ma la forza della democrazia è la libertà di scelta e la prima scelta che si possa fare è quella di cercare la propria qualità di vita e cercare un futuro migliore.

L'ordine globale trovi un nuovo equilibrio

I migranti, in Italia e in Francia, sono spesso costretti a dormire all'aperto, in attesa che la loro richiesta d'asilo venga esaminata a causa del sovraffollamento delle strutture d'accoglienza.

Mi rendo conto che l’argomento è talmente vasto e complesso da non poter essere trattato nelle circa 5 mila battute di questo articolo.
Un momento di riflessione mi auguro però di averlo stimolato.
L’ordine globale del mondo deve trovare un nuovo equilibrio (ammesso che uno ne abbia mai avuto) attraverso una soluzione dei conflitti in corso.
TUTTI SIAMO COINVOLTI. Tutti possiamo contribuirvi. Dall’Onu che rischia di essere divorato dalla propria burocrazia o di intervenire a cose fatte, ai grandi leader politici e/o religiosi, ai media per finire a tutti noi che frequentiamo i social media cercando di farlo in modo adeguato e non solo per amplificare e/o tifare per il politico di turno che pensa di utilizzare solo per il proprio consenso fenomeni così drammaticamente complessi.
SITUAZIONE CRITICA. In un mondo pieno di diseguaglianze economiche e sociali, che i conflitti non possono che ulteriormente esasperare, la gestione dei fenomeni migratori diventerà un’attività sempre più critica se vogliamo evitare di sconvolgere anche quelle parti del mondo che oggi se sembrano immuni o toccate marginalmente.
Non saranno certo ulteriori eventi bellici a offrirci una soluzione.

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