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REGIMI 15 Giugno Giu 2015 1738 15 giugno 2015

Omar al Bashir, il dittatore intoccabile

Da 25 anni padrone del Sudan, è ricercato dall'Aja per crimini contro l'umanità. Ma vola da Zuma. Negozia con la Cina. E viene osannato dai colleghi africani.

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A giugno è stato rieletto senza sorprese con il 94% dei voti dopo 25 anni di potere pressoché assoluto.
Quando va in giro in Africa, il presidente sudanese Omar al Bashir è accolto dai capi di Stato e di governo con strette di mano e applausi più calorosi di quelli riservati agli omologhi più presentabili, sui quali non pende l'imputazione della Corte penale internazionale (Cpi) per crimini di guerra e contro l'umanità.
LO STOP DI PRETORIA. Bashir è potente, evidentemente. Può viaggiare quando altri resterebbero in clandestinità. E se, come per l'ultimo vertice dell'Unione africana a Johannesburg, l'Alta Corte di Pretoria gli impedisce «di lasciare il Paese fino a nuovo ordine», il mandante della pulizia etnica in Darfur può sempre permettersi di farla franca.
Ufficialmente Bashir è bloccato in Sudafrica, rischiando l'arresto e la consegna al Tribunale dell'Aja. Ma è giallo su dove realmente si trovi.
GLI APPOGGI IN SUDAFRICA. Per la Bbc, finito il summit ha ripreso un volo per Khartoum prima che i giudici sudafricani decidessero in giornata se spedirlo in Olanda o lasciarlo rimpatriare, una notizia confermata anche dall'agenzia ufficiale sudanese. Per il legale di Bashir sarebbe invece ripartito solo l'aereo, e il suo assistito sarebbe a Johannesburg.
Ma nel Sudafrica, tra i Paesi membri della Cpi, il capo di Stato sudanese gode di forti appoggi, come anche nell'Africa national congress (Anc), il partito di Nelson Mandela e del presidente Jacob Zuma.

Omar al Bashir nell'ultima campagna elettorale (Getty).

Il precedente del 2013 all'Assemblea dell'Onu

Il golpista sudanese, primo capo di Stato ricercato dall'Aja, era a rischio in Sudafrica ma sapeva anche che esistevano margini d'azione. E poi ama provocare.
Nel 2013 sempre Bashir annunciò la sua presenza all'Assemblea generale annuale delle Nazioni Unite. Un suo discorso era in agenda a Palazzo di Vetro. Ma poi cancellò il viaggio a New York, mandando in rappresentanza il suo ministro degli Esteri.
In base alla legge internazionale, come il Sudafrica gli Stati Uniti non avrebbero potuto rifiutarsi di concedergli il visto per andare all'Onu.
IL DIETROFRONT DI ZUMA. Ma avrebbero potuto trattenerlo una volta entrato nel territorio americano e c'è da scommettere che lo avrebbero fatto, visto che in Darfur per gli Usa si è consumato un «genocidio».
Dall'incriminazione dell'Aja nel 2009, il super ricercato aveva viaggiato incurante in diversi Paesi africani (anche aderenti alla Cpi), tenendosi tuttavia fino all'ultimo appuntamento alla larga dal Sudafrica dove Zuma, ancora nel 2010, gli aveva sbarrato la strada ai mondiali: «Siamo rispettosi e firmatari della legge internazionale».
OK DALL'UNIONE AFRICANA. L'azzardo di volare a Johannesburg è maturato dopo l'annuncio dell'Unione africana di considerarsi svincolata ai verdetti dell'Aja contro diversi leader politici e militari del Continente nero, primo tra tutti il dominus sudanese.
Sull'arrivo di Bashir, conscio delle pressioni internazionali e dello smacco d'immagine, il governo del presidente Zuma ha tenuto un profilo bassissimo anche se, a detta di Khartoum, l'ospite avrebbe ricevuto assicurazioni di essere il benvenuto. Bashir è atterrato in sordina, salvo poi all'indomani mostrarsi baldanzoso, al fianco dei colleghi africani, davanti alle telecamere.

Omar al Bashir con l'ex presidente cinese Hu Jintao (Getty).

Dalla parte degli Usa contro l'Iraq e amico della Cina

Un coro voci, in Sudafrica come fuori, è montato contro il lasciapassare del criminale. Eppure, anche legalmente, Bashir aveva diverse frecce al suo arco.
Intanto, l'ordine del Tribunale di Pretoria di non abbandonare il Paese era provvisorio. E sul suo giudizio finale avrebbe potuto esercitare un forte ascendente l'Anc, che aveva garantito l'immunità «a tutti i partecipanti, in ossequio alle norme internazionali sui Paesi che ospitano riunioni di vertice come quelli dell'Unione africana o dell'Onu».
Il partito di Zuma aveva anche annunciato la sua richiesta al governo di «opporsi all'ordine di arresto» di Bashir, che la Cpi non può imporre ma «ricordare».
GLI ORRORI IN DARFUR. Il 71enne Bashir è accusato dal tribunale internazionale di aver autorizzato l'eliminazione sistematica, su base etnica, con stupri e torture, dei neri non arabi della provincia semiautonoma del Darfur, nell'Ovest del Paese.
Un conflitto che dal 2003 ha provocato 2 milioni e mezzo di sfollati e tra le 200 mila e le 400 mila vittime. «È un test per il Sudafrica, ha l'obbligo di bloccarlo», ha ammonito da Johannesburg l'avvocato per i diritti umani Gabriel Shumba.
Sul padre-padrone del Sudan, il generale salito al potere nel 1989 rovesciando un governo allora democraticamente eletto, pendono 10 capi d'imputazione dell'Aja.
ALLEATO DI G.W. BUSH. In Sudan, Bashir ha bandito tutte le opposizioni (riammesse al voto dal 2010), censurato la stampa, sciolto il parlamento e cambiato la Costituzione, accentrando su di sé tutti i poteri.
Ma ha anche fatto comodo agli Usa di George W. Bush per le guerre preventive e il caso delle armi chimiche contro Saddam Hussein in Iraq.
Su di lui anche la Cina, grande acquirente del greggio sudanese, chiude sempre un occhio. Bashir può volare a Johannesburg, farsi fotografare, rientrare a Khartoum.

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