Matteo Renzi Felice 150612212641
MAMBO 15 Giugno Giu 2015 1048 15 giugno 2015

Renzi, l'uomo forte che è ormai ombra di se stesso

Ennesima battuta d'arresto per il Pd. Il premier ha finito la sua forza propulsiva?

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Matteo Renzi e Felice Casson.

Il Pd è entrato nel tunnel e la luce in fondo a esso è sempre più fioca e lontana. Nel tunnel è finito tutto il partito, non solo Matteo Renzi. Molti dei problemi che ha davanti a sé sono antichi. Il nuovo leader ne ha risolti pochi.
Le elezioni locali non danno risultati drammatici ma segnano pesanti sconfitte, l’ultima è Venezia, e soprattutto dicono che è svanito quel vento che soffiava sulle vele della imbarcazione del premier.
Su un punto ha ragione lui: non era giusto credere che fosse iniziato un ventennio renziano, come è prematuro immaginare che Renzi sia già un cane morto.
LA DESTRA È ANCORA VIVA. Per capire quel che può accadere, anche a lui, bisogna indagare sulle correnti di opinione più forti. La prima dice che gli italiani non hanno fiducia nell’intera classe politica, 5 Stelle comprese. Si astengono perché sentono che nessun movimento, pure quelli grillini, gioca la partita che interessa tutti.
La seconda tendenza è, come talvolta avevo sottolineato, una ripresa a macchia di leopardo del centrodestra, talvolta a guida Salvini altre volte con candidati locali di Forza Italia. La destra data per morta, esiste , come dire?, “in natura” e le manca solo (non è poco!) il federatore.
L’altra corrente di opinione che va colta è la progressione dei 5 Stelle, forza antisistema che tenendosi fuori dalla politica di governo accumula il vantaggio di posizione di essere l’unica che si oppone senza scheletri negli armadi (a differenza dell’ossario che pende sulla testa di Salvini).
Infine che il Partito democratico non viene più riconosciuto dai cittadini ed è pressocchè irriconoscibile, un partito marziano.
IL PD SOFFOCATO DALLE LOTTE INTERNE. Il rapporto di Fabrizio Barca dice che le degenerazioni sono state profonde e si sono estese a macchia d’olio, ma che tuttavia esiste un Pd virtuoso in grado di avere rapporti seri con i cittadini. Questo secondo partito è soffocato dal primo, dai Califfati, dai signori delle tessere (tipo Orfini), dal segretario-premier, dall’assenza di una leadership diffusa, dal fatto che tuttora questo è l’unico partito che non sa che cosa diavolo vuole fare da grande.
Renzi in tutto questo bailamme si è mosso con velocità iniziale, ha segnato punti, legge elettorale e Jobs Act, ma ha sprecato l’occasione del semestre europeo, non ha tirato fuori una classe dirigente, ha portato la guerra politica in tutte le istituzioni.
Non ha capito, soprattutto, che il dramma dell’immigrazione portava due bombe a orologeria. La prima è la crescente intolleranza degli italiani verso l’invasione dei diversi ed estranei. Non sappiamo se gli italiani siano un popolo razzista, sappiamo che l’assenza di una politica seria sugli immigrati può far affollare la platea degli xenofobi.La seconda è il fallimento dell’idea di Europa.
L'ULIVO, ESPERIENZA ORMAI STERILE. Questa era l’unico lascito della stagione prodiana e ora non sta in piedi da alcuna parte. Forse ha ragione Henry Kissinger, che nel suo ultimo libro sull’ordine mondiale invece di cogliere gli elementi unitari nei popoli europei, come ha fatto tanta generosa storiografia, ne vede gli aspetti divisivi e di contrapposizione. Certo è che questa Europa, che è il simbolo della politica della sinistra moderna, non piace giustamente a nessuno. Diciamolo: l’Ulivo non ha dato alcun frutto durevole.
Renzi sull’Europa deve avare più “cazzimma”, non deve aspettare che sia il ministro delle Finanze tedesco a dare i voti all’Italia, deve dire che senza una solidarietà reale sul tema degli immigrati l’Italia se ne va. Sì, se ne va.
Il segretario Pd era apparso ad ammiratoti e odiatori un uomo forte. Gli italiani bramano questa figura di leader ma pezzi di sinistra ne temono l’avvento. Quello che sia gli uni sia gli altri non vogliono è un finto uomo forte.

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