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DIBATTITO 16 Giugno Giu 2015 1830 16 giugno 2015

Pd, a Milano le primarie non sono in discussione

I dem della Lombardia non temono i diktat di Renzi. «Avanti per la nostra strada».

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Roma non è Milano. E sulle primarie il Partito democratico del capoluogo lombardo non ha alcuna intenzione di tornare indietro.
L'intervista rilasciata alla Stampa dal segretario nazionale, Matteo Renzi, è stata accolta con un misto di stizza e indifferenza.
La prima l'ha messa Pierfrancesco Majorino, assessore alle Politiche sociali della giunta Pisapia e tra i nomi caldi per la candidatura a Palazzo Marino. Alla seconda ci ha pensato il resto dell'establishment locale. La macchina delle primarie, a Milano, si è messa in moto da pochi giorni, ma fermarla è già impossibile.
RENZI: «PER ME PRIMARIE FINITE». Nemmeno la durissima presa di posizione del premier, «le primarie sono in crisi, dipendesse da me, la loro stagione sarebbe finita», può cambiare lo stato delle cose.
D'altra parte, mentre si lavora a possibili sintesi che portino alle candidature definitive, nessuno sembra temere un'entrata in scivolata di Renzi. Nemmeno Majorino, che ha mostrato la sua indignazione su Facebook.

Il commento su Facebook di Majorino.

Majorino: «Cancellare le primarie sarebbe deleterio»

Matteo Renzi e Lorenzo Guerini.

Uno sfogo che ha come bersaglio i giornalisti: «Renzi ha detto una cosa un po' più ampia, non è stato così assertivo», ha commentato Majorino a Lettera43.it, «lui è il più bravo tra tutti noi a relazionarsi col consenso, sa benissimo che cancellare le primarie dopo averle annunciate, in una città come Milano, sarebbe deleterio».
NUOVE REGOLE CONDIVISE. Insomma, il discorso non riguarda il capoluogo lombardo, dove la partecipazione dell'elettorato è molto alta e tutti sono sicuri della strada intrapresa e non si sono lasciati scuotere né spiazzare dalle parole del premier. Anche perché, dentro al partito, un'ampia riflessione sulle primarie è cominciata da tempo.
Si valuta se e dove farle, ipotizzando uno scenario in cui non siano più uno strumento indispensabile per le candidature a tutti i livelli. L'idea è che possa funzionare bene a livello nazionale e comunale, dove ci si identifica più facilmente con gli amministratori e i protagonisti della politica, nel primo caso con la mediazione dei talk show e dei dibattiti televisivi, nel secondo con la conoscenza diretta delle personalità impegnate sul territorio.
POSSIBILE L'ESCLUSIONE PER LE REGIONALI. Diversi dubbi riguardano invece l'utlizzo del sistema nelle elezioni regionali, dove questa identificazione manca, e si rischia di trovarsi a svolgere delle primarie che coinvolgano, fondamentalmente, solo gli iscritti: un inutile doppione delle assemblee di partito.

Si valuta l'introduzione dell'albo degli elettori

Giuseppe Sala.

Qualcuno ipotizza addirittura che le parole di Renzi potessero essere riferite a casi specifici come Roma o Napoli, ma il vero nodo sembrano essere le regole, con la possibile introduzione dell'albo degli elettori già annunciata dal vicesegretario Lorenzo Guerini.
«Tra il non fare le primarie e farle come le facciamo ora ci sono diverse sfumature», è il leitmotiv tra i dirigenti locali di Milano e Lombardia. Insomma, le parole di Renzi vengono solo interpretate come un richiamo, la manifestazione di una volontà di «riprendersi il partito» in tutta Italia, non solo al Nazareno, di tornare a interessarsi anche della gestione degli affari locali.
BUSSOLATI: «BEN VENGA IL COORDINAMENTO». «Non sarebbe male se ci fosse un collegamento tra i territori e il partito nazionale», è il punto di vista del segretario milanese Pietro Bussolati, che conferma come intoccabili le primarie: «A Milano, da ben prima delle Regionali, abbiamo avviato un laboratorio che speriamo possa essere un esempio per tutta Italia. Abbiamo chiesto ai candidati di firmare un appello ai cittadini perché vengano a votare alle primarie».
Anche l'ipotesi che Renzi abbia già individuato in Giuseppe Sala, amministratore delegato di Expo, l'uomo giusto per sconfiggere il centrodestra a Milano viene bollata come una fantasiosa ricostruzione giornalistica.
SALA? CANDIDATURA FORTE ANCHE CON LE PRIMARIE. Sala sarà impegnato fino a ottobre, e solo allora scioglierà la riserve sul suo futuro. Inoltre, se dovesse essere candidato, significherebbe che Expo è stato un gran successo, e non si vede dunque la ragione per cui si dovrebbe evitare il passaggio attraverso le primarie, dal momento che la sua candidatura sarebbe forte in ogni caso e comunque dovrebbe fondarsi sul programma condiviso che il partito sta costruendo.
Nessuno, dunque, crede all'ipotesi di una candidatura piombata dall'alto, né vorrebbe essere costretto a trovarsi a un bivio «tra un segretario che impone il suo uomo e un partito che su scala locale va nella direzione opposta a quella indicata da Roma». Sarebbe deleterio per tutti: quella di Milano è una partita che ha valore nazionale, e il Pd non può permettersi passi falsi.

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